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Pigneto, anche la Raggi nel quartiere dei pusher: "Serve un presidio h24"

La candidata sindaco a Cinque Stelle per le strade del quartiere: "Dobbiamo far rinascere questo piccolo angolo paradisiaco della città"

Anche Virginia Raggi passa per il Pigneto. Dopo la visita del candidato dem, Roberto Giachetti, è la volta della leader a Cinque Stelle. Punto di incontro, ancora, la gelateria di via Pesaro, dove il titolare avrebbe subito intimidazioni da parte degli spacciatori dalla zona. Sempre le stesse le questioni sul tavolo: droga a ogni angolo, e senso di insicurezza percepito notte e giorno da chi vive nel quartiere. "Siamo qui per ascoltare le parole di uno degli artigiani che ancora resiste in un quartiere al momento ostaggio del racket e della criminalità" commenta alla stampa la candidata. 

L'artigiano, il proprietario della gelateria, semplicemente racconta cosa è rimasto di quel piccolo angolo di mondo tra la prima periferia cittadina e il centro, di quel pezzo di urbe piegato da droga, spaccio, degrado e assenza delle istituzioni che sulla carta aveva tutto per diventare un fiore all'occhiello. 

"E' diventato un quartiere ostaggio di traffici che non ci piacciono" dichiara Raggi dopo aver ascoltato le storie di cittadini esasperati, costretti tutti i giorni a fare i conti con siringhe e sangue per le strade. "Noi vogliamo invece riportare una società che sia viva e vivace, con il commercio e l'artigianato". Poi lo stop davanti al cinema l'Aquila, chiuso da quasi un anno. "Presidi culturali come questi devono essere tutelati e riaperti ai cittadini". E ancora: "Dobbiamo far rinascere questo piccolo angolo paradisiaco della città. Questo l'impegno che ci sentiamo di prendere perché ce lo chiedono tutti i cittadini". Già, sono anni e anni che lo chiedono. 

Nelle ultime settimane, grazie a una campagna portata avanti da un gruppo di residenti di via Pesaro (strada clou dello spaccio), dal comitato Abitanti Pigneto, dal gelataio Ruggeri, dal regista Francesco Barnabei, autore di un documentario sul Pigneto, La luna che vorrei, nel 2012, centinaia di lettere sono finite sulla scrivania del prefetto Gabrielli, portando a un'intensificazione di controlli e presidi delle forze di polizia nel triangolo che circonda l'isola pedonale. Ma non tutti sono d'accordo con le misure securitarie sfoderate per tamponare la ferita. 

"NO ALLA MILITARIZZAZIONE" - "Affidare le azioni info-investigative alle unità "ippomontate" è da "registi" di film western,con audaci sceriffi poco adatti a scoprire i "registi" del traffico e dello spaccio per i vicoli del Pigneto". Non le mandano a dire dal Comitato Pigneto Prenestino, che tramite un comunicato stampa fornisce la propria ricetta per riportare legalità e decoro. Soluzioni che non passano da volanti e pattuglie. 

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"Dobbiamo avere una consapevolezza su quanto riguarda il Pigneto - si legge - sono state scelte della politica che hanno condizionato così pesantemente la trasformazione del nostro quartiere, e l'unica risposta inefficace che si continua a mettere sul tavolo è la militarizzazione del territorio. E non una parola sulla chiusura dell'unico cinema del quartiere, su progetti di intervento sociale per la riduzione del danno per i tossicodipendenti, sul supporto al mercato rionale, sull'attuazione della raccolta differenziata porta a porta, sulla mancata apertura di spazi di aggregazione e socializzazione come i giardini della Serono, il campo di calcio davanti alla fermata della metro, il cinema Avorio. Non è con la messa in scena della cavalleria, buona solo per la campagna elettorale, che cambieranno le cose".
 

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