Prenestino

Ex Snia, primo maggio di lotta al Lago Bullicante: "La città salvi l'ecosistema del monumento naturale"

Appuntamento per sabato primo maggio alle ore 15 in via di Portonaccio 230: "Ormai da settimane denunciamo che l'ecosistema cresciuto a ridosso del Monumento Naturale sta subendo danni di carattere irreparabile"

Le ruspe in azione la mattina del 30 aprile

Un pomeriggio di lotta in difesa dell’ecosistema del Lago Bullicante per fermare le ruspe. Dopo settimane di denunce e presidi, gli abitanti della zona del Prenestino chiamano a raccolta tutta la città: domani pomeriggio, sabato primo maggio, dalle ore 15, appuntamento al monumento naturale di via di Portonaccio 230. 

Ormai da settimane denunciamo che l'ecosistema cresciuto a ridosso del Monumento Naturale sta subendo danni di carattere irreparabile”, hanno scritto gli attivisti. “Le ruspe del costruttore Pulcini hanno sradicato parte della vegetazione presente nell'ex area industriale e distrutto habitat protetti, luogo di nidificazione e rifugio per diverse specie di fauna selvatica tutelata”. Nonostante i video e le fotografie di quanto sta avvenendo all’interno dell’area, continuano gli attivisti, “nessun organo istituzionale e le autorità competenti sono state in grado di fermare le operazioni di disboscamento in una zona di pregio ambientale, malgrado l'area è sotto vincolo paesaggistico, nonostante ci si trova dentro il periodo di riproduzione nel quale sono vietate potature e sfalci. Le ruspe devono essere fermate, e non potendo più aspettare lo stiamo facendo noi”. 

Il blitz degli attivisti per salvare le ruspe

Come raccontato da Romatoday nei giorni scorsi, le operazioni di rimozione della vegetazione sono scattate a metà marzo. L’area è vincolata e gli interventi che coinvolgono le alberature necessitano di un parere preventivo della Soprintendenza di Stato e dell’ufficio verde privato comunale. Lunedì scorso Soprintendenza di Stato, polizia locale, V municipio e dipartimento Urbanistica hanno tentato di accedere all’area per un sopralluogo ma la proprietà non ha acconsentito all’accesso. Oggi, invece, è stata la guardia forestale a tentare di entrare nell’area, senza riuscirci. Per questo la polizia locale del V municipio ha chiesto “un decreto di ispezione all’autorità giudiziaria per accertare eventuali illeciti”, ha spiegato ieri il comandante della polizia locale del V municipio, Mario De Sclavis.

In attesa dell’intervento istituzionale, le ruspe stanno continuando a lavorare. Per questo, dopo la protesta di ieri, oggi residenti e attivisti hanno tentato nuovamente di fermare le ruspe. Online è stata pubblicata anche una petizione per salvare 'Il lago che combatte'. “Il nostro obiettivo è quello di difendere la biodiversità intorno al Lago Bullicante con gli stessi mezzi che in trent'anni di lotta hanno permesso a questo ecosistema di svilupparsi ed essere riconosciuto Monumento Naturale, per essere vissuto e aperto a tutta la città. Un patrimonio ambientale in fase di sviluppo che va salvaguardato, anche come soluzione concreta in questa città per contrastare i cambiamenti climatici in atto, un bene necessario alla salute e al benessere della collettività. Questo è il momento dove la coscienza ecologica diventa azione diretta. Ancora una volta il lago, con le specie che lo popolano, ha bisogno di una forza sociale che lo difenda. Per questo facciamo appello all'intera città di rispondere al danno ambientale con una mobilitazione cittadina”.

Ecco cosa sta accadendo al lago Bullicante

La battaglia per lo stop alle ruspe si aggiunge alle rivendicazioni precedenti: “A Roma Capitale e alla sindaca Virginia Raggi chiediamo di procedere d'urgenza con l'esproprio per pubblica utilità. A Roma Natura di esprimersi formalmente in merito all'ampliamento della tutela ambientale. Alla Regione Lazio e a Nicola Zingaretti di istituire il Monumento Naturale su tutta l'area dell'ex Snia. Al Demanio dello Stato di riconoscere e acquisire definitivamente, senza più ostracismi, il Lago come bene idrico, per tutelarne in maniera prioritaria le acque e le sponde fino a 300 metri. Solo così sarà possibile salvare davvero il patrimonio ambientale, storico e culturale dell’area”. 

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