San Giovanni San Giovanni / Via Labicana

Danni a Roma: auto e banche distrutte, a via Labicana tragedia sfiorata

Un susseguirsi di auto incendiate, sampietrini divelti e lasciati in terra, banche danneggiate. In via Labicana un appartamento è completamente distrutto. Ecco Roma dopo il 15 ottobre

In questa domenica successiva alla manifestazione degli indignati, trasformata da un vasto gruppo di violenti, in una giornata di violenze, scontri e danneggiamenti, sono già molte le polemiche e i commenti. Per Roma, rialzatasi ancora tramortita da quanto accaduto ieri è un giorno diverso, per gli osservatori esterni, un film già visto nel 14 dicembre scorso o addirittura a  Genova mentre, per gli abitanti di San Giovanni e dintorni, è un giorno di rabbia e di incredulità.

PARLANO I FATTI - Sarebbero molti i paralleli, le ipotesi o addirittura le conclusioni che potrebbero trarsi dalla giornata di ieri, ma più delle parole, nel tratto tra piazza San Giovanni e via Labicana (quello che ha più risentito delle violenze ndr), regnano e parlano i fatti. Sono molti i residenti che girano tra le strade intorno casa mentre si guardano attorno increduli: sanpietrini divelti da terra, banche semidistrutte, scritte su tanti muri, auto incendiate o coi vetri spaccati; ci sono addirittura delle turiste che si fanno fotografare in posa davanti a una macchina completamente incendiata.

DANNI TRA SAN GIOVANNI E VIA LABICANA - Seguendo a ritroso il percorso del corteo, da San Giovanni a via Labicana si comprende pienamente l'escalation della violenza. Piazza San Giovanni appare calma e “normale”, attorno ai semafori però si cominciano a notare dei vetri a terra, sassi e sanpietrini divelti. Affacciandosi su via Carlo Alberto Felice si trova la prima carcassa di un'automobile completamente distrutta dalle fiamme a cui è stata data, giusto qualche metro dopo la prima banca danneggiata: vetri in frantumi, vernice e scritte.
Si sentono i primi commenti dei passanti: “Hanno distrutto tutto, guarda cosa hanno fatto” e intanto una signora sulla cinquantina cammina con un sanpietrino in mano che porta quasi come una reliquia. I sanpietrini lasciati a terra segnano il percorso delle violenze che, come un lungo filo di Arianna,  conducono verso viale Manzoni e via Labicana, la più segnata dai danneggiamenti.



VIALE MANZONI: CONTRO I PRETI E LE AUTO - Su Viale Manzoni, si notano subito due cose: le auto incendiate da un lato e le scritte contro il clero sulle mura dell'Istituto Santa Maria, una scuola privata tenuta da religiosi. Ma è su via Labicana che si percepisce davvero quanto i residenti abbiano pagato il prezzo “della rivolta”. Qui le auto bruciate aumentano, così come le scritte sui muri, nuove banche distrutte e i sassi in terra, ma non sono più queste a richiamare l'attenzione, bensì quanto accaduto intorno al civico 15a e al 17: qui un appartamento e un'associazione sono stati dati alle fiamme con il lancio di molotov e diverse persone hanno rischiato di morire bruciate vive.

VIA LABICANA 17: SI E' RISCHIATO IL MORTO - La zona che più ha sofferto i danneggiamenti è quella di via Labicana e il motivo dell'intensificarsi della violenza in questo punto è semplice: qui c'è una sede del ministero della Difesa con una targa che campeggia accanto al portone, divenuta una sorta di bersaglio per chi voleva distruggere i simboli del potere. La targa è proprio accanto al portone in mezzo ai due ingressi in cui sono state lanciate le molotov, ma quello che i violenti non sapevano, o hanno voluto far finta di non sapere, è che hanno incendiato la casa di un ex generale in pensione, la sede  dell'associazione ANRP  (Associazione Nazionale Reduci Prigionia e Internamento), che dal 1949 aiuta chi in guerra ha patito i lager e la prigione, e che all'interno del portone con la targa del ministero ci sono degli appartamenti, in cui vivono famiglie e bambini.

Il generale in pensione  in quel momento era in casa con la moglie e sono stati  miracolosamente salvati dalle fiamme grazie a un vicino che gli ha messo una scala nell'affaccio interno dell'appartamento. Invece, nella sede dell'associazione ANRP  sono state lanciate cinque molotov mentre all'interno c'erano dei ragazzi intenti a studiare i documenti presenti nell'archivio librario dell'associazione; fortunatamente sono riusciti a fuggire tramite una porta di servizio.
 

LE FOTO DEL CORTEO E DELLE VIOLENZE

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