Pigneto

Elezioni Municipio V: intervista a Davide Kazazi, candidato presidente con 'Potere al Popolo'

Per costruire un'alternativa sul territorio, Kazazi propone l'attivismo civico per far fronte alle ingiustizie sociali, al precariato e al degrado ambientale

"Battersi per la dignità dei lavoratori, contro le speculazioni e la devastazione ambientale". Dall'attivismo territoriale alla discesa in politica, Davide Kazazi è il candidato di Potere al Popolo per rappresentare il Municipio V, a sostegno di Elisabetta Canitano che corre invece al Campidoglio. 

Nato e cresciuto a Centocelle, 26 anni, Kazazi è uno studente lavoratore. Non ha esperienze precedenti nella politica istituzionale, ma da diversi anni si occupa di diritti del lavoro e dell'abitare, verde pubblico e scuola."Mi sono reso conto che l'attivismo territoriale non è neanche lontanamente sufficiente ad affrontare i problemi strutturali dei nostri territori", spiega il candiato, come intende affrontarli, invece lo ha spiegato a Roma Today.

Il cuore pulsante del territorio ruota soprattutto intorno alla movida del Pigneto e di Centocelle, spesso arrecando disagi nelle ore notturne, tant’è che diversi cittadini hanno avviato delle petizioni anche per presentare denuncia alla Procura della Repubblica. Per come è gestita, la movida di zona è opportunità o disagio?

"La movida è ormai parte fondamentale del tessuto economico. Se c'è un aspetto per cui ritengo ci sia un disperato bisogno di regolamentazione, è la questione del lavoro in nero, in grigio o sottopagato. Non è raro sentire persone che lavorano a meno di 5€ l'ora, senza diritto a ferie o malattia, con straordinari obbligatori e col rischio di essere liquidati dall'oggi al domani. Per quanto riguarda i disagi notturni, per rimuovere completamente i rumori vedo solo due soluzioni: tappi per le orecchie o militarizzazione dei quartieri; tra le due preferisco di gran lunga la prima, le Forze dell'Ordine dovrebbero potersi occupare di problemi ben più gravi".

Il V Municipio è uno dei quadranti con il maggior numero di reperti archeologici e bellezze naturali. Tra queste anche il Parco di Centocelle e il Lago ex Snia, che non contempla a oggi ancora tutti gli ettari richiesti dai comitati di zona. Come valorizzare queste due aree dal punto di vista ambientale e renderle aperte alla cittadinanza?

"Innanzitutto è necessario strappare i terreni dei parchi dalle mani degli speculatori. Nel caso del parco della Snia, per esempio, bisogna estendere l'istituzione del monumento naturale a tutto il parco, ed espropriare i terreni privati appartenenti a ben noti palazzinari, che con arroganza inaudita hanno fatto entrare ruspe a devastare il parco, per costruirci un centro commerciale. Per quanto riguarda il Parco di Centocelle invece, bisogna necessariamente spostare gli sfasciacarrozze di viale Palmiro Togliatti, che negli anni hanno avvelenato il terreno bruciando e sotterrando rifiuti direttamente nel parco. Solo così è possibile avviare un piano di bonifica dei parchi in esame. Inoltre bisogna uscire dalla logica clientelare della messa a bando dei servizi di manutenzione dei parchi: il verde pubblico necessita di un intervento pubblico".

Quale limite evidenziate nelle messe a bando del verde?

"Secondo il mito liberista, la messa a bando dovrebbe essere più efficiente rispetto alla gestione pubblica, ma i risultati ottenuti sono stati a dir poco deludenti: per aumentare i profitti, si finisce per risparmiare sulle risorse organiche, sula formazione agli stipendi, fino al numero di operatori, sempre precari, riducendo al minimo gli interventi. Riportare un intervento pubblico significa creare posti di lavoro stabili, in cui si investa nella formazione degli operatori e con maggiore trasparenza e possibilità di controllo popolare".

Molte strade negli ultimi mesi hanno visto tracimare i cassoni di rifiuti, con piccole discariche a cielo aperto che hanno invaso anche le piste ciclabili della Prenestina. Come ottimizzare la raccolta ed evitare che situazioni come queste si ripetano? 

" La soluzione più efficace per una raccolta differenziata funzionante sta nell'istituzione della raccolta porta a porta dei rifiuti, ma ciò comporta necessariamente un aumento delle spese: per una raccolta capillare bisogna infatti assumere molti più operatori di quanti ne abbiamo attualmente, obiettivo inattuabile se l'obiettivo è rispettare il pareggio di bilancio dell'azienda".

Il V Municipio è quello dove si registrano maggiori diseguaglianze sociali. Quali sono le proposte che mette in campo la vostra lista per ridurre il più possibile la povertà?  

"Come per il verde pubblico e la nettezza urbana, la problematica principale dei servizi alla cittadinanza è la carenza di organico. È da 30 anni che la spesa pubblica viene tagliata e che i servizi vengono affidati a privati, direttamente o tramite bandi, comportando stipendi più bassi, meno posti di lavoro e maggiore precarietà. Investire nel pubblico significa non solo garantire servizi alla cittadinanza, ma anche creare posti di lavoro stabili, tutelati e con stipendi dignitosi, in cui ha senso investire sulla formazione degli operatori. La questione della "fattibilità" non è economica, ma puramente politica: ciò che manca non sono i fondi, ma la volontà di redistribuirli alla cittadinanza".

Perché i cittadini del V Municipio dovrebbero votarla?

"Il nostro obiettivo non è prendere voti sinceramente, ma farci conoscere come organizzazione, siamo tutte e tutti attivisti: questi sono i territori che abitiamo, dove ci siamo sempre battuti per i diritti delle fasce più deboli, per la dignità dei lavoratori, contro le speculazioni e la devastazione ambientale. Siamo ben consapevoli che a questa tornata elettorale non vinceremo, ma ogni voto ci aiuterà a crescere".

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