San GiovanniToday

Via Labicana, tre giorni dopo gli scontri: rabbia e paura tra i residenti

Viaggio lungo la strada più danneggiata dalla frangia violenta dei manifestanti lo scorso 15 ottobre. Lo sconcerto del parroco di San Marcellino e lo shock di residenti e commercianti

Tutto sembra essere tornato alla normalità: il traffico quotidiano scorre con la consueta regolarità, gruppi di turisti attendono che scatti il semaforo per arrivare al Colosseo o andare a visitare la basilica di San Giovanni, il solito andirivieni nei bar e nei locali circostanti. A ben guardare, però, via Labicana porta ancora i segni delle devastazioni provocate dai cosiddetti black bloc nel corso della manifestazione di sabato scorso. Muri, portoni e serrande imbrattati con scritte di protesta, vetrine infrante, sportelli bancomat devastati, ancora l'odore acre di fumo sotto l'ex edificio del Ministero della Difesa dato alle fiamme a colpi di molotov.

LA MADONNA DISTRUTTA - A tre giorni dalla guerriglia urbana, don Giuseppe Ciucci, parroco della chiesa dei Santi Marcellino e Pietro al Laterano, non nasconde un senso di angoscia misto ad un certo sbigottimento per lo sfregio alla statua della Madonna ridotta in mille pezzi sparsi sul selciato. Il blitz dei facinorosi è avvenuto nel pomeriggio, proprio quando il corteo si stava snodando lungo via Labicana: un manifestante ha sfondato la porta laterale della sacrestia e ha prelevato la statua della Vergine di Lourdes per poi distruggerla con brutalità in strada.


PARLA IL PARROCO - "Hanno sfondato anche l'altra porta - spiega don Giuseppe a RomaToday -, quella che conduce alle aule del catechismo, dove hanno distrutto un crocifisso di legno e gesso e alcune lampade. Ero l'unica persona presente in parrocchia in quel momento, ero al piano di sopra e quando sono sceso giù ho trovato quel triste spettacolo. Per fortuna gli autori del gesto non sono entrati in chiesa. E' in corso un'indagine dei carabinieri. Purtoppo però in sacrestia non è installata nessuna telecamera". Gli effetti dei danneggiamenti sono ben visibili ancora oggi: le tre porte laterali della chiesa (quelle cioè lungo via Labicana, mentre l'ingresso principale è su via Merulana) sono imbrattate con scritte spray. Una, in particolare, ha i vetri sfondati e, sporgendosi, è ancora possibile vedere il Cristo senza più testa e con le gambe e il braccio sinistro mozzato. All'ingresso, alcuni fedeli hanno depositato dei fiori e dei messaggi in segno di preghiera, altri si fermano a curiosare e a commentare l'accaduto. I brandelli della statua della Madonna, invece, sono stati raccolti e depositati all'interno della sacrestia, sotto un piedistallo che prima fungeva da base alla scultura sacra. Ieri, nella parrocchia gremita, si è celebrato un Rosario di riparazione cui ha partecipato anche il cardinale vicario del Papa Agostino Vallini. "Quel gesto è un segno grave di povertà umana e spirituale", ha detto il cardinale rivolgendosi ai fedeli riuniti in chiesa, prima di pregare davanti al piedistallo rimasto vuoto.

I COMMERCIANTI - Increduli sono anche gli abitanti e gli esercenti della zona, ancora spaventati dall'ondata di violenza che si è abbattuta su via Labicana. Chi ha aperto il proprio negozio, sabato mattina, è stato costretto a chiuderlo appena ha visto avvicinarsi il fiume della manifestazione. I più preferiscono non parlare dell'orrore di quelle ore, mentre le vetrine venivano assaltate e le auto incendiate. "Ne ho viste di manifestazioni, qui in via Labicana, ma quella di sabato è stata sicuramente la peggiore. Sembrava di essere in guerra - racconta la proprietaria di una pasticceria - Le immagini alla televisione non rendono l'idea di quello che è successo. C'era fumo dappertutto. Hanno incendiato le auto parcheggiate. Noi, fortunatamente, non abbiamo subito danni, ma alla macelleria qui vicino hanno preso a sprangate le vetrate: migliaia di euro di danni".

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