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Quadraro Quadraro / Via dei Quintili

È morto Gino Scarano, il barbiere menestrello istituzione del Quadraro

Imparò il mestiere negli anni '50 tra i divi di Cinecittà. Alberto Sordi, Aldo Fabrizi e anche Totò. Il quartiere: "Ti salutiamo con il groppo in gola"

"Una volta che chiudo io, qui finisce il Quadraro". Parola di Gino Scarano, storico barbiere di via dei Quintili. Al nostro giornale anni fa raccontò il mestiere imparato da bambino e quel rapporto così viscerale con il suo quartiere, lo stesso che questa mattina si è stretto intorno alla famiglia per i funerali. Gino è morto tre giorni fa, all'età di 84 anni, dopo mesi di ricovero in ospedale. 

"Il Quadraro vecchio ti saluta, col groppo in gola" si legge nell'annuncio Facebook della morte dato direttamente sul suo profilo. Un centinaio i commenti di cordoglio e i ricordi sintetizzati in poche righe lasciate in bacheca. "Ti ricordo con affetto per la tua simpatia ed educazione oltre per la bravura nel tuo lavoro" scrive Francesco. Poi Mariano: "Caro Gino mi dispiace tanto averlo saputo troppo tardi che eri ricoverato,volevo venire a trovarti". E ancora Alessandro: "Buon viaggio caro Gino. Era sempre bello ascoltare le tue storie". Con il suo piccolo negozio in via dei Quintili, riempito di foto e cimeli di una vita, ha fatto barba e capelli a generazioni di romani (anche all'ex sindaco Ignazio Marino) che di lui amavano la professionalità, imparata tra le star del cinema a Cinecittà, ma anche aneddoti e storie con cui condiva ogni visita in bottega. Questa mattina l'ultimo saluto presso la chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio, in via Tuscolana. 

Gino, il barbiere "delle celebrità"

Tra un taglio da aggiustare e una barba da sfoltire, è stata l'istituzione del Quadraro per decenni. Chiunque sia passato da via Quintili e abbia urlato il suo nome ha sempre avuto una risposta. Anche solo un "bella" in romanesco. La parlata ha sempre ben nascosto le origini foggiane. Un barbiere con la b maiuscola, "delle celebrità", perché il mestiere lo ha imparato proprio tra i grandi nomi del cinema neorealista che si muovevano tra gli studi di Cinecittà. Alberto Sordi, Anna Magnani, Monica Vitti, Aldo Fabrizi. 

Negli anni '50 e '60 la bottega Scarano era una passerella da far invidia al festival di Venezia. Per i volti del neorealismo italiano la bottega di Gino era tappa obbligata, fra un ciak e l'altro nel vicino regno delle cineprese. Ma non è il barbiere di Totò, in molti lo chiamavano così ma a lui non piaceva. "Non merito un simile onore, ci mancherebbe, quando ero piccolo, a sette anni, papà mi disse, vieni preparati, annamo a fa' la barba al Principe. Poi è tornato qui da me negli anni". Le pareti della sua bottega continuano a parlare della sua storia, tra coppe, trofei e attestati di merito incorniciati e esibiti con orgoglio. E la barba non era la sua unica passione. 

Tra una taglio e l'altro ha registrato una ventina di cd. Una pianola, un microfono, una vecchia cassa per intonare le melodie italiane di Robertino, lo stesso che con il suo bacio piccolissimo conquistò Sanremo. Cover dei grandi della musica nostrana anni '60, da Califano a Little Tony ai Cugini di Campagna, tutte raccolte in cd incisi da solo, in quei trenta metri quadri. E ora che se n'è andato nel quartiere rimbalza di bocca in bocca un'espressione che lui usava spesso. "Nun ce se crede". 

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