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Torpignattara, l'artista Atoche realizza un nuovo murales. Scoppia la polemica: realizzato su un'altra opera

Il lavoro precedente era stato realizzato da Diavù insieme al collettivo colombiano Lienzo Urbano. Sui social e per strada è scoppiata la polemica. Lo staff di Atoche: "Qualcuno ha apprezzato"

Atoche al lavoro sul nuovo murales

Chi ha camminato su via di Torpignattara negli ultimi giorni l’avrà già notato: lo street artist Carlos Atoche sta realizzando un nuovo, grande, murales. Le pareti dell’ex Arena Aurora, sia lungo la via principale sia lungo via Ciro da Urbino, sono oggi ricoperte con colori dai toni pastello azzurro e rosa. L’opera non è ancora terminata ma già campeggia il volto di una dea romana con dei fiori tra i capelli, la dea Flora, altro nome con cui veniva l’arena. Il lavoro di Atoche non è passato inosservato nel quartiere. E non solo per le dimensioni notevoli destinate a entrare nel paesaggio visivo del quartiere ma anche perché quel muro non era vuoto.

Lì nel dicembre del 2018 l’artista David Vecchiato, nome d’arte Diavù, aveva realizzato insieme al collettivo colombiano Lienzo Urbano un murales raffigurante uccelli colorati e il volto di Gabriel Garcia Marquez. Il murales, che non riempiva il muro fino in cima ma si fermava al primo piano della costruzione che ne conta anche uno rialzato, qualche mese dopo è stato in parte coperto con la scritta ‘Pace tra gli oppressi, guerra agli oppressori’ ma era ormai entrato a far parte dell’immaginario del quartiere tanto che l’Ecomuseo Casilino l’aveva inserito tra gli itinerari della street art. Circa due settimane fa quest’opera è stata coperta e poco dopo Atoche ha iniziato a lavorare alla sua nuova opera.

Non sono mancate le polemiche e le discussioni, sia sui social sia per strada, da parte delle persone che si sentivano legate all’opera di Diavù e hanno voluto chiedere conto di quanto stesse accadendo. Lo stesso Diavù, dopo essere stato avvertito da alcuni residenti di Torpignattara e senza sapere che si trattava del lavoro di un altro artista, su Facebook aveva scritto un post ironico chiedendo di gettare un secchio di acqua sul murales per lavare via la vernice fresca. Secondo quanto si apprende anche alcune delle mattonelle Invader della Wunderkammern Gallery sono state staccate.

Anche oggi Atoche era in strada, intento a lavorare alla sua opera. Romatoday gli ha chiesto di raccontarne l’oggetto e cosa ne pensasse delle polemiche che ha sollevato. Atoche non si è sottratto alle risposte ma per dichiarazioni ufficiali, visto che era concentrato sul lavoro, ha preferito rimandare a un’eventuale intervista concordata per tempo. Uno degli ‘assistenti volontari’ presenti ha specificato a Romatoday che nel lavoro di Atoche non c’è alcun intento di mancare di rispetto verso altri artisti ma che non va dimenticato che la natura della street art è da sempre considerata effimera. In ogni caso, viene fatto notare, la precedente opera era ormai piena di ‘tag’, scritte, e che proprio lì un’altra opera di Atoche, realizzata sulla serranda, era stata cancellata. Ma nessuna rivalsa, ci tiene a precisare l'assistente, è solo la legge della street art e ci sono molte persone sono venute a ringraziarci in questi giorni.

La nuova opera è un’iniziativa personale di Atoche, che abita nel quartiere e che in questo periodo difficile per via dell’epidemia di Coronavirus voleva dare un messaggio positivo agli abitanti. Il quadro si ispira infatti alla dea Flora e i fiori, intuiamo, sono un simbolo di rinascita. Atoche firma così una sorta di ‘porta’ in mezzo al quartiere visto che anche dal lato opposto della strada c’è ormai da tempo un’altra sua opera.

Contattato da Romatoday David Vecchiato ha raccontato come era nata l’opera cancellata. “Nel dicembre del 2018 ero stato contattato da un collettivo di artisti colombiani che volevano avviare una collaborazione e insieme all’associazione Muro abbiamo deciso di dipingere l’ex arena Aurora”, ricorda. “Avevamo contattato anche il proprietario e non aveva nulla in contrario. Lì anni prima era stata realizzata un’opera di un artista che si chiama C125, che però non era più visibile, mentre sulla saracinesca c’era un murales di Atoche quasi del tutto cancellato. Insieme a quegli artisti colombiani abbiamo lavorato sull’identità di Torpignattara: hanno dipinto uccelli di diverse specie, simbolo delle diversità che convivono nel quartiere”.

Diavù realizzò il volto di Gabriel Garcia Marquez: “Mi ero ispirato a una frase di Cent’anni di solitudine, ‘il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito’. Questo per dire che le diversità vanno rispettate e non etichettate”, racconta Vecchiato. Qualche mese dopo compare la scritta ‘Pace tra gli oppressi, guerra agli oppressori’ che copre parte del murales. “Era stata fatta con l’intento di rovinare il lavoro ma è stato deciso di non toglierla perché, in fondo, proseguiva la narrazione del murales”.

Un paio di settimane fa la notizia: “Un pomeriggio alcuni residenti mi chiamano per dirmi che stavano cancellando l’opera. Ho pensato subito a qualche retake che voleva cancellare la scritta o a un’operazione per il decoro avviata dal Comune. Non avevo capito che si trattava di un altro artista tanto che ironicamente ho scritto un post chiedendo di gettare dell’acqua per lavare via la nuova vernice”.

Poi specifica: “Da artista non cancellerei mai il lavoro di altri e preciso che le opere già presenti su quel muro erano ormai chiaramente cancellate. Inoltre non riempierei mai in modo così invasivo il panorama visivo del quartiere. Non sono però né seccato né infastidito perché se dipingo in strada so che l’opera è destinata a essere mutevole. Mi sono anche sentito onorato di aver visto la reazione da parte di molte persone affezionate a quelle immagini e al loro senso”. La diatriba è ancora calda. Cosa diventerà la nuova opera, del resto, non sarà solo il pennello di Atoche ma lo sguardo degli abitanti di Torpignattara.  

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