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Migranti a Casale San Nicola, il quartiere si ribella: “Nessuno metterà piede qui”

Gremita l'assemblea indetta dal Comitato: "Zona priva di servizi è inadeguata ad ospitare altre cento persone". Raccolta firme, presidio e mozioni contro il Centro di Accoglienza

Arriveranno non appena la Prefettura darà il via libera e quando la struttura, la ex scuola privata Socrate dove già sono in corso i lavori di adeguamento, sarà pronta: cento i migranti che verranno ospitati a Casale San Nicola, località a ridosso della via Braccianese.

Una zona che ricade dal punto di vista amministrativo, e solo per quello, nel Municipio XIV ma che in termini di accesso a servizi e sicurezza grava interamente sul Quindicesimo tant’è che ieri all’assemblea pubblica indetta dal Comitato di Quartiere che si sta battendo affinchè il centro di accoglienza non apra era folta la rappresentanza politica di via Flaminia 872.

“Quest’area appare totalmente inadeguata sia per la sua posizione che per le condizioni di contesto: strada quasi non illuminata, assenza di mezzi pubblici e stretta vicinanza con le abitazioni private” – ha detto la consigliera capitolina di FdI, Lavinia Mennuni, sottolineando come già nel Municipio XV esistano il campo nomadi del Camping River e il centro di accoglienza di Grottarossa. Sulla questione, insieme al collega di partito Fabrizio Ghera, presentata una mozione in Campidoglio affinchè il Sindaco intervenga presso gli organi competenti del Ministero dell’Interno e scongiuri l’istituzione del centro a Casale San Nicola.

A puntare l’attenzione, oltre che sulla sicurezza, anche sulle modalità con cui verranno garantite le tutele in materia di salute pubblica Giorgio Mori, portavoce della costituente di FdI in Municipio XV, che ha evidenziato anche un aspetto legato alle tempistiche di soggiorno degli ospiti nella struttura e dunque nel quartiere: “Qui arriveranno non rifugiati ma ‘richiedenti asilo’ la cui condizione deve essere valutata dalla Commissione Territoriale competente e non ci sono dunque certezze sulla loro permanenza all’interno del Centro fino al termine dell’iter procedimentale che è lungo e tortuoso”.

Un aspetto questo sottolineato anche da Andrea Antonini, ex consigliere in Municipio XV e vicepresidente di Casapound: “Il punto è che si sa quando arriveranno e non quando se ne andranno. L’approccio deve essere quello di dire da subito un ‘No’ secco. L’Amministrazione si schieri con il quartiere e contro questa che è una vera e propria ingiustizia”.

Grande la partecipazione del territorio all’incontro, residenti di San Nicola e dei quartieri limitrofi che hanno ribadito in modo perentorio la loro contrarietà al centro di accoglienza contestando soprattutto una decisione calata dall’alto senza alcun tipo di comunicazione a chi poi si ritroverà a vivere a stretto contatto con i richiedenti asilo.

A nulla sono valse le rassicurazioni della Cooperativa Isola Verde - quella che già gestisce in modo eccelso il River di via Tiberina - e che nella ex Socrate garantirà telecamere di sorveglianza, vigilanza h24 e 7 giorni su 7, oltre che una navetta di collegamento tra il Centro e la stazione ferroviaria più vicina.

Presente, nonostante un territorio non di sua stretta competenza, anche il Presidente del Muncipio XV Daniele Torquati che nel proprio intervento ha chiarito alcuni aspetti soprattutto riguardo l’inesattezza di dire che l’area sarebbe stata destinata a un campo rom. “Su tutte le altre questioni – ha detto il minisindaco – bisogna confrontarsi con la Prefettura e visto che il Prefetto Gabrielli sta facendo il giro dei Municipi mi assumerò la responsabilità di presentargli i dubbi e le domande dei cittadini anche su questa vicenda”.

Ma il Comitato chiede di più: “Quella struttura, tra mancanza di acqua diretta e fogne precarie, è inidonea e i Municipi hanno nei loro Uffici tutte le carte per dimostrarlo: le tirino fuori, le mettano in sequenza e creino una base concreta affinchè la Prefettura si renda conto che la soluzione scelta non è assolutamente praticabile”.

Intanto a Casale San Nicola è iniziata la raccolta firme e i residenti annunciano un presidio fisso: “Qui – dicono – non entrerà nessuno nemmeno sotto la bandiera di una falsa integrazione”.

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