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L'apertura del consultorio di via Spencer ritarda, le attiviste lo 'inaugurano' lo stesso: "Le promesse non bastano"

Un'azione simbolica mentre l'apertura vera e propria dovrebbe essere slittata al 9 novembre. Resta chiuso invece il consultorio di via Casilina 711

Grandi forbici fucsia e un altrettanto grande bandana verde con scritte in favore al diritto di aborto al posto del nastro. Così questa mattina le attiviste del Coordinamento assemblee consultori delle donne e libere soggettività del Lazio hanno inaugurato il consultorio di via Spencer 282, al Collatino, chiuso dal dicembre del 2019. Un’inaugurazione simbolica visto che quella ufficiale è slittata, probabilmente il 9 novembre ci dovrebbe essere il collaudo. “Abbiamo deciso 'aprirlo' lo stesso perché è un anno che attendiamo questo momento e ci era stato garantito da Regione e Asl che sarebbe avvenuto oggi, 30 ottobre”, la denuncia. “C’è una chiara volontà di depotenziare i consultori mentre invece sono presidi di prevenzione importantissimi sul territorio, soprattutto in una fase di pandemia che ha reso cruciale il decentramento rispetto alle strutture ospedaliere”.

La richiesta delle attiviste è quindi quella di aprire un consultorio ogni 20mila abitanti così come previsto dalla legge 405 del 1975. Per esempio a Roma Est, la denuncia del Coordinamento delle assemblee, in un territorio abitato da un milione e 300mila persone ci sono solo 17 consultori, contando anche quello chiuso di via Casilina 711, mentre stando alla legge ce ne dovrebbero essere almeno 50.

“Non va dimenticato che quando un consultorio chiude, come avvenuto a via Spencer, tutto il lavoro sul territorio finalizzato alla prevenzione e alla consapevolezza dell’utenza viene perso e l’utenza è spinta verso il servizio privato. Depotenziare i consultori significa smantellare i servizi sanitari pubblici e laici per favorire un modello che punta al profitto. La Regione Lazio”, continuano, “aveva promesso entro luglio scorso un incontro per affrontare insieme questi nodi eppure ciò non è mai avvenuto”.

Le attiviste ricordano anche l’importanza di questi presidi territoriali per la somministrazione della pillola abortiva Ru480, “così come previsto per legge”, e della necessità di aprirli “anche alle soggettività Lgbtiqi+. Una posizione accolta anche dalla Regione che però non ha mai trovato applicazione per la mancanza di personale adeguatamente formato”.

Mentre le attiviste manifestano all’interno della struttura all'interno si sente il rumore degli operai al lavoro. Secondo quanto si apprende alcune stanze del consultorio saranno destinate a un centro di somministrazione dei vaccini mentre con i lavori di ristrutturazione sono state recuperate tre stanze al piano terra per abbattere le barriere architettoniche del vecchio ascensore.

Se il consultorio di via Spencer è destinato ad essere riaperto a breve, resta incerto il destino di quello di via Casilina 711, chiuso dal giugno del 2019 insieme all’asilo Zigo Zago che si trovava al primo piano per alcune crepe. Il Consultorio sarebbe dovuto riaprire a marzo del 2020, tanto che l’interno è già stato completamente ristrutturato ed è pronto per essere usato, ma ciò non è avvenuto. Nel frattempo un gruppo di famiglie senza casa ha occupato la parte che ospitava l'asilo.

Secondo quanto spiegato dal vicepresidente del V muncipio, Mario Podeschi, “da luglio chiediamo alla commissione stabili pericolanti che fa capo al dipartimento capitolino Simu un sopralluogo per effettuare le verifiche necessarie a capire se sono crepe sostanziali”, ha spiegato nel corso di una commissione municipale Trasparenza che si è tenuta il 23 ottobre scorso. “Eppure questo intervento non l’abbiamo ancora ottenuto. La settimana scorsa si stava concretizzando ma poi il Simu ha interrotto le attività per qualche giorno a causa di un contagio. Purtroppo oggi siamo in presenza di un verbale dei vigili del fuoco che dice che è inagibile e di una relazione dell’ufficio tecnico della Asl che invece sostiene che non siano crepe così pericolose. La relazione, in ogni caso, la deve fare l’ufficio Simu in quanto il proprietario delle mura è il Comune di Roma”.

Resta senza soluzione anche la condizione delle famiglie senza casa che occupano lo stabile ormai da maggio. “La Asl è intenzionata a rilevare l’intero immobile e si farebbe carico di tutti i lavori di ristrutturazione del palazzo ma questo non avverrà con gli occupanti all’interno”. Così il consultorio non aprirà nonostante sia stato recentemente ristrutturato e nonostante abbia un ingresso separato rispetto all'asilo occupato.

In occasione della conferenza stampa di questa mattina le attiviste del Coordinamento hanno inoltre annunciato per il 14 novembre dalle ore 11 una giornata di ‘consultori in piazza’ i cui particolari verranno resi noti nei prossimi giorni. “Per quel giorno presenteremo anche i risultati del lavoro di mappatura della presenza di medici obiettori negli ospedali del Lazio. Siamo rimaste stupìte quando abbiamo scoperto che sono presenti anche nei consultori”. 

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