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Asilo nido vicino ad un inceneritore: non c'era il nulla osta della Asl

Comitato Case Rosse sull'asilo: “Costruito a 385 metri da una struttura classificata dal Comune di Roma e dall’ASL RMB come ‘insalubre’: chiediamo che venga delocalizzato l’inceneritore”

Il 7 ottobre scorso ha aperto un nuovo asilo nido per 48 bambini nel V Municipio, in via Iozzia. “Dista appena 385 metri da un’azienda chimica, la BASF/Ex Engelhard, classificata dal Comune di Roma e dall’ASL RMB come “Industria insalubre di 1a classe”, dove per di più opera, 24 ore su 24, un inceneritore che brucia ogni giorno circa 5 tonnellate di rifiuti tossici e nocivi”, spiegano i Comitati dei Cittadini della zona.

Un genitore ha chiesto alla ASL RMB copia del Nulla Osta rilasciato per l’apertura dell’Asilo. La ASL ha risposto, il 10 febbraio scorso: “Non risulta essere stato rilasciato dallo scrivente servizio alcun Nulla Osta riguardante l’asilo nido”, aggiungendo che “tale certificazione, obbligatoria in caso di struttura privata, ancorché accreditata con il Comune, non risulta invece chiaramente dovuta se la struttura è direttamente gestita dal Comune”.

I Comitati lottano da anni per far delocalizzare questo inceneritore. “Sorge il sospetto che il Nulla Osta non sia stato richiesto perché esistevano ragionevoli dubbi sul suo rilascio”. I Comitati  presenteranno un esposto alla Magistratura affinché “faccia piena luce su questo preoccupante dubbio che riguarda la salute dei cittadini, e nel caso particolare, quella dei piccoli”.

“Abbiamo sul caso una documentazione che risale al 2002. Ne hanno parlato, negli anni, le Iene, la Rai, il Messaggero, La Repubblica, Il Giornale, ecc.. Si tratta di una vicenda complessa e lunga, che ora si sta concretizzando con un’autorizzazione integrata ambientale che dovrebbe essere concessa in modo definitivo – la risposta dovrebbe arrivare a fine marzo, ma è stata già più volte procrastinata”. A spiegare la vicenda a RomaToday è il coordinatore del Comitato di Quartiere Case Rosse, Rocco Margapoti.
 
La Basf è un’azienda chimica leader a livello mondiale, presente in questa zona dal 1956 come Engelhard. “Tra le sue attività, ha un inceneritore che brucia i catalizzatori esausti”, spiega il coordinatore. “I catalizzatori sono sostanze chimiche a base di metalli preziosi, che vengono utilizzati da aziende chimiche, petrolchimiche e farmaceutiche sparse in tutto il mondo per accelerare i processi chimici, che senza di essi non avverrebbero. Questi catalizzatori vengono messi nelle vasche dove poi avvengono le reazioni chimiche. Ma col tempo si esauriscono: trattandosi di metalli preziosi, vengono raccolti dal fondo delle vasche – che contengono di tutto… se hanno prodotto pesticidi, conterranno pesticidi – e ritornano qui, alla Basf di Roma, che le brucia per poi recuperare, dalle ceneri, i metalli preziosi”.

Nell’arco del tempo, e con il progresso, tutte le aziende hanno migliorato le tecniche di combustione. “Anche la Basf, certo”, prosegue Margapoti. “C’è un postcombustore, lavano i fumi… ma resta comunque una parte di sostanze nocive che viene immessa nell’aria”. “Hanno costruito 120 alloggi a 68 metri dall’azienda: la gente si affaccia dalla finestra e vede l’inceneritore. A 200 metri ci sono altri 210 alloggi e l’asilo nido. La gente è venuta ad abitarci nel 2006-2007, e ciò è drammatico. C’è una responsabilità anche da parte del Comune di Roma, che ha autorizzato queste costruzioni”, commenta.

“L’asilo nido dista 385 metri”, prosegue Margapoti. “Alcuni dati epidemiologici hanno evidenziato una mortalità per tumori in zona superiore del 30% rispetto alla media di Roma. Certo non è stata stabilita ad oggi una diretta causalità con l’inceneritore, perché ciò richiede indagini molto lunghe ed approfondite. Se tuttavia se si bruciano 5 tonnellate al giorno di sostanze tossiche e nocive, nonostante tutti gli accorgimenti possibili, una parte verrà comunque immessa nell’aria. E poi i bambini sono tra i più sensibili alle emissioni nocive, per questo l’asilo nido non doveva proprio essere aperto qui”. Il 15 aprile 2004, il giornalista Alessandro Sortino delle Iene ha chiesto al Direttore dello stabilimento: “Lei ce lo farebbe fare un asilo nido qua vicino?” Risposta: “No assolutamente, No!”. Altra domanda “…i suoi due figli…ce li manderebbe all’asilo dell’Oasi?” Risposta: “Qui vicino? ….No! Perché un’industria chimica è un’industria chimica!”.

“L’azienda ha avuto le autorizzazioni necessarie nel corso degli anni, anche perché, essendo un impianto esistente, le leggi non prevedevano la valutazione di impatto ambientale. Ora è in corso d’esame una nuova autorizzazione che dovrebbe essere definitiva. I Comitati, le Associazioni ed i singoli cittadini hanno presentato centinaia di osservazioni e richieste di parere negativo sia alla Provincia, che dovrà rilasciare l’autorizzazione, che al Sindaco di Roma. Non dimentichiamo, infatti, che proprio il Sindaco è responsabile per legge della salute dei cittadini”, avverte il portavoce dei Comitati per la Tiburtina. “Tra l’altro il nostro comitato ha recentemente scoperto una nuova tecnologia che sostituisce l’inceneritore. Si tratta di inserire i catalizzatori esausti insieme alle loro sostanze tossiche in un circuito chiuso ad acqua. Ad alta pressione e temperatura si ossida tutto, trasformandosi in acqua, anidride carbonica e azoto atmosferico. Sarebbe la soluzione che noi proponiamo, perché, tra l’altro, la legge prevede proprio che venga utilizzata la migliore tecnologia disponibile”, prosegue Rocco Margapoti.

L’asilo nido ha aperto il 7 ottobre scorso. Perché proprio lì? “Ci siamo sempre opposti”, risponde il coordinatore del Comitato di Quartiere Case Rosse. “Però, data la fame che c’è sempre di asili nido, l’ignoranza e il voler non capire da parte delle istituzioni … Il presidente del V Municipio afferma che non c’è nessun pericolo, che l’azienda ha tutte le autorizzazioni a posto. E’ un discorso, quindi, anche di volontà politica: qui ci sono regole oggettive che si dovrebbero rispettare. Abbiamo consigliato alle mamme di stare attente a non far uscire i bambini all’aperto, e di fare applicare dei filtri antiparticolato (dispositivi adottati da alcune case automobilistiche per abbattere le emissioni inquinanti da polveri sottili dei motori diesel, ndr.) per filtrare l’aria che entra nell’asilo nido. Per noi si tratta di accorgimenti necessari”. Che tipo di sostanze nocive produrrebbe l’inceneritore? “Sono numerose le sostanze tossiche e nocive che possono essere immesse nell’atmosfera da un inceneritore. Una delle più pericolose è la diossina perché cancerogena. Un’indagine ambientale condotta dalla ASL, in una centralina posta a 290 metri dall’inceneritore e nella stessa direzione dell’asilo, ha rilevato una presenza di diossina dalle 5 alle 20 volte superiore rispetto a quella di altri siti nazionali”.

Le amministrazioni comunali precedenti cosa hanno fatto? “Nel maggio del 2006 il Comune di Roma ha stipulato un protocollo di intesa con la Engelhard, che poi è stata rilevata un mese dopo dalla BASF, in cui prevedeva la delocalizzazione dell’impianto. Riconoscevano 50mila metri cubi tra residenziale e direzionale nell’area dove sta lo stabilimento, di 45mila metri quadri. Una bella superficie, attaccata al polo tecnologico qui nella zona della Tiburtina Valley. La BASF è l’unica industria pesante esistente su tutto il territorio della Tiburtina Valley – le altre sono industrie elettroniche e del terziario. Quello del 2006 era comunque un protocollo di intesa non vincolante, e la BASF, che un mese dopo ha rilevato la Engelhard, un anno dopo ha ritenuto opportuno non avvalersene. La gente nel frattempo aveva acquistato le case, e oggi vive davvero in maniera drammatica. Non è solo il cattivo odore: sapere che nell’aria ci possono essere sostanze cancerogene è preoccupante”, “Non chiediamo, come comitato dei cittadini, la delocalizzazione di tutta l’azienda. Chiediamo che venga delocalizzato solo l’inceneritore che occupa solo 30 persone facilmente ricollocabili” conclude Margapoti.

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