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Caffarella in pressing per la salvaguardia dell'Almone, il fiume sacro ai romani

Il terzo affluente del Tevere migliora ma resta la piaga degli scarichi abusivi. Per il definitivo risanamento occorre firmare il Contratto di fiume. Comitato Caffarella: "Siamo pronti a fare da progetto pilota per tutta la Regione"

Il risanamento dei corsi d'acqua del Lazio passa anche per le delibere che la giunta Zingaretti ha recentemente firmato. Servono per accelerare il processo che porta alla firma del cosiddetto Contratto di fiume:  lo strumento di governance, basato sulla partecipazione che mira a rendere salubri e sicuri i bacini idrici.

L'iter da seguire

Attualmente ci sono nel Lazio, come ha spiegato Cristiana Avenali,  responsabile regionale dei Contratti di fiume, ben 18 processi avviati. Significa che altrettanti gruppi di promotori hanno già sottoscritto un manifesto d'interessi e mirano alla firma di un documento strategico. Per arrivarci però hanno  bisogno di percorrere una strada che prevede diverse tappe. Va fatta un'indagine conoscitiva, a cui deve seguire la stesura di un piano d'azione. Solo alla fine si arriva alla firma dell'anelato Contratto di fiume.

Un risanamento avviato

Per l'Almone però, il processo è partito già da molto tempo. Il corso d'acqua, che nei suoi 22 km di tragitto attraversa i comuni di Rocca di Papa, Grottaferrata, Marino, Ciampino ed ovviamente Roma, continua ad essere inquinato. La realizzazione di un collettore fognario a Quarto Miglio ha migliorato la qualità delle sue acque, ma resta il problema degli  scarichi abusivi.

Il controllo sugli scarichi abusivi

"Bisogna incrementare  i controlli lungo tutto l'asse dell'Almone per vedere se dove e quanti sono gli scarichi abusivi. Poi – osserva Roberto Federici, del Comitato per la Caffarella, uno dei promotori del Contratto di Fiume – occorre effettuare il  monitoraggio della qualità delle acque nei vari Comuni e procedere con una sistematica pulizia dell'alveo nella parte a valle, dov'è presente la Caffarella". Nel parco infatti i volontari continuano, occasionalmente, a ripulire il letto del fiume dai materiali plastici che tendono a compattarsi, formando pericolose dighe. Ma serve un'iniziativa più strutturata che non sia affidata, unicamente, alla buona volontà di qualche residente. Per riuscirci, occore firmare un Contratto di fiume.

Il pressing

Per accelerare il processo che porta alla firma del Contratto di fiume, i suoi promotori hanno organizzato, nel maggio 2018,  la prima assemblea pubblica nel parco della Caffarella. Successivamente hanno incontrato la commissione Ambiente della Regione Lazio ed infine hanno ottenuto, dal Consiglio regionale, un importante lascito. Una mozione, datata 21 marzo 2019, con la quale si chiede alla Giunta Zingaretti di   "identificare, con specifico atto, il Contratto di Fiume dell’Almone come processo pilota".

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L'Almone ed il progetto pilota

Significa che il corso d'acqua sacro ai Romani, si candidata ad essere una sorta di laboratorio attraverso cui " sperimentare le forme ottimali di gestione delle fasi di aggregazione degli stakeholder, analisi conoscitiva, formulazione del Documento Strategico e conseguente Programma d’Azione" . Con le due delibere che la Giunta Zingaretti ha recentemente firmato, questa richiesta potrebbe essere stata superata. Resta la necessità e soprattutto la volontà dei tanti promotori del contratto di Fiume, tra cui due enti parco regionali, di risanare completamente il corso d'acqua. Un obiettivo ambizioso che però, rispetto a qualche anno fa, appare decisamente più alla portata.

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