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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Prima Porta Labaro / Via Valbondione

Un palazzetto dello sport nel parco: dopo dieci anni si riaccende la protesta

I fondi del Pnrr consentirebbero l’abbattimento dello storico ecomostro e la costruzione di un impianto da mille posti: l’opera divide la comunità del quartiere di periferia

“Giù le mani dal parco”; “Non un metro di cemento in più, non un metro di verde in meno”. Dopo dieci anni si riaccende la battaglia del Comitato Colli d’Oro e di alcuni residenti della zona contro la realizzazione di un palazzetto dello sport nel parco di Labaro. 

A Colli d’Oro archiviata Casa Lazio

Archiviato il vecchio progetto di Casa Lazio, che nella “pineta” del quartiere ha lasciato in eredità un mostro di piloni di cemento e ferri arrugginiti, il Comune vorrebbe abbattere la struttura incompiuta per tirare su un impianto sportivo dedicato ad alcune discipline indoor. Il tutto utilizzando 14 milioni di euro del Pnrr con Sport  e Salute stazione appaltante. 

Labaro, i fondi del Pnrr per il palazzetto sportivo

Roma Capitale ha presentato un progetto (ancora non definitivo) per un nuovo palazzetto da mille e cinquecento posti, 3.700 mq di superficie in tutto. Dentro spazio a pallavolo, basket e calcio a 5; fuori 2800 mq per le discipline outdoor. L’ammissione a finanziamento c’è, ma le tappe per non perdere i soldi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono stringenti: la prima dead line è quella del il 15 dicembre, data entro cui si dovrà arrivare al perfezionamento del Pfte (Progetto di fattibilità tecnica economica) e al caricamento sul sistema informatico del dipartimento della presidenza del consiglio. Entro fine marzo 2023 dovrà avvenire l’aggiudicazione dell’appalto per l’affidamento dei lavori con il completamento dell’intervento previsto entro  il 31 gennaio 2026. 

Nel parco di Labaro una ferita che dura da dieci anni

Ma nel quartiere, ancora ferito per lo sfregio decennale nel cuore del parco, è forte il fronte del no. Il Comitato di Colli d’Oro vuole difendere quel verde già strappato alla speculazione edilizia degli anni ‘70. Preoccupano poi, in particolare, le questioni legate alla sostenibilità ambientale, a viabilità e posti auto: questo soprattutto in concomitanza delle partite “di cartello” delle squadre di serie A di calcio a 5, A2 di pallavolo e basket categoria silver che avrebbero a Labaro il loro campo principale. 

Palazzetto dello sport a Colli d’Oro: il fronte del no 

“L’impatto di questo impianto per il quartiere sarà devastante” - tuona Mauro Paracini del Comitato Colli d’Oro durante il tavolo informativo convocato in Municipio XV per discutere dell’opera. Il percorso partecipativo per decidere che fare del cantiere abbandonato non c’è stato (l'ultimo risale al 2015): il rischio, in pieno agosto e con i tempi strettissimi, era quella di perdere la possibilità di partecipare al bando per ottenere i soldi del Pnrr. 

“Abbiamo già vissuto un precedente, brutto e disastroso. E’ una ferita ancora aperta” - spiega Alessandra Bonfanti di Legambiente. “Siamo preoccupati di rimanere periferia sfruttata e mal progettata. Non possiamo permetterci di progettare anche la migliore struttura possibile in un’area non idonea, un luogo dove è impossibile arrivarci con il trasporto pubblico, fuori dalla logica della città dei 15 minuti. Quel parco - dice - è l’unico dove c’è ombra. In un quartiere in cui non c’è nulla, tranne una bella comunità, l’unica cosa che non ci manca è la possibilità di praticare sport”. “Il progetto è molto bello, ma se fosse realizzato in un’altra area. Quella è una zona che quando ci saranno gli acquazzoni che ben conosciamo creeranno grandi disagi dal punto di vista idrogeologico alla parte di Prima Porta che sta appena sotto” - evidenzia Salvo Meca. Saranno però fattibilità e progetto esecutivo a verificare gli aspetti legati alle criticità idrogeologiche. “E’ la collocazione che è sbagliata, non l’opera. Ci preoccupano i boati di tifo e il traffico” - aggiunge Diego Verdegiglio, residente della zona. “Siamo favorevolissimi ad un impianto polifunzionale all’aperto. Non vogliamo palazzetti perchè sappiamo quel che è successo. Per il nostro quartiere - chiosa Viviana Santacroce, presidente del Comitato Colli d’Oro - sarà un impatto non sostenibile dal punto di vista ambientale, acustico e di inquinamento”. 

Il fronte del sì: “Sport è valore sociale”

Il palazzetto dello sport divide la comunità di Labaro. “Non si può essere contrari a priori, non si può restare ancorati al 1800. Non si può tornare indietro, dobbiamo farlo per i nostri figli e per i nostri nipoti, quella - dice Carlo Fallucca, ex insegnante di educazione fisica e giornalista sportivo - è una struttura che va contemplata. Salvaguardando l’ambiente e il verde. Dobbiamo andare avanti”. A sottolineare il “valore sociale” di un impianto sportivo nel cuore della periferia anche Renato Costantini, titolare dell’accademia pugilistica nata a fine anni ‘80 in un garage abbandonato che ha salvato la periferia da spaccio e droga.  “Creare attività sportiva significa anche intervenire sulla salute: un euro investito in attività sportiva sono due che tornano sul sistema sanitario” - dice Alessandro Mele, che a Roma nord ha tre associazioni sportive. “Starà anche a noi associazioni sportive vigilare sulla bontà dell’opera e sulla sua sostenibilità, senza contesto adeguato dal punto di vista della viabilità e dei parcheggi saremmo i primi a perdere. Ma se non cogliamo l’occasione di realizzare un progetto del genere saremo relegati a lavorare dentro scuole poco sicure, in strutture fatiscenti. Quella di Labaro invece - è convinto Mele - sarà un impianto innovativo che riuscirà a portare valore, un’opportunità economica per il territorio. Per una volta - l’appello - fidiamoci anche della politica, dei tecnici che hanno lavorato al progetto”. 

La futura gestione del palazzetto dello sport

E se l’opera dovesse andare in porto c’è chi chiede certezze sulla futura gestione dell’impianto. “Non immaginiamo una società singola che prenda in gestione il posto, non ce la farebbe e in questo modo non si soddisferebbero le richieste di più realtà del territorio” - ha specificato l’assessore allo Sport, Grandi Eventi, Turismo e Moda  Alessandro Onorato. “Abbiamo deciso di rispondere al bando per avere un’opera nella città: la partita è finalizzata al recupero di impianti per permetterne la fruizione pubblica. A Colli d’Oro - ha detto l’assessore - Il primo passo sarà quello di togliere quel mostro di cemento e già questo sarebbe un ottimo traguardo. L’area interessata - ha specificato - è quella dove oggi c’è il mostro, il resto del parco non sarà toccato. Nella parte attigua ci sarà una parte attrezzata e gratuita per lo sport all’aperto”. 

“Ad oggi c’è un mostro di cemento che ha creato grandi difficoltà nel quartiere. Il Municipio ha sempre voluto riqualificare l’area, ma abbiamo sempre incontrato grandi problematiche legate all’assenza di risorse adeguate. Oggi l’amministrazione comunale - ha sottolineato il presidente del Municipio XV, Daniele Torquati - ha avviato la procedura per il reperimento dei fondi del Pnrr. La nostra volontà è quella di tutelare il parco”. 

Un palazzetto da mille posti nel verde

D’altronde, come hanno spiegato gli ingegneri che stanno lavorando al progetto, si tratterebbe di “un’opera minima” visto il contesto verde nel quale sorgerà, ma anche per quanto riguarda impatto sul quartiere e costi di gestione: un palazzetto da poco più di mille posti, per fare un paragone un terzo della capienza del Pala Tiziano, doppia altezza al centro, volumi più bassi laterali per i servizi. 

“Se perdiamo quei soldi li prenderà qualcun altro. Ciò non vuol dire che dobbiamo fare qualcosa di sbagliato: qualora non ci sarà la sostenibilità idrogeologica - rassicura l’assessore - l’opera non si farà. E’ un’area contestata, ma pensavamo foste contenti di togliere quello scempio di cemento e avere qualcosa di compatibile”. 

Il tempo stringe. I comitati annunciano battaglia: “Possiamo anche rinunciare ai fondi del Pnrr se il loro utilizzo va a discapito della qualità della vita degli abitanti del quartiere di Labaro” - scrivono su uno dei cartelli.  Ma senza quei soldi il mostro di cemento è destinato a marcire nel parco: è lì dal 2012 e ci rimarrà chissà ancora per quanto.
 

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