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Casale San Nicola contro “l’invasione” dei profughi: “Struttura e zona non idonei”

Residenti in presidio fisso attendono l'arrivo dei pullman che porteranno i 100 richiedenti asilo nel centro di accoglienza: "Presenza troppo ingombrante per un quartiere con pochi abitanti e servizi carenti"

“No al centro di accoglienza a Casale San Nicola” – questo il grande striscione che ormai da un paio di settimane campeggia all’ingresso del quartiere, una zona al confine tra XIV e XV Municipio sulla via Braccianense tra l’Olgiata e La Storta.

Qui nella ex scuola privata Socrate è stata individuata da un bando della Prefettura la sede di uno dei centri di accoglienza che dovranno aprire nella Capitale per rispondere all’emergenza sbarchi di questo periodo: una struttura, gestita dalla Cooperativa Isola Verde onlus, che ospiterà un centinaio di richiedenti asilo.

Arrivi che dal presidio – ormai fisso in attesa dei pullman che porteranno i migranti nello stabile giudicano “troppo ingombranti”: 100 persone a fronte delle 250 famiglie che abitano il comprensorio, “il rapporto – spiegano – sarebbe circa di uno a quattro, un dato che dovrebbe far riflettere chi ha preso tale decisione”.

Dubbi e perplessità poi circa la struttura scelta che, secondo il Comitato, avrebbe “evidenti profili di inadeguatezza”: sotto la lente di ingrandimento la staticità dei casali “che risalgono ad epoca remota costruiti secondo criteri che non imponevano le fondazioni”, la destinazione urbanistica degli stessi, un impianto antincendio che non sarebbe a norma e quella fossa biologica non adeguata per accogliere cento adulti oltre gli operatori.

Intanto però nella ex Socrate proseguono i lavori di adeguamento affinchè lo stabile sia consono ad accogliere i richiedenti asilo: “Stanno lavorando alla fossa biologica – dicono dal presidio – evidentemente non era adeguata e solo le dopo le nostre denunce hanno deciso di intervenire”.

A verificare la regolarità dei lavori pure la Polizia Locale chiamata dagli stessi residenti: “Vogliamo certezza sulla qualità delle prestazioni offerte dalla cooperativa che ha vinto l’appalto, esigiamo di sapere prima che la convenzione venga firmata definitivamente se i criteri dichiarati esistono realmente” – dicono i cittadini che hanno pure invitato il Prefetto di Roma a recarsi a Casale San Nicola per vedere di persona le condizioni della zona.

“Questo – spiegano – è un quartiere carente di servizi: strade dissestate, marciapiedi inesistenti, illuminazione pubblica a singhiozzo. E’ una zona isolata dove non ci sentiamo al sicuro nemmeno adesso. Come si fa – si chiedono dall’assemblea del presidio - a pensare di mettere 100 richiedenti asilo proprio qui?”

A preoccupare – oltre alla struttura e al contesto in cui sorge – anche e soprattutto i problemi legati all’identità di coloro che arriveranno: “Giungeranno nel nostro quartiere con una semplice autodichiarazione e nessuno può sapere se quanto scritto corrisponde a realtà”. Dubbi pure sui tempi di permanenza: “Sappiamo – dicono – che spesso in Italia tutto ciò che è temporaneo diventa definitivo. Nemmeno su questo c’è chiarezza”.

“Non è una questione di etnia o provenienza – spiega una signora arrivata da La Storta non si può pensare ad una convivenza serena quando il rapporto tra profughi e residenti è così ridotto. Che cosa faranno tutto il giorno queste persone?” – si domanda proponendo, qualora l’arrivo venga definito, di dotare il casale di campi e piccoli allevamenti da seguire “perché – dice – solo il lavoro ti qualifica e solo un'attività quotidiana potrà farli sentire utili, impegnati e sottrarli così anche alla criminalità che magari vuole arruolarli come manovalanza”.

Al presidio anche alcuni militanti di Casapound: “La questione è che arriveranno 100 richiedenti asilo, numero potenzialmente ampliabile a 300. Ragazzi dai 18 ai 25 anni che non avranno nulla da fare per tutto il giorno. Questa – dice Andrea Antonini, vicepresidente del movimento di via Napoleone III  - è una vera e propria invasione autorizzata senza chiedere il minimo parere dei residenti. Ciò che indigna di più – chiosa il vicepresidente di Cpi - è che non si trovino i soldi per riparare i bagni o le aule delle scuole che cadono a pezzi, né per aprire gli asili o per dare una casa popolare agli italiani in difficoltà e si spendano invece milioni di euro per alimentare il business sugli immigrati”.

Intanto il presidio a Casale San Nicola prosegue, i residenti attendono i pullman ma anche la visita “promessa nel corso dell’incontro in XV Municipio” – del Prefetto Gabrielli: “Non ci faremo prendere in contropiede dalla solita storia dell’emergenza. Al Prefetto di Roma chiediamo chiarezza, correttezza nell’esecuzione del bando, trasparenza e attinenza dei requisiti della struttura proposta. Affinchè – chiosano – la sbandierata accoglienza non sia il solito business sui profughi”.

L’arrivo dei migranti – da queste parti ne sono convinti – è imminente: “Per evitare questa ingiustizia – assicurano - siamo disposti anche ad azioni eclatanti”.

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