Sabato, 20 Luglio 2024
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Ad un anno dall'incendio, il Comune ha dimenticato gli sfollati di Prima Porta

Gli uffici devono ancora quantificare danni e interventi da effettuare nella palazzina popolare: 14 famiglie restano fuori casa. C’è chi è andato in affitto e chi invece vive “negli alloggi fatiscenti” forniti come alternativa

Fuori casa da oltre un anno, da quando nel maggio del 2022 una parte della palazzina popolare in cui vivevano ha preso fuoco. E oggi il ritorno negli appartamenti in cui tutti hanno costruito la loro vita appare ancora lontano. È la storia delle 14 famiglie di via Inverigo, a Prima Porta. 

L'incendio nella palazzina di via Inverigo

Erano le prime ore del pomeriggio del 2 maggio di un anno fa quando nei vani cantina dello stabile comunale è scoppiato il rogo con le fiamme ed il fumo nero e denso che hanno investito i sette piani dell’edificio. Da lì per tutti gli inquilini sfollati trenta giorni in hotel e poi il trasferimento negli alloggi alternativi forniti dal Comune. Soluzioni “temporanee” in attesa del ripristino della completa vivibilità degli appartamenti danneggiati, rimasti pure senza corrente e gas.

Peccato che a 14 mesi dal rogo e a due dal dissequestro dell’immobile, sigillato per le indagini del caso, il Comune non abbia ancora quantificato i danni e fatto una previsione degli interventi da effettuare. Non c’è ancora stato l’affidamento formale dell’incarico al tecnico esterno che deve effettuare la stima. È quanto emerso dall’ultima commissione capitolina congiunta tra Patrimonio e Lavori Pubblici.

Via Inverigo incendio

Tra le famiglie di via Inverigo monta la rabbia

Così tra le famiglie di via Inverigo monta la rabbia. C’è chi è stato trasferito in appartamenti lontani da Prima Porta, a Roma est e alla Serenissima, chi all’alloggio fornito dal comune “fatiscente e inadatto” ha preferito prendere una casa in affitto “facendo enormi sacrifici”. Qualcuno si appoggia, itinerante e sempre precario, da amici e parenti. Nel frattempo due degli inquilini sfollati dopo l’incendio sono morti “lontani da quella casa in cui avevano vissuto per mezzo secolo” - li ricordano con affetto i vicini. Tutti vogliono tornare al più presto nei loro appartamenti. 

“Chiediamo che vengano riallacciati il gas e la corrente e che le persone delle case che non sono state fortemente danneggiate dalle fiamme possano rientrare” - dice a RomaToday Patrizia che con i suoi genitori viveva al secondo piano di via Inverigo. La sua famiglia, due pensioni minime, è tra quelle che adesso paga l’affitto. “Lo facciamo con enormi sacrifici perché è quattro volte superiore a quello della nostra casa popolare ma - spiega la donna - l’alloggio che ci ha fornito il Comune non era adatto”. I genitori di Patrizia hanno problemi di deambulazione e quell’appartamento al quarto piano a Casal Bruciato non poteva proprio fare al caso loro. “Per entrare nel palazzo dovevamo percorrere duecento metri a piedi, l’ascensore era piccolo e non c’era la vasca. Non lo abbiamo rifiutato per un capriccio, ma non avremmo potuto vivere li”. 

Dal Comune case fatiscenti agli sfollati di Prima Porta

Caterina e la sua famiglia hanno invece accettato l’offerta del comune e si sono trasferiti in una piccola casa a Roma est. “Per noi era l’unica soluzione, ma è stato ed è ancora molto difficile”. Già perché l’alloggio dato loro è angusto e malmesso. “Le camere sono talmente piccole che entra solo il letto. Abbiamo dovuto addirittura portare da casa nostra la caldaia perché qui non c’era. I tubi sono tappati, in cucina l’acqua calda non arriva e per lavare i piatti dobbiamo scaldare una pentola. Al bagno riusciamo a lavarci con un filo d’acqua tiepida, ma il grosso problema è che lo sciacquone non va: è quattordici mesi che scarichiamo con i secchi. Non c’è nemmeno il lavabo” - racconta a RomaToday. Completano il quadro tapparelle rotte e portone d’ingresso pericolante, “che per due volte ha rischiato di cadere addosso a mia madre”. Prezzo 258 euro al mese, contro i 130 pagati a via Inverigo.   

Anna e Gerardo, dal terzo piano di via Inverigo sono finiti alla Serenissima. Anche per loro all’inizio è stata durissima. “Quando siamo entrati c’era solo il water, niente più. Abbiamo dovuto ripulire tutta la casa e fatto dei lavori per poterla rendere vivibile. Abbiamo speso più di diecimila euro, tra risparmi e prestiti”. Eppure la coppia ha passato l’inverno al freddo, con i termosifoni che scaldavano solo a metà. “Ho conservato tutte le fatture e spero che il Comune mi rimborsi qualcosa” - dice Anna. “Adesso vogliamo tornare solo a casa nostra perchè qui, lontani dal nostro quartiere e con solo due finestrelle per guardare fuori, ci sentiamo prigionieri”. Pagano 55 euro di canone in più rispetto a quello di via Inverigo.

E’ di 600 euro invece l’affitto, in una casa privata, che si è messa sulle spalle Gemma. Vedova e con due figli, viveva al secondo piano insieme alla madre e al fratello. “La mia casa è completamente nera di fuliggine, ma siamo disposti anche a pagare i lavori di tasca nostra pur di tornare”. Lei lavora in una delle scuole del quartiere e fare tutti i giorni avanti e indietro dalla Cassia con i mezzi pubblici “sta diventando insostenibile”. 

Rosa e suo marito sono ospiti da parenti. “Abbiamo vissuto a via Inverigo per 47 anni insieme a mio suocero, che ora è dalle sue figlie, e da un anno ci ritroviamo invece vagabondi e separati. Questa situazione per noi non è più sostenibile tanto che - dice la donna - autorizzazione o no io sono pronta a rientrare a casa”. Viveva invece al piano rialzato, quello proprio sopra l’incendio, Silvia Fabrizio Corvini. Ha rifiutato la sistemazione alternativa proposta dal Comune, “una casa tutta sporca e ammuffita, me l’hanno consegnata piena di spazzatura”. Così da circa un anno la donna ha cambiato scala ed è ospite dal figlio: dorme in salotto, un divano letto e niente più. “Ma almeno è tutto pulito e l’ambiente salubre. Quello che stiamo vivendo - si sfoga - è vergognoso, non ce la facciamo più. Chiediamo solo di tornare nei nostri appartamenti. E’ passato oltre un anno e nel frattempo - dice rattristata - due di noi sono morti e lo hanno fatto lontani da casa loro”. 

La casa del Comune per la signora Silvia, sfollata di via Inverigo

Il Comune "dimentica" gli sfollati di Prima Porta

Roma Capitale è però immobile. “E’ assurdo che dopo 14 mesi siamo ancora fermi all’origine, appesi ad incarichi esterni come se il comune non avesse ingegneri al suo interno” - ha detto in commissione Maria Vittoria Molinari di Asia Usb. “Le persone devono avere la possibilità di tornare a casa loro e devono farlo in tempi certi, per non dire immediatamente. Alcuni stanno pagando l’affitto di tasca loro e spero proprio che il comune glieli rimborsi”. “D’altronde il contributo promesso - sottolinea Angela Lo Prete del Sunia - non è mai arrivato. E’ assurdo che nella Capitale d’Italia non si riesca a gestire un’emergenza abitativa del genere”. “Il municipio, dopo aver votato due atti, è riuscito ad ottenere finalmente il dissequestro dello stabile. Adesso - ha commentato il presidente del Municipio XV, Daniele Torquati - chiediamo che sia accertata in maniera rapida l’agibilità degli appartamenti e che vengano individuati gli interventi necessari affinché le famiglie possano rientrare nelle loro case nel più breve tempo possibile”. Tempo che in via Inverigo è strettissimo. Servono i fondi per rimettere in sesto la palazzina popolare “e se si scavalla l’assestamento di bilancio di giugno - la constatazione del presidente della commissione lavori pubblici, Antonio Stampete - si va poi a finire a dicembre”. 

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