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Comprensorio Casilino: il VI municipio dice "no" al cemento

Le forze politiche si sono unite, per la prima volta dopo mesi, per esprimere il loro netto rifiuto al Piano Particolareggiato Casilino voluto dal Comune. Firmati due ordini del giorni

E tregua sia se il pericolo di una colata di cemento di proporzioni storiche rischia di abbattersi sul VI municipio. Ieri, mercoledì 20 giugno, il "no" unanime delle forze politiche al Piano Particolareggiato Casilino ha riunito maggioranza e opposizione di via di Torre Annunziata, che per mesi, lo ricordiamo, non hanno fatto altro che dichiararsi guerra, su tutto. Un voto all'unanimità per due ordini del giorno con, più o meno, la stessa sostanza: il rifiuto al piano edilizio voluto dal Comune per i 140 ettari compresi tra le vie Casilina, Acqua Bullicante, Prenestina e Tor de'Schiavi. Un totale di circa 4.000 nuove case e 10.000 nuovi abitanti per un municipio che ha già la più alta densità abitativa della città.

Non sono ovviamente mancati gli attacchi ad personam e le rivendicazioni personali in aula. Ma si può tollerare lo spettacolo politico in nome del risultato finale: i rappresentanti dei cittadini del VI municipio rifiutano in maniera inequivocabile il Piano Particoleraggiato e lo fanno per quattro elementi inconfutabili. Primo fra tutti l'impossibilità per un municipio con una densità pari a 18.000 abitanti al Km2 a farsi carico di nuovi insediamenti abitativi, secondo la percentuale di verde procapite prossima alla zero che impedisce di sorreggere 1.500.000 m3 di cemento e ulteriore consumo del territorio, terzo il volume di traffico e di inquinamento già alle stelle che non permette una nuova ulteriore immissione di trasporto privato su gomma, quarto e ultimo l’irragionevolezza di un progetto che, non considerando l’importanza archeologico-paesaggistica del Comprensorio (potenziale fonte di reddito turistico a lungo termine), di fatto impoverisce un territorio privandolo di una sua vitale peculiarità.

Detto questo non si è detto solo "no" a qualcosa che non può essere. Si è pensato anche a una proposta alternativa, e la si è pensata nel concreto: l'istituzione in quegli stessi ettari di agro romano di un Ecomuseo, prima struttura del genere nella capitale. "Un progetto diverso" capace di un’impatto economico-sociale di rilievo e a lungo termine. Da semplice idea "fumosa e poco chiara" questo progetto sta assumendo la forma di un proposta concreta o - come lo ha definito nel suo intervento conclusivo il presidente Palmieri - "di un investimento in infrastrutture ambientali. Un investimento strategico degno di competere per efficacia, potenzialità e prospettiva con i classici interventi sulla mobilità, servizi o industria/commercio". Ricordiamo tra le altre cose che, di poche settimane fa, è l'approvazione in Commissione Ambiente della Regione Lazio di una legge riguardante proprio l'istituzioni di ecomusei sul territorio. Le parole chiave? "Recuperare, testimoniare e valorizzare la memoria storica".

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