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"Non mettiamoci una croce sopra": al cimitero Flaminio arrivano cippi senza simboli religiosi

L'Unione degli Atei dona dei cippi da usare in alternativa alle croci per le persone non credenti

Niente più simboli religiosi sulle tombe delle persone non credenti. Al cimitero di Prima Porta, al Flaminio, stanno per arrivare dei cippi funebri da utilizzare in sostituzione delle croci che, indiscriminatamente, vengono utilizzate per tutti i defunti.

La croce sulla tomba della donna atea

A metà dicembre aveva suscitato clamore la notizia di una donna non credente che, dopo una cerimonia laica, era stata inumata al cimitero del Flaminio. Con una croce sopra. Una scelta provvisoria, in attesa dell’arrivo della lapide destinata alla persona defunta. Un simbolo religioso sopra la tomba di una persona dichiaratamente atea. 

L’episodio era stato subito segnalato da Adele Orioli, la celebrante laica che, su richiesta della persona defunta e dei suoi famigliari,  aveva curato la cerimonia la tempietto Egizio del Verano, l’unico spazio pubblico in grado di ospitare questo tipo di funzione. La sistemazione della croce, inaspettata ed indesiderata, era stata stigmatizzata. Perchè non rispettava le volontà e la sensibilità della donna deceduta.

I cippi senza simboli religiosi

A seguito dell'episidio verificatosi lo scorso dicembre, l’Unione Atei e Agnostici Razionalistici, ha deciso di correre ai ripari. E per sabato 27 ha deciso di effettuare una donazione simbolica. Tre cippi funebri, privi di simboli religiosi, saranno consegnati a Prima Porta, “con la richiesta ad Ama ed al cimitero di rispetto le volontà dei defunti  non credenti e delle loro famiglie, non apponendo “d’ufficio” delle croci cattoliche sopra le tombe delle persone inumate”.

Il caso della privacy violata

La denuncia della celebrante laica, è arrivata qualche mese dopo la segnalazione, a mezzo social, di  Marta Loi. La donna aveva trovato il proprio nome associato al proprio feto, sepolto sempre nel cimitero del Flaminio. Una vicenda che aveva contribuito ad accendere i riflettori sul tema della privacy violata, ma non su quello dei simboli religiosi che, "di default", i cimiteri capitolini appongono sul terreno quando i corpi sono inumati.

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