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I cittadini del comitato Pigneto Vivo

I cittadini del comitato Pigneto Vivo

Pigneto, l'alleanza anti-spaccio tra cittadini e forze dell'ordine verrà premiata in Campidoglio

Il riconoscimento al comitato Pigneto Vivo, al regista Francesco Barnabei e ai commissariati coinvolti

Un riconoscimento per un “buona prassi” che ha unito l’attivismo dei cittadini all’azione delle forze dell’ordine sul territorio. L’amministrazione capitolina premierà martedì pomeriggio i cittadini di Pigneto Vivo e i commissariati di Porta Maggiore e Piazza Dante per il progetto di collaborazione messo in campo contro lo spaccio al Pigneto e in particolare nella zona dell’isola pedonale. Il piano riguarda un sistema di segnalazioni in tempo reale su una chat di whatsapp in merito a quanto accadeva per le strade del quartiere che ha portato a decine di arresti e di sequestri di stupefacenti. Una “buona prassi” per il Campidoglio, appunto, che potrebbe essere esportata in altre zone della città.

Ideatore del progetto di Pigneto Vivo e animatore della collaborazione con le forze dell'ordine è il regista Francesco Barnabei, autore del documentario ‘La luna che vorrei’, ambientato nel V municipio: “Fino a qualche anno fa per le strade del Pigneto operavano liberamente oltre duecento spacciatori. È stato grazie alla collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine se le cose sono cambiate”, racconta. “Ho iniziato a muovermi quando mi sono trasferito in questa zona, nel marzo del 2016. Siamo partiti con decine di mail di denuncia indirizzate all’allora prefetto, Franco Gabrielli (oggi capo della polizia, ndr)”.

Poi l’apertura di una chat su whatsapp: “Segnalavamo in diretta quello che accadeva. Ci eravamo dati un protocollo per essere il più precisi possibile nel segnalare le informazioni alle forze dell’ordine. Se nessuno interveniva, non smettevamo di chiamare. È stato così che abbiamo avviato un coordinamento costante con polizia e carabinieri, ottenendo un presidio fisso e l’intervento di agenti in borghese. Abbiamo anche comunicato quello che stavamo mettendo in campo con un linguaggio differente. La nostra attività ha trovato spazio su molti mezzi di informazione. Attenzione però”, precisa. “Controllavamo le strade ma non siamo favorevoli alle ronde o a posizioni razziste. Volevamo solo poter vivere il quartiere. La situazione, infatti, è sensibilmente migliorata”. 

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