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Quadraro, se ne va Romano Levantini: era sopravvissuto al rastrellamento

Si è spento uno dei superstiti dell'operazione Balena

Roberto Levantini. Foto Anpi

Addio a Romano Levantini. E' morto uno dei testimoni della famigerata operazione Walfisch. Uno dei pochi sopravvissuti al rastrellamento con il quale, il 17 aprile del '44, i tedeschi provarono a piegare la Resistenza romana. Mettendo in ginocchio il Quadraro, l'odiato "nido di vespe."

Guardavo i loro occhi freddi

Come ricorda l'Anpi, Romano Levantini "riuscì a fuggire con il fratello Ario dopo 56 giorni e a tornare fortunosamente in Roma ormai liberata". Una vicenda drammatica, quella del rastrallamento, che ha segnato l'esistenza del Partigiano. "Per anni ho avuto paura persino dei netturbini: le divise mi terrorizzavano.  Ma voglio ricordare e raccontare: troppi giovani oggi non sanno. Li guardavo, erano in due, nella divisa delle SS, guardavo i loro occhi freddi e mi chiedevo, ma perché? - si legge nella nota diffusa da Anpi -  Perché tutto questo? Perché ci odiano così tanto?". 

La sera andavi a dormire la mattina qualcuno non si svegliava più

"Romano aveva 16 anni allora, quando i tedeschi andarono a bussare col calcio dei fucili alla sua porta e quando,insieme ad altre centinaia di persone e a suo fratello Ario, finì su un carro bestiame che avrebbe dovuto condurlo alla morte, fino ai campi in Germania – ricorda sulla propria pagina facebook la consigliera regionale Marta Bonafoni – I due fratelli Levantini riuscirono a saltar giù dal treno pochi chilometri prima dell’arrivo a Verona, ma in quel viaggio disperato Romano fece in tempo a vivere e a patire la fame, il freddo, le bombe, le umiliazioni, i pidocchi, i capelli rasati, la morte dei suoi compagni. Del campo vicino Fossoli Romano aveva raccontato: “La sera andavi a dormire, qualcuno la mattina non si svegliava più”.

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Una vita vissuta con orgoglio e ritrovata serenità

Romano Levantini è stato ricordato anche dal Minisindaco  Sandro Medici. Sotto la sua presidenza, al Quadraro venne riconosciuta la Medaglia d'Oro al Merito Civile  (aprile 2004)  "Quale fulgida testimonianza di resistenza all'oppressore ed ammirevole esempio di coraggio, solidarietà e amor patrio". Di Levantini, Sando Medici fa sapare che "Ci ha lasciato con un sorriso triste". Tuttavia "Ci piace ricordarlo con quel garbo affettuoso con cui sorrideva alla vita. Una vita felicemente ritrovata – ha aggiunto l'ex Minisindaco–  che ha vissuto con orgoglio e serenità".

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