Pigneto San Giovanni / Via Lanusei

La storia di Mimmo, da 16 anni in un camper in via Lanusei

Trent'anni dentro e fuori dal carcere, una famiglia sparita nel nulla, la speranza vana di avere una casa. Domenico vive in un camper con la pensione di invalidità, un sussidio per la spesa e Rocky, il suo cane

Domenico ci mostra il suo piatto di peperoni al vino

Racconta di essere il fratello di Graziano Lovaglio, ucciso e fatto a pezzi nel ’69 dal killer noto alla cronaca come “il mostro del Tevere”. Sui documenti lo stesso cognome. Si chiama Domenico, detto Mimmo, 76 anni, ex detenuto, da 16 la sua casa è un camper in via Lanusei e la sua storia supera la fantasia. Aspetta un tetto dal ’96, non vede la figlia dal ’59 e la sorella, a suo dire, gli ha rubato la casa. “Una vita troppo assurda per essere raccontata” esordisce l’anziano nel mostrarci una vecchia foto in bianco e nero, con tanto di cornice dorata, che lo ritrae ventenne, giacca bianca e cravatta nera, sullo sfondo di piazza San Pietro. Già, perché nel vicino quartiere di Cavalleggeri Domenico è nato e ha trascorso, tra una cella e l’altra, i primi 26 anni della sua vita.

IERI - Poi il trasferimento a la Rustica con la famiglia, la morte della madre e l’inizio della fine.  “Mi sono ritrovato in mezzo alla strada perché mia sorella si è presa tutta la casa e mi ha cacciato” ci racconta Domenico che per trent’anni non ha fatto altro che entrare e uscire dal carcere per furto e spaccio. Nel mentre si è sposato ma, a quanto pare, l’unione non è stata fortunata e non l’ha aiutato a uscire dal tunnel, anzi. “Quella zoccolona di mia moglie - incalza non risparmiandosi espressioni colorite - mi ha fatto sbattere in galera per liberarsi di me”. Dal matrimonio è nata una bambina che oggi è una donna di 56 anni. “L’ultima volta che ho visto mia figlia aveva 4 anni - ci racconta - poi non ne ho saputo più niente”.

E la lista di parenti persi per strada non finisce qui. “Mio fratello l’hanno ucciso nel ’69 per storie di prostituzione mentre io stavo in carcere a Cassino, l’ho saputo dai telegiornali - ricorda con rabbia - una volta ero sull’autobus e ho incontrato Teti (Vincenzo Teti,  autore dell’omicidio di Graziano Lovaglio e della moglie Teresa, ha scontato sedici anni di carcere, ndr). Gli ho detto di scendere subito, altrimenti lo ammazzavo”. Di fratelli Domenico ne ha un altro che vive a Ostia ma che, ci spiega, “è come fosse morto”. Da anni è sparito nel nulla e, a quanto pare, “è meglio che se ne stia lontano perché se solo prova ad avvicinarsi...”. A colmare il vuoto familiare qualche amico ex detenuto che ogni tanto lo viene a trovare, magari con un piatto di pasta o una fetta di carne, e Rocky, il cane che da sei anni gli scodinzola appresso senza staccarsi un attimo.



OGGI - Con i proventi dello spaccio, come ci racconta, Domenico ha comprato il camper dove vive da 16 anni e dove tira avanti grazie alla pensione di invalidità totale, 600 euro mensili, e un sussidio di 40 per la spesa. “Questa è la carta che uso per comprare le cose da mangiare al supermercato ma spesso vado al mercato qui al Pigneto per la frutta e la verdura”. Mimmo cerca di trattarsi bene e sul tetto del camper ha installato un’antenna per la tv che però gli hanno rubato ben quattro volte. “Poi ora non ho la corrente - ci racconta - perché me l’hanno tagliata e sono al buio”. In un casottino proprio accanto al camper, ha messo su una piccola cucina con tanto di fornelli, pentole, e un mini frigo. Ce la mostra con orgoglio e ci racconta addirittura come se la cava ai fornelli. “Oggi mi sono fatto i peperoni col vino rosso, però poco perché non posso bere, sono malato e devo prendere tante medicine tutti i giorni”.

Chi si occupa di controllare lo stato di salute di Domenico? “Viene qui un medico che mi visita e mi prescrive i farmaci poi per fortuna mi aiuta una signora, una maestra di una scuola, che mi divide tutte le medicine e mi dice a che ora devo prenderle”. Non è la sola ad aiutarlo: amici, passanti, vecchie conoscenze cercano di dargli una mano, ognuno come può. Di aiuti concreti, però, nemmeno l’ombra. “Sono finito tante volte sui giornali ma nessuno ha mai fatto niente per me. Tanti anni fa ho fatto domanda al comune per una casa popolare ma nessuno mi ha mai risposto. Non ne ho mai saputo niente”. La rassegnazione poi ha preso il sopravvento e Domenico in una mano non ci spera più. “A chi volete che importi di me? Questo paese è allo sbando, la politica è uno schifo e ormai sono destinato a restare qui”.

 

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