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Foto Facebook: Osservator

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Una ciclabile dentro Villa Ada? La rivolta delle associazioni contro il Grab

La 16esima tappa del Grande Raccordo Anulare delle Biciclette prevede il passaggio del tracciato all'interbo della villa storica, insorgono comitati e associazioni ambientaliste: "Ipotesi da rifiutare senza appello"

No alla ciclabile dentro Villa Ada. E’ perentoria la presa di posizione di comitati e associazioni ambientaliste contro il passaggio del Grab, il Grande Raccordo Anulare delle Bici, all’interno della Villa Storica del Salario. 

La ciclabile dentro Villa Ada: 16esima tappa del Grab

Si perchè il progetto della ciclovia urbana, un anello ciclabile di 45 chilometri studiato per toccare  i luoghi più significativi di Roma dal centro alla periferia, alla sua 16esima tappa prevede proprio il passaggio all’interno di VIlla Ada. Una volta lasciata alle spalle la ciclabile Aniene il percorso conduce nella villa di via Salaria già molto frequentata dagli appassionati di jogging, con i sentieri che si snodano tra stagni e laghetti. “Era la residenza privata di re Vittorio Emanuele III ed è - così descrive la tappa il documento del Grab - l’esilarante scenario del romanzo ‘Che la festa cominci’ di Niccolò Ammaniti. I 160 ettari del parco nascondono numerosi edifici neoclassici ed eclettici come il Tempio di Flora, la  Villa Polissena, le  Scuderie Reali, lo Chalet svizzero, la Torre Gotica e sono caratterizzati da boschi di lecci, querce da sughero, pinete e prati, secondo la tradizionale configurazione irregolare del giardino all’inglese”. Una meta prestigiosa, “ma la ciclabile dovrà restare fuori dal perimetro della Villa” - insorgono le realtà associative e ambientaliste del territorio. 

Associazioni contro la ciclabile all'interno di Villa Ada

Anche Italia Nostra si schiera contro. “Villa Ada anche se mal tenuta e maltrattata è una Villa storica vincolata dal Ministero della Cultura. Nelle Ville storiche non possono passare piste ciclabile, quindi, l’ipotesi che il GRAB abbia un tracciato dentro villa Ada è da rifiutare senza appello”. Una battaglia, quella contro il passaggio della ciclovia urbana all’interno di Villa Ada, portata avanti da ormai cinque anni anche dall’Osservatorio Sherwood: “Gli standard infrastrutturali che sono stati prefigurati, larghezza della ‘pista’ e pavimentazione omogenea e stabilizzata, lasciano presagire una difficile conciliazione con i forti vincoli di tutela in vigore nel parco. Ugualmente preoccupa l'impatto dei flussi di attraversamento, che porterebbero centinaia di biciclette a contendersi i vialetti con carrozzine, bambini, anziani, pedoni, podisti e cani (mentre qualche problema già esiste con alcuni ciclisti incivili che sfrecciano tra la gente o dissestano i sentieri fuori pista). Villa Ada - dice l’osservatorio - è un'oasi naturalistica e una foresta urbana, a differenza di altre ville storiche più antropizzate. Questa sua caratteristica va assolutamente preservata e rispettata”. 

In una lettera indirizzata alla sindaca Raggi undici tra associazioni e comitati del II Municipio (dal WWF a Verdi Ambiente e Società, fino agli Amici di Villa Ada e Amici di Piazza Verbano, Gruppo di Lavoro Parco Nemorense) propongono l’alternativa: il riposizionamento del tracciato all’esterno di Villa Ada, in via di Ponte Salario, “che andrebbe riqualificata e chiusa al traffico, permettendo così di raggiungere l’area archeologica e storica di Monte Antenne”, per poi proseguire in direzione della Moschea e di viale Romania, a piedi o in bicicletta. Il circuito ciclabile all’interno di Villa Ada, dicono, “rischierebbe, inoltre, di trasformarsi in una superstrada a svantaggio degli altri frequentatori del parco: pedoni, jogger, bambini, famiglie con passeggini”. 

La replica di Grab: "Non conoscono obiettivi progetto"

Nessun commento dal Grab che però dalla propria pagina Facebook tuona contro Italia Nostra che ha considerato “irricevibile” l’idea della ciclabile dentro Villa Ada: “Siamo sorpresi - scrivono dal Grande Raccordo Anulare delle Bici - di come alcuni riescano ad essere così assertivi senza aver mai visto (voluto vedere) il nostro progetto e quali obiettivi si propone”. 

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