Pigneto Pigneto / Circonvallazione Casilina

Evocare Auschwitz per provocare, Palmieri: "Scelta che non condivido"

L'insegna stile Auschwitz comparsa la mattina del 25 aprile al Pigneto è stata rivendicata da un'artista che "voleva solo provocare". Il presidente Palmieri: "E' stata una scelta improvvida"

E' stata subito rimossa, ma il gesto shock è rimasto. "Work will make you free", l' insegna di ferro in richiamo del campo di concentramento di Auschwitz apparsa ieri mattina al Pigneto, ha seminato sgomento. Che proprio per la festa della Liberazione, sulla carreggiata destinata al corteo di omaggio ai partigiani, sia spuntata una scritta troppo simile alla nota "Arbeit Macht Frei", ha destato non poca amarezza. Un oltraggio alla memoria della resistenza con un messaggio marcatamente ideologico e sostenitore del nazifascismo? Non esattamente
 
A rivendicare il gesto è stato un'artista 32enne lucano che ha spiegato sulle pagine del Fatto che la sua "opera", ben lungi dall'essere "un'apologia dell'Olocausto" doveva limitarsi a lanciare una provocazione "per dire che la nostra società è un'enorme campo di concentramento" in cui il rischio è quello "di perdere le normali condizioni di vita". L' autore ha poi sottolineato che il suo messaggio non è da confondere con quello di "teppisti o fanatici" ma da riconoscere come semplice "occasione di dibattito". Una simile dichiarazione di intenti ha sicuramente allontanato il timore di eventuali scontri tra parti politiche, ma l'attenzione è rimasta catalizzata  sulla liceità degli strumenti utilizzati, a prescindere dal messaggio veicolato.  
 
LE REAZIONI "Personalmente la trovo una scelta improvvida. Una scenografia del genere il 25 aprile può essere solo condannata e una scelta del genere non la condivido" ha dichiarato in merito il presidente del VI municipio Giammarco Palmieri. "Da un punto di vista politico - continua palmieri - il tema dei caduti sul lavoro, sul quale a quanto pare voleva richiamare l'attenzione l'autore dell'insegna, è certamente un dramma reale e concreto, ma perchè evocarlo per la festa della Liberazione? Suona un pò come un rubarsi la scena tra i caduti".  
 
Dello stesso avviso il consigliere municipale Fabio Piattoni che ha giudicato il gesto, seppur frutto di una provocazione artistica, "al limite dell' assurdo". "Viviamo in un paese in cui purtroppo oltrepassare i limiti è diventata la cifra distintiva di ogni azione, soprattutto in campo politico" ha dichiarato Piattoni  "Evocare una realtà storica come Auschwitz, carica di dolore e sofferenza per milioni di persone, proprio il giorno in cui si festeggia la liberazione dal nazifascismo, per lanciare un messaggio provocatorio, qualunque esso sia, è qualcosa di inaccettabile". Il che non significa sminuire le proporzioni dell'attuale crisi che investe i lavoratori e che non può che essere considerata "una grave tragedia del momento". 
 
Anche chi la mattina del 25 "prima a martellate, e poi con una sega" ha eliminato la provocazione, non giustifica il gesto, al di là di ogni contenuto. "La scritta posta ieri sul ponticello del Pigneto è un triste segno dei tempi: c'è qualcuno che pensa di poter oltraggiare o provocare o scherzare sulla pelle di persone uccise". Sono le parole di Marco Salerosso, membro dell'Ex Snia di via Prenestina, che, insieme a un gruppo di cittadini del quartiere, "dopo una rapida trattativa telefonica con responsabile centrale della Digos", ha divelto l'insegna rivendicando la paternità dell'intervento: "Abbiamo mandato via anche i vigili del fuoco sopraggiunti, dicendo loro che l'antifascismo non lo deleghiamo e gli abitanti del Pigneto si assumono in ogni caso tutta la responsabilità di portare a termine un'azione del genere". 
 
La condanna pare unanime ma l'interrogativo resta: un gesto troppo forte o si può accettare se privato delle derive ideologiche? Una provocazione è una provocazione, e come tale deve superare le righe. La questione è: fino a che punto? 
 

   

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