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Cimitero Flaminio, lapidi tra erbacce e rovi: "Non riuscivo a trovare tomba di mio figlio"

La drammatica testimonianza di un romano sul camposanto di Prima Porta, specchio di una città sempre più abbandonata a degrado e incuria: "Per mettere un fiore mi sono ferito mani e gambe". Un mese fa era stato lui a ripulire quell'area

Alberi caduti sui viali dopo le piogge battenti, le denunce circa i furti di rame e metalli vari dalle tombe dei propri cari, servizi igienici praticamente inavvicinabili e una manutenzione generale che si fa fatica a credere che esista: questa la situazione del Cimitero Flaminio, quello di Prima Porta, dove i frequentatori hanno segnalato spesso pure furti nelle auto lasciate in sosta giusto il tempo di portare un fiore al caro scomparso.

L'ultima indignata e triste testimonianza sulle condizioni del camposanto di Roma Nord arriva da un padre che ieri è andato a trovare il figlio deceduto appena diciannovenne: "Ebbene non riuscivo più a trovare la tomba, l'intero riquadro cimiteriale era trasformato in una macchia di arbusti incolti con i quali mi sono ferito gambe e mani" - scrive in un messaggio piuttosto duro sui social destinato al Sindaco Marino.

Proprio Carlo, il cittadino che lancia l'ennesimo grido di vergogna da Prima Porta, aveva provveduto un mese fa a ripulire a sue spese una parte di quell'area "nonostante - dice al Sindaco - le tasse che lei ed il suo infame governo estorcete al popolo": da quel giorno però nessun altro è intervenuto e così ad oggi quel campo, che tanti cari dei romani ospita, è una vera e propria giungla che mette a dura prova pazienza e tolleranza di coloro che si recano a trovare un parente, un amico, un figlio.

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Inaccettabile, indecente e deprimente una condizione del genere per il Cimitero più grande d’Italia, trecentoquaranta ettari con 37km di strade percorribili da mezzi privati e pubblici a nord della Capitale: specchio mestamente fedele una città sempre più vessata da degrado e incuria nella quale sembra proprio che nemmeno i defunti possano riposare in pace.  
 

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