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Infernetto, la rabbia dei cittadini: “Ci sentiamo terremotati nel nostro quartiere”

Dopo la rapina dell'altra notte abbiamo intervistato Antonio Fonzi, Presidente del Comitato di Quartere Pineta dell’Infernetto: “La zona l'illuminiamo noi e siamo costretti a pagare società di vigilanza privata per avere più controlli”

“Un quartiere dimenticato, dentro al quale appena mettiamo piede ci sentiamo terremotati”. Usa parole dure Antonio Fonzi, Presidente del Comitato di Quartere Pineta dell’Infernetto, frutto di una rabbia nata dall'abbandono in cui versa il quartiere a tutti gli effetti all'interno del Comune di Roma, ma di cui l'amministrazione comunale sembra proprio non volersi prendere cura.

Sicurezza, rifiuti, condizione del manto stradale, illuminazione: niente all'Infernetto va come dovrebbe. E dire il quartiere negli anni è diventato meta di una borghesia benestante, che ha trasformato un sobborgo di senza tetto, in una “zona in” della Capitale, abitata anche da molti calciatori della Roma. Un quartiere ben abitato da un punto di vista economico, tanto che i cittadini pur di avere un minimo di servizi sono disposti a pagarli due volte, una al Comune, senza però riceverne niente in cambio, e una ai privati.

“Il quartiere lo illuminiamo noi”, spiega Fonzi, “con i lampioncini delle nostre abitazioni, quando non con delle lampadine a mano quando usciamo. Il Comune non pensa neanche a quello. La tanto decantata sicurezza qui non è mai arrivata, anzi. Noi siamo costretti a pagare società di vigilanza privata per fare un minimo di controllo al di fuori delle nostre abitazioni”.

Fonzi spiega che non si tratta di ronde, ma di società autorizzate alla vigilanza privata. Il problema sicurezza qui è talmente tanto sentito che i cittadini sono arrivati a rivolgersi a loro pur di vivere con meno panico le proprie giornate. 

Ciononostante i reati qui sono in aumento. “Senza essere smentito”, prosegue Fonzi, “posso dire che qui c'è un reato al giorno. Solo la notte scorsa sono state svaligiate tre ville. In una i ladri sono arrivati a narcotizzare i proprietari, agendo poi in totale libertà, arrivando anche a mangiarsi un panino prima di andare via”.

Eppure alla zona è stata assegnata una pattuglia fissa dei carabinieri.I cittadini però avevano raccolto oltre 10.000 firme per ottenere una stazione fissa. “I numeri spiegano meglio il perchè della nostra richiesta”, racconta Fonzi. “L'Infernetto è di fatto una piccola cittadina. Attualmente conta 35.000 abitanti e la popolazione cresce a ritmi vertiginosi, circa il  20% ogni due anni. Numeri del genere altrove sarebbero sufficienti per ottenere una stazione con 5-6 carabinieri, ma qui non accade nulla di tutto questo”. Nei mesi scorsi avevamo riportato la denuncia del consigliere dell'Udc Onorato che parlava di una diminuzione dei vigili urbani nel XIII municipio. Una diminuzione che evidentemente ha ripercussioni sulla sicurezza, percepita e reale, dei cittadini.

Ancor prima delle pattuglie però i cittadini credono che qualcosa si possa fare aumentando l'illuminazione. Il quartiere è infatti buio e con il calar del sole diventa quasi spettrale. “La gente ha paura ad uscire”, spiega Fonzi. “Le uniche luci sono quelle delle nostre case. Eppure noi paghiamo l'Acea come tutti gli altri romani, senza ricevere però lo stesso servizio. E lo stesso dicasi per l'Ama: qui abbiamo vere e proprie discariche a cielo aperto e l'Ama, nonostante le sollecitazioni, non fa nulla per intervenire”.

Il XIII municipio dal canto suo dice di non avere i fondi ed anche per questo Fonzi chiude con una richiesta semplice: “Alemanno sinora qui è stato latitante. Non si è mai fatto vivo. Quello che chiediamo è la chiarezza: capire quanti fondi ci sono per la sicurezza, per l'illuminazione  e la manutenzione delle strade e per la pulizia del quartiere. Non ci sembra di chiedere la luna. Il tempo delle parole vuote è finito”.

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