Sabato, 19 Giugno 2021
Ostia Lungomare Duca degli Abruzzi

Ostia, sul lungomare sterpi e palme malandate: "E' un vivaio di piante morte"

La denuncia del capogruppo di FdI, Pietro Malara: "Spesi oltre 100mila euro, ricorreremo a Corte dei Conti"

Altro che verde rigoglioso ad incorniciare il mare sullo sfondo, il lungomare Duca degli Abruzzi, ad Ostia Ponente, “è un triste vivaio di piante morte”. Un chilometro di passeggiata, proprio alle spalle della spiaggia, caratterizzato da sterpi, piante secche e palme in evidente stato di sofferenza. 

Ostia, il lungomare è un vivaio di piante morte

Una condizione, quella del verde sul lungomare di Ostia, al centro di un’interrogazione del consigliere di Fdi in X Municipio, Pietro Malara, all’assessore all'Ambiente Alessandro Ieva. 

Rispondendo ha spiegato che solo tra il 2019 e il 2020 sono stati spesi quasi 90mila euro esclusivamente per la piantumazione di essenze arboree nelle aiuole: due tentativi andati miseramente a vuoto! Essendo state messe a dimora in pieno inverno in entrambe le circostanze, le piante non hanno resistito alle basse temperature e alla forte brezza marina carica di sale. E poco importa se l'ultimo intervento risulta coperto da polizza assicurativa: ci era stato garantito lo stesso per il precedente appalto, eppure oggi ci ritroviamo con un lungomare desertificato malgrado una spesa di 90mila euro. Ai quali vanno aggiunti i circa 50mila euro investiti per l'impianto di irrigazione interrato di ultima generazione: salendo in cattedra come da prassi grillina, il consigliere Ferrara ci aveva assicurato 'via social' che il sistema sarebbe stato gestito dal Servizio Giardini da remoto attraverso un'applicazione, ma evidentemente qualcosa non ha funzionato a dovere. Per far apparire una bella e folta siepe sul lungomare di Ostia gli consigliamo allora di ricorrere allo stesso software di fotoritocco utilizzato per disostruire i tombini in zona Boccea” - ironizza Malara. “Ironia a parte, senza dubbio si profila un grave danno di natura erariale”. Fratelli d’Italia ricorrerà alla Corte dei Conti “affinchè qualcuno risponda di questo ignobile spreco di risorse pubbliche". 
 

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