Pigneto Pigneto / Via Braccio da Montone

Pigneto tra passato e presente: svelato l'Ipogeo sotterraneo del bar Necci

Da grotte antiche ad angolo degustazioni, il ritrovamento sarà raccontato dai gestori in un docufilm insieme agli abitanti del quartiere

Non solo movida e street art al Pigneto, luogo denso di arte e cultura delle sue piazze, scorci fino alle osterie e locali. Uno, in particolare, rappresenta un appuntamento fisso per i residenti e, incastonato tra i Villini e il Prenestino, custodisce un nuovo pezzo di storia.

È stato inaugurato infatti quest'oggi l'Ipogeo del bar Necci, storico ritrovo all'incrocio tra via Braccio da Montone e via Fanfulla da Lodi, dove un tempo era solito trascorrere le sue giornate anche Pier Paolo Pasolini. Se da un lato Necci è ricordato per aver spesso ospitato lo scrittore che per primo raccontò le borgate romane, il locale svela ora anche le sue cave sotterranee, nascoste per secoli sotto il manto del Pigneto e inaugurate proprio questa mattina dai gestori del locale, dopo un'accurata ristrutturazione conservativa.

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La memoria del Pigneto, le voci degli abitanti

"Da quando siamo qui abbiamo spesso sentito raccontare i residenti più anziani di cunicoli e passaggi sotterranei dove, durante la seconda Guerra Mondiale, si proteggevano dai bombardamenti, pensavamo però fossero leggende", racconta Agathe Jauborg, gestore del bar Necci insieme a Massimo Innocenti.

Invece, proprio curando il cortile del bar in pandemia, i proprietari hanno fatto emergere inconsapevolemente un tesoro. "Non ci spiegavamo perché non fiorisse in alcun modo la pianta che cercavamo di mettere all'ingresso", spiegano i gestori del locale. Sotto quella pianta, 10 metri più giù, una scoperta: una grotta sotterranea etrusco romana, conservata praticamente intatta. 

"Ci siamo fatti guidare proprio dai racconti degli abitanti del quartiere e da quello che volevano si ricordasse, ma soprattutto dal volere di Enrico Necci, fondatore del locale che morì durante la Guerra e a cui dobbiamo la trasformazione della cava di pozzolana in cantina, per poi diventare masseria e arrivare fino a noi oggi", sostiene Massimo Innocenti.

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Necci tra passato e presente

Scoperto dai gestori a cavallo della pandemia, dopo 9 mesi di lavoro lo spazio torna ora alla luce. Poco e niente è stato ritoccato, con volte di 2000 anni e tuttora quasi interamente di pozzolana, con reperti archeologici e un angolo ristretto per vernissage, degustazioni ed eventi speciali.

Nato in epoca etrusco romana, nei primi dell’Ottocento l'Ipogeto divenne la cantina vinicola della masseria sovrastante, quando il quadrante romano fu suddiviso in poderi coltivati e destinati alla viticoltura. Nelle stesse strade dove oggi si aggirano i ragazzi tra un aperitivo e l'altro, un tempo circolavano le carrozze dell'Agro romano, per poi fermarsi a pochi metri di distanza dove oggi sorge Necci. E, in effetti, nella grotta sono rimasti tutt'ora quegli scendibarile e i lacci per calare le botti nella cantina. "Quando abbiamo messo piede qui dentro abbiamo trovato persino l'impianto elettrico che gli abitanti utilizzarono durante i bombardamenti", afferma Innocenti.

Da cantina a rifugio antiaereo

L'utilizzo della grotta cambia però a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, quando diventa rifugio antiaereo per gli abitanti, nel tentativo di scampare ai bombardamenti che distrussero interi quartieri vicini, da Centocelle a Torpignattara. L'unico edificio a rimanere in piedi fu proprio la masseria di Enrico Necci, poi trasformata negli anni in latteria, gelateria fino al bar che oggi tutti conoscono al Pigneto.

"I quartieri scarsamente abitati e fantasma, come un tempo era il Pigneto, accoglievano gente che non aveva la possibilità di ripararsi nei bunker, così gli abitanti si rintanavano in rifugi improvvisati come l'Ipogeo. Oggi i cunicoli sono stati messi in sicurezza, ma crediamo che portino fino alMmandrione, a Torpignattara e Porta Maggiore", rivela il gestore del bar Necci.

Quei cunicoli, dopo l'unità d'Italia, sono stati poi riutilizzati da sfollati e da senzatetto, per poi essere chiusi definitivamente negli anni 80. "La gente del quartiere credeva che qui si perdessero i bambini e poi molte persone venivano qui per drogarsi", così Agathe Jauborg.

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Un docufilm per ricordare il Pigneto 

Lo spazio sarà a fruizione limitata e visitabile previa prenotazione, causa spazi ristretti e per tutelarne l'antichità, ma già domani ospiterà una mostra fotografica, "Cosplay" di Filippo Trojano, e la scoperta dello spazio sarà raccontata con un docufilm "Ericovero. Storia profonda del quartiere Pigneto", sceneggiato dallo stesso gestore Massimo Innocenti e per la regia di Alessandro Menaleproiettato , in anteprima il 25 settembre, nell'ambito della quarta edizione del Pigneto Film Festival. Un omaggio alla memoria storica del Pigneto e di tutti i suoi abitanti, a chi da quel rifugio è uscito e ha avuto modo di raccontarlo oggi.

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