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'Lungomuro' di Ostia, spiaggia poco libera: i varchi al mare non convincono

Papagni a SkyTg24 spiega la realtà del Litorale romano: "Il 60 % degli arenili sono pubblici ed il 40% è gestito dall'imprenditoria"

Sessantacinque stabilimenti balneari distribuiti lungo circa 9 chilometri di spiaggia, un terzo della costa dato in concessione e un 'muro', per qualcuno "invalicabile", che impedisce l'accesso alla spiaggia. È questa la situazione di Ostia e di questo si è parlato, in settimana, durante la trasmissione 'Radio anch'io' su Radio 1 Rai. 

Argomento centrale del dibattito a cui hanno preso parte, tra gli altri, il delegato del sindaco di Roma alla Sicurezza, Rossella Matarazzo, l'assessore ai Lavori pubblici del Municipio X, Antonio Caliendo, Sebastiano Venneri di Legambiente, il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, e il presidente di Federbalneari, Renato Papagni, l'abbattimento, voluto dal sindaco di Roma Ignazio Marino il 24 luglio, di due varchi d'accesso nella zona del Pontile in piazzale dei Ravennati.

VARCHI POCO UTILI - Una situazione ancora in evoluzione che però non piace a molti. Un abbattimento che è tutto meno che un'apertura, commenta Papagni che aggiunge che i varchi, così concepiti, sono "una misura dannosa per gli esercenti e poco utile anche per i cittadini, dal momento che nel varco non si riesce a passare nemmeno con una carrozzina".

Ai microfoni di Sky Tg 24 il presidente di Assobalneari Roma-Federbalneari Italia ha aggiunto anche che la realtà del Litorale romano è composta da "il 60 % degli arenili pubblici ed il 40% gestito dall'imprenditoria. Ma di ciò non si parla e si fa disinformazione. La reale esigenza è quella di riorganizzare tutto il sistema turistico balneare per contrastare il processo di degrado ormai avviato da tempo. Serve un piano di rilancio del Mare di Roma, il Sindaco Marino si occupi dei progetti, non dei muri. Allora si, il mare potrà essere di tutti, e tutti potranno goderne". 

Il presidente di Sib Lazio, Fabrizio Fumagali evidenzia come ci sia una "frattura" tra Ostia e la Capitale: "Le ultime amministrazioni che hanno guardato verso il suo mare, con la voglia di valorizzarlo, hanno fatto una cosa semplice,- spiega - hanno aperto un confronto corretto e rispettoso dei ruoli con gli imprenditori di Ostia. Con l'attuale normativa i varchi aperti recentemente ad Ostia sono oggettivamente inutili, infatti l'accesso è garantito dagli ingressi degli stabilimenti balneari e dalle spiagge libere esistenti, c'è solo una differenza, evitando di passare attraverso l'ingresso dello stabilimento balneare, non si è soggetti alle indicazioni che il gestore ha l'obbligo di fornire".

Anche Antonella Moroso, esponente di Ncd e consigliere del X Municipio di Roma Capitale, su Facebook aveva denunciato il degrado della zona: "Così non va. Ci sono bottiglie di vetro e spazzatura ovunque. Oltre al degrado, evidente, la zona è pericolosa e poco sicura soprattutto per i bambini". Insomma la situazione è ancora un 'working progress'. 

PUA E LUNGOMURO - Che la soppressione dei varchi sia un gesto poco più che simbolico ne è consapevole anche Bonelli, il quale ha rivendicato il diritto di ogni cittadino di poter accedere al mare, anche se il vero problema è la frammentarietà della normativa e l'assenza del Pua (Piano di utilizzazione degli arenili ndr): "Con la normativa vigente, che consente il libero passaggio a 5 metri dal bagnasciuga, un cittadino va al mare, si fa il bagno e poi puo' solo tornare a casa, dal momento che non gli è consentita la sosta nelle spiagge date in concessione". L'elaborazione del Pua, tuttavia, "richiede tempo", come spiegato da Rossella Matarazzo, "essendo un tema molto delicato e' necessaria la massima concertazione con tutte le categorie interessate e soprattutto con i cittadini. I romani lo aspettano da 24 anni".

Secondo Papagni oltre al costo delle licenze "gli esercenti balneari corrispondono allo stato italiano circa 4 milioni di euro l'anno". Per quel che riguarda il decoro, l'impatto ambientale e gli abusi sulla costa, il presidente di Federbalneari ha spiegato: "Noi siamo i primi a voler abbattere il muro e gran parte delle cabine che impediscono la visuale del mare. A tal proposito sono 12 anni che aspettiamo un nuovo Pua dal Comune per poterlo fare, perche' a oggi l'amministrazione non ha gli strumenti per poterci dare le necessarie autorizzazioni".

Tesi che non ha trovato d'accordo Bonelli: "Al di là di quel muro e lontano dagli occhi della cittadinanza, avete costruito piscine e ogni genere di struttura, molte a norma e molte altre no. Il problema di Ostia è che il mare non si vede, la gente non sa come accedervi - non sanno ad esempio che si puo' accedere anche dagli stessi stabilimenti senza pagare il biglietto - e gli esercenti non hanno alcuna intenzione di fare passi indietro".

LEGALITA' E DECORO - L'elaborazione del Pua, tuttavia, "richiede tempo", come spiegato da Rossella Matarazzo, "essendo un tema molto delicato è necessaria la massima concertazione con tutte le categorie interessate e soprattutto con i cittadini. I romani lo aspettano da 24 anni".

Ma sul ripristino della legalità, del decoro e di nuovi varchi sul litorale, Matarazzo ha promesso: "Il Comune di Roma non guarderà in faccia nessuno e andrà avanti contro tutto e contro tutti. L'operazione del 24 luglio è stato solo un primo passo per restituire il mare di Roma ai romani. Ci sono lavori che vanno completati, al momento abbiamo solo levato due cancelli e rimosso qualche albero, ma i lavori per rendere questi varchi davvero accessibili - sembrano di fatto dei corridoi - sono tuttora in corso".  

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