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Pd, la rivoluzione degli ex presidenti. Torquati ne resta fuori: "No a scontro e caccia alle streghe"

L'ex Presidente del Municipio XV su Piazza Santa Chiara: "Documento carente in alcune parti, migliorabile ma con l'aiuto di tutti. Pd ha bisogno di unità e proposte per la città"

A sei mesi dalla netta e scottante sconfitta elettorale per il Pd di Roma è tempo di bilanci, analisi e resa dei conti. Alla vigilia di Natale e a una manciata di settimane dal congresso, annunciato tra febbraio e marzo, gli ex minisindaci Andrea Santoro, Valerio Barletta, Paolo Marchionne, Maurizio Veloccia e la presidente del I Municipio Sabrna Alfonsi hanno promosso e sottoscritto un documento "Piazza Santa Chiara" per il Pd di Roma che, è certo, infiammerà l'appuntamento congressuale
Poche pagine, cinque in tutto, per rivoluzionare il Partito Democratico romano "perchè - si legge su piazzasantachiara - oggi ci vuole coraggio a dichiararsi del Pd".

Da qui l'esigenza, visto "il tempo ormai maturo", di intraprendere un confronto aperto e costruttivo, "che possa guardare al futuro di Roma e del nostro impegno politico".

A firmare il documento di Piazza Santa Chiara uomini e donne che hanno vissuto in prima persona l’esperienza di governo della città, cittadini che hanno fondato con entusiasmo il Partito Democratico nel proprio quartiere "e che oggi, a distanza di quasi dieci anni, pensano che quel progetto a Roma si sia appannato e rischi di andare perduto". Bersagli dei rivoluzionari ri-costituenti del Pd di Roma i notabili del Partito, "indifferenti e ostili alle iniziative politiche dei circoli", e le regole non scritte di un commissariamento romano "che è diventato nei mesi umiliante". 

E se c'è chi tra i firmatari si prepara a sostenere i contenuti di Piazza Santa Chiara all’appuntamento congressuale e ancor prima alla presentazione in programma il 14 gennaio, c'è invece chi ha deciso, nonostante le tante battaglie portate avanti in questi ultimi anni insieme ai promotori, di non aderire. E' il caso dell'ex presidente del Municipio XV, Daniele Torquati, che, pur avendo partecipato ad alcuni degli incontri propedeutici alla redazione del documento di Piazza Santa Chiara, ha scelto di rimanerne fuori. 

"Ho il massimo rispetto per gli ex Presidenti che hanno scritto e promosso l'appello di Piazza Santa Chiara. A loro mi legano non solo l'affetto personale, ma anche le tante battaglie che ci hanno visto protagonisti insieme: penso a quella su un bilancio comunale equo per i territori, ma anche alla tenuta dei servizi sociali e al reperimento di risorse per la manutenzione scolastica. Battaglie che ci hanno visto uniti e per questo vincenti. Un’unità che è sempre auspicabile. Soprattutto in questa fase del Partito e della città. Ho partecipato ad alcuni dei loro incontri. Credo che il documento sia migliorabile in molte parti, ma con l’aiuto di tutti" - ha detto Torquati a RomaToday. 

"Il difetto di fondo è che non credo che in questa fase il Pd abbia bisogno di colpevoli. Il Partito ha bisogno sì di una discussione franca, ma ha soprattutto bisogno di unità e solidarietà. La città ha bisogno di noi. Di tutti noi: dagli amministratori agli iscritti, fino ai Forum e a quanti possono dare un contributo in termini di esperienza e competenza. Roma ha bisogno di Politica e di proposte. E’ tempo di un’analisi profonda della sconfitta, ma anche di una riflessione a ritroso sugli anni passati e i loro errori a partire addirittura  dalla sconfitta di Rutelli con Alemanno".

A mancare nel documento di Piazza Santa Chiara, secondo l'ex minisindaco del Municipio XV, anche l'analisi generale di quanto accaduto  a seguito dell’inchiesta “Mafia Capitale”, “che a me – chiarisce Torquati – piace chiamare con il suo nome, ovvero inchiesta Mondo di Mezzo”: “Un danno enorme. Troppi gli interrogativi che non hanno ancora risposte e che non aiutano a recuperare fiducia al di fuori del nostro elettorato, tanti i silenzi che hanno contribuito alla sconfitta elettorale, numerose le narrazioni che hanno imputato tutta l’inchiesta al Pd e che hanno reso inevitabile il commissariamento del Partito e la sconfitta a Roma”.  

Una fase sulla quale l’ex Presidente, che dopo oltre vent'anni era riuscito a strappare lo storico feudo di Roma Nord al centrodestra, taglia corto. Così come sulla figura di Matteo Orfini. "Credo che Orfini, con tutto il rispetto per lui e per altri definiti 'notabili', non possa e non debba essere l’argomento principale del nostro Congresso, perché si finirebbe per discutere di nomi e non di progetti. Di correnti e non di proposte. La fase è delicata, ma anche entusiasmante: c’è spazio per parlare del futuro. Direi che è quasi obbligatorio. Per  i nostri iscritti, per le nostre tante intelligenze e per la nostra città, che ha bisogno di un’opposizione corretta e lucida dove appaia chiaro che possiamo essere l’alternativa”. 

Ma cosa aspettarsi e quale Partito Democratico immaginare? "Un Partito che sia capace di essere unito e utile per tanti e troppi cittadini romani che vivono la povertà, perdono il lavoro, vivono disabilità e esclusione sociale; efficace nell’azione di opposizione e suggestivo nelle proposte; onesto nelle azioni e nelle intenzioni; libero dalla degenerazione esasperata delle correnti e capace di accogliere le diverse sensibilità e le migliori intelligenze della città: un Partito che sia punto di riferimento credibile e che sia capace di ridare a Roma la speranza di un progetto. Non è una questione anagrafica, né di nuovismo: c’è bisogno di tutti. C’è bisogno di discutere, ma poi anche di fare sintesi e ripartire. E poi occorre attenzione verso i nostri circoli, quelli che io amo chiamare ancora 'sezioni': è anche da questi nostri  presidii politici territoriali che dobbiamo rilanciare l’azione del Pd romano con i contenuti che sono propri del quartiere, della città, ma anche del mondo. Terrorismo, nuovi conflitti, immigrazione sono temi che dobbiamo condividere e spiegare perché sui territori si rafforzi una cittadinanza solidale, ma anche consapevole. Sezioni che siano anche stimolo alle grande decisioni da prendere: luoghi di referendum sui grandi temi politici  della città con Segretari e Direttivi che prendano decisioni per e insieme al Partito".

Coinvolgimento degli iscritti e sezioni protagoniste delle decisioni del Partito è quanto dunque auspicato da Torquati che, con i promotori di Piazza Santa Chiara, condivide l'importanza di ripartire dai territori e da quella cintura della città che - chiamata al voto - ha guardato altrove.

"A ridosso del Grande Raccordo Anulare vivono tra le 800mila e il milione di persone: cittadini di quartieri nuovi, ma privi di servizi sanitari, sociali, scolastici ed educativi; famiglie che affrontano ore di traffico per una mobilità pubblica che lì è carente; giovani che hanno difficoltà anche a godere di un semplice cinema. Di periferia non si deve solo parlare: bisogna conoscerla, condividerne le difficoltà e agire. Ci sono temi che andrebbero ripresi in mano con decisione: penso alla funzione sociale dell’urbanistica e al nuovo ruolo che possono avere i consorzi; penso alla cultura come progettualità territoriale condivisa e diffusa; penso all’esperienza delle social street milanesi e al mutualismo di quartiere. Tutte cose possibili se siamo uniti nella progettualità politica ed efficaci nell’idea di Roma Città Metropolitana, superando un decentramento amministrativo incompleto che resta peraltro oggi insufficiente: una sfida non più rimandabile da cui dipende la forza dei Municipi e la loro capacità di incidere sulla qualità della vita dei propri cittadini. Roma non si governa da un centro”.

Da Torquati dunque un richiamo all'unità: "Non un volemose bene" - dice. In sostanza un confronto sereno e nessuna caccia alle streghe. "Al Pd servono unità e proposte che siano pratiche e capaci di guardare al lavoro da fare all'interno dei propri quartieri".

E ai Dem di Roma - dopo la bufera di Mafia Capitale, la cacciata di Marino e la batosta elettorale - occorrerà pure un nuovo segretario "che non sia scelto nei salotti ma da un congresso che tenga conto di tutte le nostre sensibilità e delle proposte avanzate".  

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