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È boom di furti d’arte nel Lazio, si sospetta mercato clandestino

In zona Cassia in due settimane l’arresto di un trafficante a Formello trovato in possesso di dipinti, statue e antichità varie e il furto di reliquie nella Cattedrale de La Storta mettono in luce un primato della Regione. Se altrove diminuiscono nel Lazio i furti d'arte aumentano

Le Rughe (Formello). Il 1 aprile i Carabinieri del Nucleo operativo della Cassia hanno recuperato, a bordo di un furgone, una pluralità di opere d’arte: per la precisione tredici dipinti del XVIII secolo, raffiguranti la via Crucis (parte del bottino di un furto perpetrato, nel 2006, ai danni di una chiesa a Capranica, nel viterbese), 30 quadri raffiguranti immagini sacre, 180 libri antichi, statue, inginocchiatoi, bassorilievi, vasi e statue. Il proprietario del furgone, un commerciante romano di 72 anni, il quale non ha saputo dare spiegazioni plausibili sulla provenienza delle opere d’arte, è stato sottoposto a fermo di indiziato per il reato di ricettazione.

 Allo stato attuale, dunque, al commerciante è stata contestata una condotta, estranea all’ipotetico furto a monte, consistente soltanto nell’aver acquistato o ricevuto, consapevolmente, beni provenienti da altro delitto (presumibilmente di furto). I beni sequestrati saranno ora sottoposti ai dovuti accertamenti, al fine di ricostruirne la datazione storica e l’inquadramento artistico, oltre a individuarne la provenienza.

La Storta. La vicenda delle reliquie trafugate dalla diocesi di Porto e Santa Rufina, risalente al 18 marzo scorso, non ha invece ancora trovato un colpevole. I ladri hanno approfittato della chiusura della Cattedrale de La Storta, causa lavori di restauro, per sottrarre oltre 200 reliquie, collocate in una teca accanto al battistero. Tra i beni trafugati un frammento di legno della Santa Croce, nonché le reliquie dei Santi Ignazio Di Loyola e Sant’Ippolito, oltre a resti di sacri di molto martiri e santi.

La maggior parte delle reliquie era stata donata alla Cattedrale dal cardinale Eugenio Tisserant ed erano conservate in reliquari di legno ed argento:  il valore della refurtiva è di difficile stima. Altrettanto difficile capire il movente del furto: la natura sacra dei beni ha spinto alcuni ad ipotizzare una pista satanista. Rimane il fatto, però, che quelle reliquie hanno un valore economico e potrebbero essere state immesse nel mercato clandestino dell’arte sacra. Nessuna notizia ancora sull’identificazione dei colpevoli, ci fanno sapere dalla Parrocchia. Per ora il Vescovo della Diocesi di Porto e Santa Rufina, Gino Reali, ha adottato l’interdetto personale nei confronti dei ladri, un provvedimento che rappresenta una sorta di “scomunica minore”.

«Il Lazio è la regione più colpita dai furti di beni culturali». E’ questo il dato che emerge dagli studi condotti dal Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che si occupa, sul fronte giudiziario, di furti e ricettazioni di opere d’arte, esportazioni e commercio illegali. La sparizione di opere d’arte nella nostra Regione è la più alta in Italia, e cresce, in controtendenza con i dati della altre Regioni: 158 nel 2008, in aumento rispetto alle 152 del 2007. Difficilmente si risale ai ladri, se riescono a farla franca al momento del furto. Più spesso sono i ricettatori ad essere arrestati. L’operato dei Carabinieri, tuttavia, ha consentito l’individuazione e la neutralizzazione di vaste associazioni a delinquere, con il fine del commercio anche internazionale delle opere rubate.

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