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Dalla Sicilia al Camping Tiber: Prima Porta accoglie i migranti

Allestito dalla Croce Rossa sulla via Tiberina un 'hub' per la prima accoglienza: può ospitare fino a 90 persone per un tempo di permanenza massimo di 5-6 giorni

Un ‘hub’ per la prima accoglienza dei migranti provenienti dal Sud d’Italia è stato allestito domenica scorsa dalla Croce Rossa di Roma al Camping River, campeggio che sorge sulla via Tiberina nelle immediate vicinanze di Prima Porta. Una richiesta arrivata direttamente dalla Prefettura dopo i recenti e numerosi sbarchi sulle coste della Penisola.

Una struttura pensata per funzionare a pieno regime, con un ricambio continuo: massimo 90 le persone che possono essere ospitate contemporaneamente e che li vengono sottoposte a screening sanitario, cambio vestiti e messa in sicurezza.

I migranti – coloro che non si riescono ad accogliere sul posto nei luoghi di sbarco – arrivano a Prima Porta dove possono rimanere tra le 24 ore e un massimo di 5-6 giorni prima di essere trasferiti nei centri di accoglienza a Roma, nel Lazio o in altre regioni.

“Arrivano quasi sempre in buone condizioni di salute – ha spiegato il presidente della CRI di Roma, Flavio Ronzi  - ma in pessime condizioni psicologiche per le violenze e i traumi subiti".

Attualmente sarebbero circa 84 gli ospiti, perlopiù uomini, nel Camping di via Tiberina. Bungalow che sorgono sulle sponde del Tevere in una zona alle porte di Roma ma spesso finita sulla cronaca per l’assenza di servizi e una sorta di abbandono cronico da parte delle istituzioni.

Da quelle parti i residenti – già costretti a convivere con illuminazione pressoché assente così come fogne e gas, gruppi di prostitute sul ciglio della Tiberina e il Campo Nomadi del River che dal Tiber dista appena 1 kilometro e mezzo – dei rifugiati sembrano proprio non saperne nulla. Prova di una presenza tanto inaspettata quanto discreta.

Quello che qui tutti si augurano è che la convivenza con i gruppi che arriveranno a rotazione per essere ospitati nella struttura turistica sia pacifica e non crei ulteriori problemi ad una zona già in sofferenza.

Per questo bisognerà prendere ad esempio i residenti di via Tenuta Piccirilli che dal 2005 convivono con le 105 famiglie rom del River in condizioni davvero precarie, vista l’assenza dei servizi più essenziali, ma senza mai toni e comportamenti di intolleranza o discriminazione; o anche dagli abitanti di via di Grottarossa con al 190 46 rifugiati scappati dalle guerre d’Africa.

Prima Porta, quartiere ormai multietnico e abitato da nuclei familiari originari in gran parte dell’Abruzzo e della Calabria, probabilmente – con informazioni esatte, strumenti idonei e le dovute precauzioni - non avrà problemi ad accogliere chi, proprio come fu per gli avi di tanti, si è messo in viaggio facendo un vero e proprio salto nel buio alla ricerca di una vita migliore e dignitosa.

L'AVVISO PUBBLICO - L'avviso pubblico, che va in qualche modo a integrare la procedura di gara indetta per l'individuazione di nuovi centri di accoglienza per richiedenti protezione internazionale per il periodo che va dal primo maggio al 31 dicembre 2015, è stato emesso dal prefetto di Roma Franco Gabrielli lo scorso 14 aprile. Per la presentazione delle proposte c'era tempo fino al 17 dello stesso mese. Tutto parte da una circolare emanata dal ministero dell'Interno il 13 aprile scorso con la quale “in relazione alla situazione di emergenza determinatasi negli ultimi giorni di sbarchi presso le coste italiane, è stata rappresentata l'urgente necessità di trovare soluzioni per garantire l'accoglienza ai gruppi di migranti e richiedenti asilo”. In base al documento del Viminale alla Regione Lazio sono state assegnate altre 250 unità anche se per ora, fanno sapere dalla Prefettura, l'unico centro che verrà aperto è quello del camping Tiber che presenta tempi di rotazione elevati, circa 48 ore, ed è in grado di fornire una primissima accoglienza agli utenti. I servizi sono quelli previsti anche dai centri di accoglienza: dall'assistenza sanitaria ai pasti passando per la fornitura dei beni di prima necessità ai servizi per l'integrazione “compresa l'erogazione di un 'pocket money' pari a 2,50 euro al giorno per ciascun ospite”. L'ente gestore, da avviso pubblico, riceve 30 euro a testa al giorno.

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