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All'oratorio di San Barnaba arriva il mercato contadino: l'Ecomuseo Casilino organizza un viaggio nella storia della Marranella

L'inaugurazione sarà sabato 5 settembre. "Il mercato ci rimanda alla vocazione agricola dei nostri territori"

La chiesa di San Barnaba

C’è la chiesa di San Barnaba che al momento della sua costruzione, nel ’52, ha modificato per sempre la geografia del quartiere. Ci sono i casali, alcuni ristrutturati e abitati, segni edilizi che indicano ancora oggi la vocazione agricola del territorio prima della sua quasi completa edificazione. Lo dice anche il nome del quartiere, Marranella, un toponimo antico che richiama ad un antico fiume, oggi interrato, affluente dell’Aniene. In occasione dell’inaugurazione del Mercato Contadino dell’Agro Romano nell’oratorio della chiesa di San Barnaba il prossimo 5 settembre, con ingresso da via Bufalini, l’associazione Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros  ha organizzato una visita guidata attraverso il quartiere (qui tutte le informazioni per iscriversi).

“Per l’Ecomuseo Casilino si tratta di una passeggiata inedita”, spiega a Romatoday la ricercatrice di storia contemporanea, Stefani Ficacci, che curerà la visita. “Abbiamo già percorso alcuni itinerari nel quartiere della Marranella ma sempre dal punto di vista antropologico, con una riflessione sulle comunità presenti. Sabato, invece, con l’occasione dell’inaugurazione del mercato contadino, che rimanda alla vocazione agricola dei nostri territori, andremo a cogliere gli elementi del paesaggio storico che si è completamente trasformato”.

Si parte dal nome, Marranella: “Indica un’identità marcata, legata alla presenza di questo fiume sotterraneo, il vecchio fiume Almone, oggi sostanzialemente convogliato in un collettore, che parte dall’Acqua Santa e sfocia a Ponte Mammolo nell’Aniene. Si tratta di un toponimo piuttosto antico che troviamo anche nelle mappe catastali del 700. Ancora oggi questo quartiere, che è ormai diventato un tutt’uno con Torpignattara, mantiene in alcuni suoi aspetti visivi la sua antica vocazione agricola. Se ci addentriamo nelle strade attorno a via della Marranella troviamo ancora oggi i resti di vecchi casali”.

Anche la chiesa di San Barnaba nello sviluppo del territorio occupa un posto centrale. “In questo caso adremo a cercare la storia della borgata Galliano, oggi scomparsa. Una mini borgata che si trovava dove c’è il quartiere dei Geografi, tra via Tempesta, via Maggi e le altre vie che si sviluppano attorno alla parrocchia di San Barnaba”, continua Ficacci. Lì negli anni trenta arrivarono da Brescia i religiosi della congregazione dei pavoniani “con la vocazione dell’evangelizzazione. Era un territorio dove era quasi assente la presenza istituzionale: lo Stato sicuramente non c’era mentre c’erano alcune comunità religiose femminili ma non una parrocchia. La più vicina era la parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro”.

La visita guidata, spiega ancora Ficacci, “vuole anche ricostruire la storia di questa presenza che ha influenzato la costruzione dell’area dei Geografi fin dagli anni 50 quando è stata inaugurata la parrocchia. Proprio la parrocchia ha dato una nuova identità al quartiere e allo stesso l’ha cancellata perché ha trasformato una borgata, da sempre toponimo che è sinonimo di povertà e indigenza, in un quartiere da ceto medio. Per dare l’idea della trasformazione del quartiere basta dire che la comunità locale ha soprannominato quelle strade con il termine ‘parioletti’. Potremmo dire che è uno dei primi esempi di gentrificazione degli anni ’50. In questo contesto racconterò la storia del quartiere cercando di dare significato ad alcuni elementi architettonici e anche alla toponomastica che è sempre una buona guida che ci rimanda a significati estremamente nascosti”.

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Il percorso partirà da piazza della Marranella e continuerà davanti alla scuola Pisacane, che è “un po’ una cerniera tra i due quartieri”, per poi addentrarsi nella piccola via Lodovico Pavoni, “un ottimo esempio di strada di campagna dove, come dicevo, ancora oggi è possibile vedere la presenza di casali in parte rimaneggiati dal punto di vista edilizio in parte rimasti ruderi”. Da qui si arriverà alla chiesa di San Barnaba per concludere al Mercato contadino. “In questo viaggio incontreremo elementi architettonici particolari come le edicole cattoliche, indice dello spirito popolano del quartiere ma anche, per esempio, alcune pietre di inciampo che rimandano alla partecipazione del quartiere alla resistenza”.  
 

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