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Appio Latino Ardeatino / Via Appia Antica

Appia Antica, i cittadini avvertono: "Rischiamo di perdere 11 ettari di parco"

Dopo aver inutilmente tentato con la Giunta Marino, i cittadini chiedono anche alla Sindaca Raggi ed ai suoi Assessori "la restituzione alla fruizione pubblica delle aree espropriate del Parco della Caffarella"

La possibilità di estendere il perimetro del Parco della Caffarella passa per l’acquisizione di cinque aree. Undici ettari  di grande pregio archeologico e paesaggistico  con affaccio su via Appia Antica. Si tratta di aree espropriate dal Comune di Roma nel 2005 e immesse nel patrimonio comunale pochi anni più tardi. Nonostante questo non sono ancora fruibili.

UN MURO DI GOMMA - La situazione è paradossale. I tentativi di ottenere trasparenza da parte dei cittadini, si sono ripetutamente rivelati infruttosi. "Abbiamo scritto all’ Assessore al Patrimonio  della Giunta Marino chiedendole ripetutamente un incontro, ma non ci ha neppure risposto. Poi ci abbiamo provato con Tronca, a cui abbiamo rivolto la stessa richiesta – racconta un volontario del Comitato – ma niente, nemmeno in quel caso abbiamo ricevuto risposte. Allora lo abbiamo diffidato, ottenendo lo stesso risultato: nulla di fatto. Abbiamo continuato, con un esposto al prefetto e con un accesso agli atti al diretto del Patrimonio". Niente da fare anche in questi ultimi caso. 

LA RICHIESTA - La determinazione di questi cittadini si è però rivelata incrollabile. D’altra parte è grazie al loro impegno se, nel corso di quasi una decade, sono progressivamente stati espropriati 180 ettari e tre casali. Ma il lavoro non è ancora terminato, perché mancano all’appello le cinque aree con affaccio sull'Appia Antica.  La novità è che le informazioni mancanti, sono infine state ottenute. Per questo ora il Comitato per il Parco della Caffarella ha chiesto a tutti gli Assessori capitolini competenti ed alla Sindaca Raggi “ la restituzione alla fruizione pubblica delle aree espropriate del Parco della Caffarella, con interruzione della detenzione precaria”. Infatti, nonostante siano state acquisite al patrimonio capitolino, queste aree sono ancora in mano ai vecchi proprietari. Ed a giudicare dagli anni trascorsi, in maniera non troppo "precaria".

LA BEFFA - I cittadini palesano un rischio. Se il Comune non si riprende a tutti gli effetti queste aree, il rischio è che i vecchi proprietari possano avvalersi della formule dell’ “uso capione”. E la comunità perderebbe definitivamente undici ettari di parco che sono già stati acquistati. Aree peraltro importanti sul piano naturalistico, visto che comprendono “la zona umida dell’Acquataccio ed il laghetto con decine di specie d’uccelli” ricordano i volontari del Comitato. Inoltre si tratta di proprietà situate “in prossimità della chiesa Domine Quo Vadis, dove è presente il sepolcro di Geta, un antico fienile e dove la Soprintendenza Archeologica di Roma ritiene possa trovarsi il tempio dedicato a Marte”. Anche il valore storico archeologico delle cinque aree è dunque considerevole. Motivo sufficiente per non disattendere la fiducia di questi cittadini.  
 

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