Martedì, 15 Giugno 2021
Cassia Cassia / Via Volusia

Via Volusia e "le vittime del Raccordo": "Da 2 anni senza casa né giustizia"

Dolore e disperazione per i residenti costretti a lasciare 2 anni fa le loro case dichiarate inagibili: "Il problema non è risolto, per noi la ferita è aperta come il primo giorno". I lavori del GRA e le crepe nelle case

E' un'odissea senza fine quella delle undici famiglie residenti in via Volusia, zona Cassia, costrette ad abbandonare le loro case, dal maggio 2010, perché danneggiate e dichiarate inagibili da fenomeni di slittamento del terreno. A causare le imponenti crepe che hanno quasi spaccato in due le abitazioni, secondo l'accusa, i lavori di realizzazione della Galleria Cassia sul Grande Raccordo Anulare (aperta al traffico il 30 giugno 2011). A stabilire responsabilità e colpevoli sarà un processo in corso, con i residenti da una parte e Anas e ditte appaltatrici e subappaltatrici dall'altra, mentre un dibattimento in sede civile, anche questo in corso, sancirà l'eventuale risarcimento danni agli inquilini sfollati.

LE TAPPE DELLA VICENDA E LA VOCE DEI RESIDENTI - "Posso scattare qualche foto?" - "Sì, ma stia molto attento perché qui da un momento all'altro può venir giù tutto come un castello di sabbia". Via Volusia, civico 51, due anni dopo: la casa sulla collinetta in zona Cassia in cui abitavano tre famiglie si affaccia sul Grande Raccordo Anulare. Puntellata esternamente con un'armatura di tavole di legno, mostra ancora le crepe spaventose per cui l'11 maggio 2010 venne dichiarata inagibile, come altre due abitazioni ai civici 81 e 83.

"Quel giorno siamo stati sgomberati in un'ora dai vigili del fuoco - racconta Laura Romano, residente all'83 e proprietaria insieme al marito, signor D'Emidio, di tre appartamenti 'squassati' - e da allora abbiamo perso le nostre case per colpe che non sono nostre. Siamo soli e abbandonati da quasi due anni, ormai, costretti ad affrontare le spese per una nuova casa in affitto. E poi ci sono le spese legali: sì, perché questa vicenda sta andando avanti tra udienze e ricorsi in tribunale, con lungaggini spaventose dovute a rinvii e cavilli burocratici". "Inizialmente il Comune ci ha offerto una sistemazione d'emergenza in un residence all'Ardeatina - continua a raccontare la signora Romano, che risiede e lavora in zona Cassia da decenni -, ma dopo 20 giorni abbiamo preso in affitto a spese nostre un appartementino in zona Cassia: attraversare la città in lungo e in largo tutti i giorni per lavoro era impossibile".

Dopo anni di sacrifici, non è per nulla facile essere costretti ad abbandonare la casa in cui si vive da sempre e la signora, con amarezza, sottolinea che "anche le spese del trasloco sono state a nostro carico".

RICORSI E RINVII - Ma è qui che comincia la tiritera dei provvedimenti, dei ricorsi e dei rinvii. Dopo gli esposti dei residenti e l'inchiesta avviata dalla magistratura, il 17 giugno 2010 il gip Giuseppe De Donato accoglie la richiesta del pm Bice Barborini: i tre cantieri Anas nei pressi dello svincolo Cassia vengono sequestrati perché si ritiene vi sia il concreto rischio crolli e il pericolo di danni alle persone. I lavori della galleria, quasi totalmente ultimati, vengono dunque bloccati, con ripercussioni sostanziali sulla viabilità di tutto il quadrante nord. "La beffa ulteriore - racconta la signora Romano - arriva quando poco dopo il Comune di Roma ci comunica che spettava a noi privati il compito di mettere in sicurezza le case, con interventi sul terreno e le strutture portanti. Le sembra normale? Non è stato proprio il Comune a commissionare i lavori all'Anas? E se pure lo avessimo fatto noi, a cosa sarebbe servito se sotto c'era una collina che franava?". I cittadini ricorrono dunque al Tar che a gennaio 2011 dà loro ragione: ricorso accolto e Comune condannato a pagare le spese processuali.

GLI SVILUPPI - "In sede processuale, il giudice ha chiesto al Comune e alle ditte appaltatrici e subappaltatrici di effettuare lavori di messa in sicurezza della collina e, quando l'Anas ha tirato fuori un progetto di messa in sicurezza, è stato disposto il dissequestro dei cantieri e la galleria è stata inaugurata", dice un residente. I lavori che dovrebbero frenare lo slittamento della collina sono ancora oggi in corso. "L'Anas, secondo me, è consapevole degli errori e delle proprie responsabilità - afferma Romano - altrimenti perché starebbe facendo i lavori di messa in sicurezza? Però ci sta stremando: in tribunale il loro unico obiettivo sembra essere quello di allungare i tempi. Hanno persino chiamato in causa la ditta che ha messo le strisce bianche sulla strada. Noi poveri disgraziati, senza una casa da un giorno all'altro, ci ritroviamo a combattere contro 13 "avversari", tra ditte diverse e assicurazioni. Il classico sistema dello scaricabarile nella giustizia italiana...".

L'Anas, intanto, fa sapere che "in merito alla vicenda non abbiamo dichiarazioni da rilasciare e, poiché il processo è ancora in corso, aspettiamo il responso della magistratura". "Anche noi vicini del civico 55 abbiamo paura per le nostre case, anche se finora non abbiamo riscontrato, fortunatamente, nessuna lesione". Gianni e Maria lo ammettono: "Qui è come stare sulle spine".

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Via Volusia e "le vittime del Raccordo": "Da 2 anni senza casa né giustizia"

RomaToday è in caricamento