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Tor Pignattara, cronaca di una voragine annunciata nel cuore di un territorio fragile

Per il Comune il crollo è stato causato da una perdita d'acqua, ma la carta della vulnerabilità del territorio mostra i vuoti del sottosuolo del quadrante. I cittadini chiedono da tempo interventi: lunedì 31 maggio presidio di protesta

Dal Campidoglio e dal V municipio ribadiscono: a causare la voragine di via Zenodossio è stata una perdita d’acqua. Il crollo della strada avvenuto a Tor Pignattara martedì mattina, però, non può non riaccendere i riflettori di tutta la città sulla fragilità del sottosuolo della capitale e, in particolare, del quadrante est. 

Secondo dati raccolti dall’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), nel 2019, su tutto il territorio comunale si sono aperte cento voragini, una ogni tre giorni e mezzo. Le zone più a rischio sono il Prenestino, Tiburtino, Tuscolano, Quadraro e Appio Latino. Si tratta di vuoti scavati dall’uomo, soprattutto come cave per ricavarne materiali da costruzione. Negli anni, conferma l’Ispra nella scheda di presentazione della Carta delle cavità sotterranee di Roma, “molte abitazioni civili sono state realizzate su tali vuoti, sconosciuti e non bonificati” e questo, “congiuntamente alle possibili perdite della rete idraulica dei sottoservizi, può provocare il crollo degli strati più superficiali del terreno con la formazione di voragini in superficie determinando un rischio per il prezioso tessuto urbano romano”. 

Da Villa De Sanctis a via Columella al Quadraro, passando per la zona dei villini di via Formia, sono diversi i cantieri avviati dal V municipio e dal dipartimento capitolino Simu per la messa in sicurezza delle zone più a rischio. La questione è da tempo al tavolo municipale aperto ad hoc sul tema, ma i cittadini denunciano un modo di procedere che insegue le singole emergenze, senza un’analisi complessiva del territorio che permetta attività di prevenzione e con uno scarso coordinamento tra i vari enti. Come accaduto in via Tor De’ Schiavi, dove a gennaio 2021, in concomitanza di un lungo sistema di cunicoli sotterranei per lo più inesplorati, all’apertura di una maxi voragine all’altezza di un comprensorio di proprietà dell’Ater, si è aperta anche la questione delle competenze degli enti coinvolti.

Per questo i cittadini a marzo del 2021 hanno chiesto l’istituzione di una cabina di regia o di una struttura commissariale per affrontare la situazione. “È assurdo che nel 2021 non ci sia un database condiviso dei sondaggi/mappature, è assurdo che si debba ancora stare dietro alla singole competenze sulle singole vie, che ci siano enti che rimpallano le responsabilità”, ha scritto il comitato di quartiere di Tor Pignattara. “I programmi che si appoggiano ad associazioni senza avere un piano integrato di mappatura, un cronoprogramma d'interventi, una visione di lungo periodo sono assolutamente inutili se non dannosi”. 

Sempre a marzo i cittadini hanno scritto alle istituzioni municipali e alla sindaca Virginia Raggi chiedendo la creazione di un osservatorio civico “per la previsione e la prevenzione dei fenomeni di sprofondamento del suolo legati alla presenza di cavità sotterranee nel municipio V di Roma”. Nella lettera veniva chiesto anche “l'avvio o il potenziamento di studi specifici, puntuali e rigorosi, sulla pericolosità e rischio dello stato attuale delle cavità”. 

A firmare il documento, oltre ai comitati di Certosa, di Quartiere Tor Pignattara e Sottosuolo Quadraro, anche il comitato Torpigneto Almagià, sorto proprio nella zona dove martedì mattina si è aperta la voragine profonda 6 metri e lunga 12. Proprio questo comitato, nell’ottobre del 2020, ha raccolto 600 firme per sollevare il problema del commercio all’ingrosso sorto senza alcuna pianificazione pubblica, sia per l’aspetto commerciale sia per la regolamentazione del traffico e del carico e scarico delle merci, proprio tra via Maggi e via Zenodossio, indicando tra le problematiche correlate il possibile impatto di mezzi pesanti sulla stabilità della strada.

“Nell'ultimo decennio sono stati innumerevoli gli eventi preoccupanti che denotano la fragilità del sottosuolo di detta area”, si legge nella lettera. Nella 'Carta delle pericolosità e vulnerabilità geologica del territorio comunale' “è indicata la presenza di una cavità sotterranea in corrispondenza proprio del parco Almagià”, a pochi passi dal tratto di strada crollata martedì mattina. Proprio nell’ottobre del 2020, infatti, in quel tratto di via Zenodossio, un avvallamento della strada aveva portato a una serie di interventi alla rete fognaria.

A meno di 200 metri da lì, via Ruga è rimasta chiusa per settimane a cavallo tra il 2020 e il 2021 per effettuare lavori alle fognature in seguito all’apertura di una voragine di circa un metro.  Allargando il perimetro di qualche centinaio di metri si può citare il crollo del manto stradale con una voragine di 3 metri per 2 in via Casilina, nel gennaio scorso, o l’apertura di una voragine del diametro di 5 metri in via dell’Acqua Bullicante all’inizio di febbraio.

Interpellato in merito il presidente del V municipio, Giovanni Boccuzzi, ha detto: “Secondo il verbale dei vigili del fuoco è stata la rottura del tubo a distruggere la parte sottostante della strada. Via Zenodossio è monitorata da tempo dalla Protezione civile e non presenta alcun problema. Dopo le richieste dei cittadini, avevamo comunque ridotto la possibilità di passaggio dei tir dalle 8 alle 13. Gli incontri con i cittadini sulle voragini sono stati tantissimi, sono informati sulle attività che stiamo portando avanti”.

Il comitato TorPigneto Almagià, però, non è d'accordo e ha lanciato una manifestazione per lunedì 31 maggio alle ore 18.30. "La politica municipale e cittadina continua a minimizzare le cause dei continui crolli del terreno nella zona del Parco Almagià e dell intero Municipio Roma V, addebitandoli alle perdite della rete idrica in gestione ad Acea e delle criticità del sistema fognario", ha scritto in una nota il coordinamento di comitati formatosi proprio sulla questione. "Riteniamo che questo sia un modo per spostare l’attenzione sul reale problema che è quella della fragilità strutturale del nostro territorio, dovuto a diversi fattori tra cui il diffuso sistema caveale, l’intensa urbanizzazione e ovviamente le sollecitazioni dovute al frequente passaggio di mezzi pesanti. Alla luce di questo, chiediamo ad Acea, al Municipio e agli altri enti e organismi preposti alla manutenzione dei sottoservizi di coordinarsi per avviare un serio lavoro di messa in sicurezza".

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