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Lago ex Snia, lo scheletro di cemento blocca l'iscrizione al Demanio. I cittadini: "Basta ostruzionismo"

Il nodo è stato affrontato nel corso di una commissione regionale. Agenzia del Demanio: "Va demolito ma il Consiglio di Stato non lo permette". Bonafoni: "Un cavillo non può fermare tutto"

Da una parte la posizione dell’Agenzia del Demanio secondo la quale, prima di procedere con l’iscrizione ufficiale del lago dell’ex Snia ai beni dello Stato, “bisogna valutare le condizioni di sicurezza del manufatto che sorge nelle sue acque”, la cui demolizione viene però bloccata da una sentenza del Consiglio di Stato. Dall’altro i cittadini del Forum territoriale del Parco delle energie e di alcuni rappresentanti regionali, secondo i quali, per usare le parole della consigliera Marta Bonafoni, “non può essere un cavillo legato a un manufatto abusivo a impedirne il riconoscimento”. A distanza di trent’anni dalla nascita del lago dell’ex Snia, la cui presenza ha portato nel giugno del 2020 all’istituzione del Monumento naturale da parte della Regione Lazio, l’iter per l’iscrizione al Demanio sembra destinato a non arrivare ancora a compimento.

È quanto emerso nel corso della commissione regionale congiunta Urbanistica, presieduta dall’esponente dei Verdi, Marco Cacciatore, e Ambiente, dal pentastellato Valerio Novelli, convocata per ieri su richiesta dei cittadini del Forum, che da anni si battono per la tutela dell’area rinaturalizzata. La formale acquisizione al demanio delle acque pubbliche del lago farebbe infatti scattare la fascia di tutela paesistica di 300 metri attorno alle sue sponde. Secondo quanto spiegato dal direttore della direzione di Roma Capitale dell’Agenzia del Demanio, Antonio Ficchì, le problematiche legate alla misurazione del perimetro delle sponde del lago, la cui confusione in merito all’ente di competenza negli anni scorsi aveva rallentato l’iter, non presentano “particolari difficoltà”.

A bloccare il procedimento, un ‘provvedimento dichiarativo’ in quanto le acque del lago per loro natura sono già pubbliche, sarebbe la presenza dello scheletro del centro commerciale, mai terminato proprio per la fuoriuscita dell’acqua della falda raggiunta dagli scavi. Secondo Ficchì, prima dell’acquisizione ufficiale “dobbiamo essere sicuri che il manufatto abbia le condizioni di sicurezza, altrimenti deve essere demolito”. La citata sentenza del Consiglio di Stato emessa nel 2020, infatti, accogliendo la precedente decisione del Tar del Lazio, ne riconosce solo una demolizione parziale. Allo stesso tempo, però, ha spiegato Ficchì, il manufatto “rimane abusivo” perché “la concessione edilizia all’epoca emessa dalla Regione è stata annullata e tale è rimasta”.

La denuncia: "Disboscamento in corso, servono verifiche urgenti"

Per Alessandra Valentinelli del Forum invece “la difesa del bene pubblico, quindi dell’acqua, dovrebbe essere posta come priorità. Inoltre il codice civile è chiaro quando afferma che qualunque opera posta su suolo demaniale appartenga anch'essa al Demanio. Le due questioni (demolizione manufatto e demanializzazione, ndr)”, ha aggiunto Valentinelli, “dovrebbero essere considerate in modo separato e invece una viene posta come condizione dell’altra”.

Senza chiarezza sul destino dello scheletro di cemento armato, quindi, per l’Agenzia del Demanio non è possibile procedere. Spetta a “Roma Capitale dire se l’immobile si possa demolire o meno”. Il nodo però non è stato sciolto in quanto il Comune di Roma non ha risposto all’invito di partecipare alla commissione, suscitando il disappunto dei presenti. 

Proprio nelle scorse settimane il Comune di Roma, dipartimento all’Urbanistica in primis, ha aperto un tavolo di coordinamento tra tutti gli enti coinvolti e i rispettivi uffici tecnici competenti, alcuni dei quali erano presenti ieri in commissione. La demanializzazione è uno dei primi punti all’ordine del giorno. Secondo quanto apprende Romatoday, sta arrivando a definizione l’iter di esproprio delle aree private che ricadono all’interno del Monumento naturale ma il nodo relativo al destino dello scheletro che sorge all’interno del lago non è stato sciolto.

Nessun passo avanti è invece stato fatto in merito all’esproprio o a una eventuale variante, che avrebbe tempi più veloci, per destinare a verde l’area privata esterna al Monumento naturale. Il Comune di Roma sta infatti attendendo l’estensione del perimetro del Monumento naturale, a cui sta lavorando l’ente gestore Roma Natura. “L’intera area merita protezione”, ha ribadito il presidente Maurizio Gubbiotti nel corso della commissione, “stiamo lavorando per proporre alla Regione l’ampliamento all’intera area dell’ex Snia”.

Un nodo delicato che vede contrapposti gli studi elaborati da vari esperti, che descrivono i ruderi dell’ex fabbrica come una componente fondamentale dell’ecosistema del lago, e gli interessi della proprietà, una società legata al gruppo Pulcini, che nel 2018 aveva avanzato alla Regione un progetto di demolizione e ricostruzione con cambio di destinazione d’uso. Secondo quanto emerso nel corso della commissione, la proprietà “ha avanzato ricorso per chiedere l’annullamento del decreto regionale che istituisce il Monumento naturale”, ha spiegato Vito Consoli, direttore della direzione regionale Capitale naturale, Parchi e Aree protette, che ha aggiunto: “L’udienza non è ancora stata fissata”.

Presente in commissione il presidente del V municipio, Giovanni Boccuzzi, che ha manifestato la necessità di procedere con l’estensione delle tutele sull’area: “Le basi sono solide ma l’obiettivo non è ancora stato raggiunto”. 

Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Zingaretti al consiglio regionale ha puntato il dito contro il Comune: “Il Campidoglio è fra i maggiori attori di questo percorso eppure si rende irreperibile e ci lascia ancora una volta con domande senza risposta”. Poi ha aggiunto: “Spiace constatare che ancora non si possa arrivare all'iscrizione del lago nel demanio. Il lago è già acqua pubblica e non può essere un cavillo legato a un manufatto abusivo a impedirne il riconoscimento definitivo. Continueremo con la Regione Lazio il lavoro per arrivare a una conclusione positiva della procedura” e “auspichiamo un protagonismo fattivo del Campidoglio e una dichiarazione rapida da parte del demanio”.

Marco Cacciatore, chiudendo la commissione, ha commentato: “La demanializzazione va data. Continueremo a sollecitare passi avanti perché la soluzione è alla portata e un rudere che sta lì da 30 anni non può essere un elemento ostativo”. Poi ha ricordato: "Nel Piano territoriale paesistico regionale che arriverà presto all'attenzione del Consiglio è stato inserito un vincolo paesistico proprio per dare maggiori tutele".

Al termine della commissione, dal Forum territoriale del Parco delle energie commentano: “Sia i cittadini sia gli enti preposti sanno che la demanializzazione metterebbe fine a ogni mira speculativa, faciliterebbe l’azione d’esproprio e l’ampliamento della tutela ambientale per lo sviluppo della biodiversità. È inaccettabile che dopo più di sei anni dall’inizio del percorso avviato dal Forum per la ricostruzione dell’iter e delle competenze per la demanializzazione, l’Agenzia del Demanio non proceda all’acquisizione. Abbiamo le idee molto chiare e con determinazione proseguiremo con questa rivendicazione. Chiediamo a Roma Capitale, inspiegabilmente non presente all’audizione, di essere convocati al tavolo tecnico per superare questo ostruzionismo amministrativo che sta portando un danno verso tutta la comunità”.

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