Ponte Milvio Tor di Quinto / Viale di Tor di Quinto, 57

Devastata la targa per Ciro Esposito: marmo in frantumi e fiori in terra

A Tor di Quinto il secondo attacco alla memoria del ragazzo ferito a morte prima della finale di Coppa Italia del 2014. Sugli adesivi 'Ciro Vive' apposto quello giallorosso con scritto: "Odio Napoli". La mamma: "Stele torni a Scampia, basta violenza e scempi"

Il marmo in frantumi sull'asfalto e nella pozzanghera formata al lato della strada dall'acquazzone che questa mattina ha sorpreso la Capitale; il vasetto di fiori e la pianta gettati in terra, la plastica con la stampa della poesia strappata.

Sugli adesivi 'Ciro Vive' l'apposizione di quello con il simbolo della As Roma che con la frase 'Odio Napoli' non lascia spazio a dubbi sul sentimento che ha animato coloro che in viale di Tor di Quinto hanno dato vita all'ennesimo oltraggio alla memoria. La targa dedicata a Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ferito a morte prima della finale di Coppa Italia del 2014, è stata ridotta in frantumi. 

Un atto vile, secondo episodio di violenza e vandalismo nel giro di pochi giorni: la settimana scorsa infatti la stele, notata da passanti e portata alla ribalta stampa, era stata oscurata con una bomboletta spray rossa

"Dopo gli episodi successi tranquillizziamo gli animi e affidiamo chi ha commesso tali atti nelle mani del Signore che è l'unico che sicuramente ci darà giustizia" - aveva scritto l'Associazione Ciro Vive commentando la collocazione della nuova targa e auspicando che quel gesto si rivelasse solo un episodio isolato. 

Ma a Tor di Quinto oltraggio e vergogna non si sono placati: lo raccontano bene i frammenti di marmo in terra, i fiori divelti, la poesia strappata e quel messaggio "Odio Napoli" a testimonianza di come rispetto per i morti e per il dolore dei cari per qualcuno non sia un valore assoluto e indiscutibile. 

Un nuovo oltraggio che ha indotto la signora Antonella Leardi, mamma di Ciro Esposito, a chiedere che la stele con la poesia dedicata a suo figlio venga riportata a Napoli, in piazza Ciro Esposito a Scampia. 

"Evitiamo altro odio e violenza. Non bisogna fare di tutta un’erba un fascio. Non voglio che il nome di mio figlio venga ulteriormente oltraggiato e scempiato. Certo l'amarezza è tanta, ma il nome di Ciro è già stato infangato abbastanza. Il dolore è già tantissimo e nessuno potrà ridarci indietro nostro figlio" - ha detto la donna. 

 

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