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Senegalesi al Pigneto: "Stato d'assedio, ma i killer non sono qui"

"Lasciateci vivere in pace". La comunità senegalese di via Campobasso non ce la fa più a sopportare i continui controlli delle forze dell'ordine in seguito al duplice omicidio avvenuto nel VI municipio: "Siamo sotto assedio"

Stanno vivendo i continui controlli sul territorio come uno "stato d'assedio". Gli interventi delle forze dell'ordine nel VI municipio si sono senza dubbio intensificati dal 4 gennaio, giorno della tragedia di Torpignattara in cui Zhou Zeng, 31 anni, e sua figlia Joy di pochi mesi sono stati uccisi da un colpo di pistola. "Forse i carabinieri pensano che i killer sono al Pigneto ma non è così" dichiarano i residenti di via Campobasso, appartenenti a una comunità di senegalesi ben integrata nel quartiere. "Nella nostra strada non abita neanche un marocchino, ci conosciamo tutti per nome e cognome e siamo brave persone". Lo afferma Ibra, uno dei senegalesi scesi in piazza dell'Esquilino questo pomeriggio, per la manifestazione di immigrati arrivati da diverse parti d'Italia. "In una settimana le forze dell'ordine sono venute tre volte in via Campobasso - aggiunge Mamu -, altro abitante senegalese. Diciamo basta alla persecuzione, vogliamo vivere tranquilli".

A sostenere le ragioni degli immigrati anche Dario, esponente del Comitato di quartiere del Pigneto: "Dal 2004 la Comunità di via Campobasso vive una persecuzione da parte delle forze dell' ordine. E invece sono brave persone, perfettamente integrate nel quartiere".Ricordiamo che è dello scorso 8 dicembre un allarme sgombero improvviso in cui una delle palazzine in cui abitano gli immigrati è stata dichiarata inagibile. Anche in quel caso l'opinione era unanime: "Tutta una scusa per fare controlli".

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