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Cinema America, il Cineland di Ostia vuole i danni: "Un milione di euro, è concorrenza sleale"

La replica di Valerio Carocci: "Il fatto non sussiste. Nessun titolo in programma sui nostri schermi era quest'anno nelle sale. Solo retrospettive"

Foto di Francesco Marchini

Una richiesta di risarcimento danni per un milione di euro. Il cineland di Ostia dichiara guerra ai ragazzi del Piccolo Cinema America. La stagione dei film all'aperto è appena partita e i giovanissimi cineamatori dell'associazione - non a scopo di lucro - hanno appena inaugurato al porto turistico del litorale un ciclo di 90 proiezioni che andrà avanti fino a ottobre (in parallelo a Tor Sapienza e al liceo Kennedy). Epilogo di un lungo inverno di scontri con il Campidoglio che li ha "cacciati" da piazza San Cosimato per mettere a bando lo spazio tra le gare dell'Estate romana. Nessuna offerta è arrivata, a onor del vero, e il pressing sul Comune per tornare nell'arena delle origini, che altrimenti resterà deserta, è già partito. Nel mentre l'ennesimo ostacolo, stavolta di natura legale.  

"Si chiama concorrenza sleale. Il prodotto cinematografico ha una catena di costi infinita, proporlo gratis in luoghi non consoni alla sua fruizione equivale a drogare il mercato". A parlare a RomaToday l'avvocato Italo Mannucci, legale della società Ci.me che gestisce il multisala aperto a Ostia da vent'anni. E' stato incaricato dal patron della struttura Giuseppe Ciotoli di fare causa ai ragazzi. 

"Il danno che viene fatto è all'intera filiera produttiva. Nessuno lavora gratis. Ci sono i dipendenti e le spese di gestione". Giusto per dirne una: "Ventimila euro è il costo di una lampadina per proiettare in 4k. Le persone non hanno idea di quanto sacrificio ci sia dietro alla proiezione di un film nelle sale". L'avvocato si sfoga: "Non ci stiamo a passare per quelli che si risentono perché non incassano. Il problema è più complesso, la loro è mortificazione del cinema". Un po' come "una Messa celebrata all'aperto, o una cantante lirica che si esibisce in ascensore".

Da qui l'intenzione di dare battaglia: "Ci rivolgeremo all'ente territoriale competente che ha erogato contributi per avere un risarcimento sì, perché ha danneggiato le imprese del mercato regolare invece di aiutare i pubblici esercizi in difficoltà. Perché il cinema America ha potuto usufruire di centomila euro dalla regione Lazio? Perché loro sì e altri no? E perché non è stato fatto un regolare bando in cui si decideva magari di proiettare film d'essaie a prezzi inferiori a quelli di sala? Sarebbe stato diverso"

Ma il presidente dell’America, il 27enne Valerio Carocci, replica a stretto giro. "Prima di tutto ci terrei a precisare che non abbiamo ricevuto alcuna richiesta di risarcimento danni - spiega a RomaToday - seconda cosa, il parcheggio del porto di Ostia è un'area privata concessaci dall’amministratore e custode giudiziario mediante un contratto registrato, con autorizzazione della Terza Sezione Penale del Tribunale di Roma". E sui presunti fondi ricevuti dalla regione Lazio smentisce: "Attualmente abbiamo ricevuto solo un patrocinio non oneroso dal’Osservatorio per la Legalità e la Sicurezza e dal MIBACT".

Per il capitolo concorrenza, il giovane non la ritiene tale: "Come già dichiarato, proprio nel rispetto degli esercizi cinematografici attivi, non abbiamo volontariamente programmato opere della stagione corrente e quindi possibilmente presenti nei cinema e nelle arene a pagamento. Che concorrenza può esserci nel proporre Dumbo di Walt Disney o Otto e mezzo di Fellini? Credo che il fatto non sussista. Abbiamo sempre agito nel rispetto dei diritti Siae e pagato tutti i compensi nei confronti dei distributori e aventi diritto dei titoli in programma". Anzi, nella visione dei ragazzi ci sarebbe il tentativo di sensibilizzare le persone al grande schermo: "Il nostro obiettivo è abituare nuovamente il pubblico alla fruizione delle opere nelle sale, auspichiamo che anche ad Ostia l’incontro con gli autori d’estate possa generare un indotto per gli esercizi cinematografici attivi sul territori tutto l’anno". 

Poi il messaggio distensivo: "Chiediamo al dr. Ciotoli del Cineland un incontro, poiché noi ragazzi rispettiamo il lavoro che porta avanti e siamo a disposizione per sostenere la sua attività. Ad esempio mettiamo a disposizione, gratuitamente, il nostro schermo ed i nostri canali social per promuovere la sua programmazione con delle forme di pubblicità che siamo pronti a concordare assieme. Non c’è alcuna volontà da parte nostra di fare concorrenza sleale, anzi noi vogliamo che i cinema rimangano aperti o che meglio riaprano lì dove hanno chiuso". 

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