Pigneto Torpignattara

Primarie V municipio, Tieri: "Con me il centrosinistra si apre alla partecipazione degli immigrati"

Intervista a Francesco Tieri, candidato 'musulmano' alle primarie del centrosinistra per la presidenza del V municipio

In cima alla lista delle urgenza pone la povertà e la riforma amministrativa di Roma. Poi il tema del diritto al culto. Ma il tratto distintivo della candidatura a presidente del V municipio alle primarie del centrosinistra di Francesco Tieri, impiegato nel mondo delle telecomunicazioni ed ex segretario delle Comunità islamiche del Lazio, è “l’apertura alla vita democratica del Paese per le comunità di origine straniera”. Il suo profilo ha attirato soprattutto l’attenzione della comunità musulmana del V municipio, nella quale Tieri è attivo da anni, con tanto di volantini multilingue e telegiornali trasmessi dalla tv in Bangladesh.

Cosa rappresenta la sua candidatura all’interno delle primarie del centrosinistra del V municipio?

Un’innovazione e un contributo a tutta la coalizione, sia in termini di partecipazione sia provando a portare persone nuove, di origine straniera, a partecipare a questa parte della vita democratica del Paese. Credo di poter ampliare il bacino di voti al centrosinistra nel V municipio, un bacino legato a una specificità del quartiere. Spero che questa mia candidatura si possa trasformare in maggiore partecipazione. 

Quali sono i temi più urgenti che il prossimo presidente del V municipio dovrà affrontare?

Vorrei partire con una premessa. Questa domanda contrasta, almeno in parte, con lo spirito delle primarie, che ha visto i candidati firmare una carta di intenti nella quale si dichiara di scrivere insieme il programma. Nel rispondere, vorrei non dimenticare che la competizione delle primarie non è tra forze politiche opposte ma, in teoria, chiunque sarà il candidato presidente la squadra sarà composta da tutte le forze del centrosinistra, più o meno rappresentative. Detto questo, alla domanda ho una risposta contingente e una di prospettiva.

Quali?

Ho studiato ingegneria e sono sempre stato bravino in matematica, per me i numeri contano. Il V municipio è uno dei più popolosi di Roma ed è anche uno dei più piccoli per superficie. Questo significa che è uno dei più densamente abitati della città. È anche il secondo più povero di Roma. Ha gli abitanti di Messina e Verona e il reddito pro capite della Calabria. Insieme al VI municipio, il più povero di Roma, il V presenta la maggior presenza di immigrati di tutta Roma, tra il 18 e il 19 per cento dell’intera popolazione. Questi numeri mi fanno pensare che non c’è altra priorità se non quella di partire dagli ultimi e da chi è in difficoltà, che non sono solo gli immigrati. Sulle politiche sociali il municipio è autonomo e ha capacità di spesa. Questa, secondo me, dovrebbe essere la priorità di una giunta di centrosinistra. Lo dico perché, anche se non ho le fisime della sinistra e non parlo di diritti civili, mi reputo una persona di sinistra. 

Qual è, invece, la proposta di prospettiva?

Non sono per il decentramento ma per una riforma strutturale dell’amministrazione di questa città. Mi trovo molto d’accordo con la proposta di legge avanzata dall’onorevole Fassina, che corre anche alle primarie per la scelta del candidato sindaco, che prevede che l’attuale città metropolitana di Roma Capitale diventi una provincia a statuto speciale e i municipi divengano dei veri e propri comuni. Non è possibile che se si apre una buca in via Togliatti, una strada a grossa percorrenza, ci debba pensare il Comune. Nessuna capitale lo fa. Se io diventassi presidente lavorerei politicamente per fare in modo che questa riforma si realizzi nei prossimi cinque anni. 

Ha accennato ai diritti civili parlando di “fisime della sinistra”. I diritti civili non sono importanti secondo lei?

Prima di tutto non è un tema di competenza municipale e quindi le dichiarazioni di un candidato presidente in merito sono solo dichiarazioni. I diritti civili mi interessano ma questo non significa che dobbiamo parlare solo di quello. So cosa significa far parte di una minoranza e sentirsi discriminato, avere davanti qualcuno che dice di non volerti discriminare e poi invece lo fa. Poi è ovvio che un assessorato alla Cultura dovrà occuparsi anche di iniziative che diffondono la tolleranza e il rispetto delle diversità, ma a 360 gradi e non solo come sfumatura di genere. La battaglia per i diritti civili della sinistra mi sembra più una scelta mediatica.

Monumento naturale ex Snia, Parco di Centocelle, Parco lineare di Roma Est, le aree dell’Anello Verde. Sono solo alcuni degli spazi verdi del V municipio che i cittadini rivendicano. È un tema importante per lei?

Quello del verde è un tema centrale, ma purtroppo al momento il municipio potrebbe esercitare solo attività di pressione e di lobbing sull’amministrazione comunale, sperando che la giunta sia dello stesso colore. Sulla spazzatura Regione e Comune si fanno ostruzionismo a vicenda. Non vorrei stare a dichiarare per cinque anni che sto aspettando dal Campidoglio un tagliaerba. Dal verde alle buche il tema vero è che serve una riforma. 

Immagino pensi la stessa cosa anche della situazione dei rifiuti, particolarmente drammatica in questo momento nel V municipio. 
 
È da un po’ di tempo che non vado in Centro, ma il problema dei rifiuti riguarda tutta Roma. Comunque si, quello che può fare un municipio a riguardo è fare pressione affinché si effettui una raccolta straordinaria. Potrei affrontare questo tema solo con un municipio che ha poteri, ma non li ha. 

Lei si è occupato spesso del diritto di culto, serve una moschea nel V municipio?

Mi dispiace che abbia posto la domanda in questo modo, perché in realtà sul territorio ci sono già una quindicina di moschee informali. Il mio sogno è che l’amministrazione comunale e municipale tentino sperimentazioni simili a quelle di Milano e Torino per superare il vuoto legislativo che ostacola le minoranze religiose nella realizzazione dei luoghi di culto. Motivo per il quale, ricordo, l’Italia sarà processata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il punto è questo: oggi si può costruire un luogo di culto ma non viene stabilito come. È un problema urbanistico. Serve una legge che dica esplicitamente come si realizza. Senza chiarezza, ogni progetto dipende da decisioni politiche. Nel caso del V municipio non sono per il minareto a tutti i costi, ma l’invisibilità a cui sono costretti i musulmani oggi è intollerabile in un paese occidentale. Praticare in forma collettiva e pubblica è un diritto e in assenza di una legge sono costretto a nascondermi. Tra l’altro, ogni volta che viene chiusa una moschea per motivi urbanistici poi viene riaperta. Nel V municipio vivono circa 50mila persone di origine straniera, il 20 per cento circa dell’intera popolazione. Di queste, circa la metà, sono musulmani. È evidente che c’è un ritardo storico non solo nel Paese ma anche in questo territorio. Servirebbero due moschee più grandi per feste e ricorrenze che rendano riconoscibile questa pratica collettiva, ma bisognerebbe mantenere anche le moschee più piccole di prossimità per la preghiera di tutti i giorni. Vorrei precisare però una cosa: questo tema mi sta molto a cuore ma non è il tema più urgente. 

Questo territorio viene spesso raccontato attraverso i suoi problemi, ci si focalizza meno sulle sue risorse. Qual è, secondo lei, la forza di questo municipio?

Ha molte risorse immateriali. Tra queste c’è la capacità di integrazione e tolleranza della popolazione, di gran lunga superiore a quella messa in campo dalle amministrazioni. I problemi non mancano, ma sul territorio c’è una capacità di integrazione positiva che può produrre molte energie. La mia candidatura ha creato aspettativa perché ha aperto la possibilità e la voglia di partecipare anche a comunità migranti che sono sempre rimaste ai margini. Non so quanto tutto questo si trasformi in un voto, ma sono soddisfatto che questo esperimento sociale abbia creato questa aspettativa. Credo possa liberare energie positive da incanalare in qualcosa di positivo.

Cosa pensa dell’amministrazione Boccuzzi?

Ho un giudizio più negativo sulla Raggi che su Boccuzzi. Per esempio,  non mi dispiace il modo il cui l’assessore Mario Podeschi ha portato avanti le politiche sociali. Purtroppo non sono riuscito a far entrare nel lessico, non dico nei provvedimenti, il tema del diritto al culto. Durante l’amministrazione Boccuzzi il problema della chiusura delle moschee è stato importante e se è vero che i provvedimenti non sono partiti dall’amministrazione municipale è anche vero che Boccuzzi non ha fatto niente per risolverlo. Per me questa è stata una delusione. 

Secondo lei è possibile una convergenza con il M5S al ballottaggio?

Se non sbaglio Gualtieri ha escluso questa possibilità e mi chiedo come si faccia a stare insieme al Governo e ritenersi avversari anche al secondo turno. Capisco che Pd e M5S a Roma si sono sputati in faccia per anni però, se il candidato unico al primo turno si è rivelato impossibile, escludere questa convergenza al secondo turno sarebbe un suicidio politico.

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