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Neonati e donne incinte, a Casale San Nicola “campo profughi per italiani”

Famiglie in emergenza abitativa accampate da tre giorni davanti al futuro centro di accoglienza per richiedenti asilo: "No a guerra fra poveri, ma anche noi abbiamo bisogno di un tetto"

Termos con il caffè, auto in sosta con i sedili abbassati e le coperte ancora aggrovigliate, tende da campeggio sullo spiazzo polveroso di via Casale di Acquaviva e quel fuoco protetto dai blocchetti appena spento servito per mitigare il freddo della notte.

Così questa mattina si sono risvegliate le famiglie in emergenza abitativa che da lunedì scorso si sono accampate a Casale San Nicola, proprio davanti alla struttura che a breve dovrebbe ospitare un centro di accoglienza per richiedenti asilo.

Nuclei familiari che da tempo aspettano un alloggio popolare, tra loro donne in stato di gravidanza e infanti: il più piccolo ha due mesi, poi c’è una bambina di otto e un ragazzino di tre anni con la mamma.

Moglie e marito sulla cinquantina attendono da sette anni di essere chiamati dal Comune per prendere possesso di quell’appartamento che darebbe una svolta alla loro vita: “Attualmente vaghiamo ospiti a casa di amici o parenti, tante sere ci siamo ritrovati a dormire in macchina. Questa – raccontano – è una condizione che ti toglie la dignità ma allo stesso tempo di dà la forza per trascorrere la notte in tenda, al freddo, in questo presidio in mezzo al nulla. Vorremmo tanto quella casa popolare che ci spetta”.

Nel quartiere accanto a La Storta sono arrivati con il movimento ‘Nessuno tocchi il mio popolo’, dopo un pomeriggio in cui sembrava balenare l’idea dell’occupazione dello stabile si è invece scelto un accampamento con auto e tende: “Questo – ci dicono – è il primo campo profughi italiano”.

Qui nessuno ce l’ha con i migranti in arrivo: “Tra noi – raccontano – ci sono famiglie straniere anch’esse in emergenza. Non è dunque una questione di etnia ma di rispetto dei diritti ed equità di trattamento: questo (la ex scuola Socrate ndr) è un casale che potrebbe ospitarci tranquillamente non capiamo però perché prima di noi vengano i profughi” – si chiedono le famiglie pur riconoscendo lo stato di estremo disagio vissuto da chi scappa dal proprio Paese per raggiungere le coste italiane.

Il giorno prosegue, chiacchiere tra polvere e vento e la speranza che qualcosa si smuova: “Dalla Sala Operativa Sociale – raccontano – per adesso abbiamo ricevuto solo sette coperte, sono passati poi dei volontari che ci hanno lasciato del cibo in scatola”.

Fiducia che la situazione possa sbloccarsi? “Al 50% - dice un signore in attesa “da troppo tempo” della casa popolare – dopo quasi 10 anni di battaglia per rivendicare un diritto non posso esserlo a pieno”.

A meno di colpi di scena in giornata a Casale San Nicola il “primo campo profughi per italiani” si prepara all’ennesima notte in mezzo agli alberi: “Noi non ce ne andiamo e non ci fermeranno gli attacchi di chi da sempre specula sulla pelle dei poveri” – fanno sapere da ‘Nessuno tocchi il mio popolo’.

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