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Stadio Flaminio, il TAR riapre la partita della Roma Nuoto: il progetto della Lazio dovrà attendere

Per i giudici va riaperta la conferenza dei servizi sul progetto presentato nel 2021. Il presidente della commissione sport Nando Bonessio: “Tra gli scenari possibili c’è un ulteriore ricorso del comune, ma sono preoccupati per le tempistiche”

Il progetto “a cui non si potrà dire di no” che il presidente Claudio Lotito aveva intenzione di presentare, dovrà attendere. Perché, sullo stadio Flaminio, la partita della Roma Nuoto non è ancora terminata.

Il progetto del 2021 presentato dalla Roma Nuoto

Nel 2021 al Campidoglio era stato sottoposto un progetto da un raggruppamento temporaneo d’impresa, che puntava ad utilizzare l’impianto in chiave multidisciplinare. Di quella Rti faceva parte anche la Roma Nuoto che aveva manifestato l’intenzione di riqualificare lo stadio per consentire la pratica, oltre che del calcio, anche della scherma, del nuoto della danza. Perché l’impianto progettato da Pier Luigi e Antonio per le Olimpiadi di Roma, ospita nel piano interrato una serie di palestre e, ovviamente, una piscina. Nelle intenzioni di quel proponente, aveva spiegato all’epoca l’assessore allo sport Daniele Frongia, c’era anche l’obiettivo di sistemare anche la zona circostante “in un’ottica fortemente green con l’impiego di materiali riciclabili, impianti a basso consumo ed energie rinnovabili, lo sviluppo della mobilità dolce”.

La decisione del TAR

Il progetto, presentato durante la precedente amministrazione, è stato bocciato in conferenza dei servizi. Capitolo chiuso? Non per chi lo aveva proposto e nemmeno per il Tar come è emerso nel corso di una diretta della trasmissione ‘Gli inascoltabili’ in onda su Radio Roma Sound fm90.La Rti di cui la Roma Nuoto fa parte, aveva infatti prodotto delle integrazioni. Lo aveva fatto “tempestivamente” viene ricordato dalla sentenza firmata dalla seconda sezione del tribunale amministrativo del Lazio. E pertanto “Roma Capitale avrebbe dovuto completar il procedimento”. Dopodiché, se queste integrazioni non fossero state tali da “superare le circostanze ritenute ostative”, il Comune avrebbe dovuto procedere ad adottare “una seconda delibera negativa, la quale conclude definitivamente il procedimento”. 

La scelta che dovrà fare il Comune

Cosa succede ora? “Sono due gli scenari possibili. Da una parte il comune può decidere di riaprire la conferenza dei servizi, per consentire a tutti i soggetti coinvolti di valutare le integrazioni al progetto della Roma Nuoto. Oppure – ha spiegato il presidente della commissione sport Nando Bonessio – può decidere di impugnare la decisione del TAR presentando un ricorso al Consiglio di Stato. Questa sentenza crea un po’ di preoccupazione sui tempi perché, quell’impianto che è un’importante eredità delle Olimpiadi di Roma, va recuperato e messo a disposizione dello sport ed anche dei cittadini che, lì, potrebbero praticare tante discipline oltre al calcio, dal nuoto alla boxe, fino alla danza. Il mio auspicio – ha concluso Bonessio, consigliere dell’alleanza Verdi e Sinistra – è che l’assessorato allo sport ed il relativo dipartimento, prendano rapidamente una o l’altra decisione”.

Il progetto Lazio resta in stand by

Il presidente della Lazio Claudio Lotito, ad inizio della settimana, era tornato a parlare del Flaminio. Ai microfoni della radio biancoceleste, aveva dichiarato: “Presenteremo il progetto dello stadio, speriamo entro la fine del mese o al massimo per i primi di maggio”. Nulla osta alla presentazione di questo progetto, finalizzato a rendere il Flaminio la casa della SS Lazio. Perché sia preso in considerazione, però, bisogna prima decidere cosa fare di quello depositato dalla Roma Nuoto e dalle altre società del raggruppamento temporaneo d’impresa nel 2021.
 

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