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Sabato, 22 Gennaio 2022
Valerio Valeri

Opinioni

Valerio Valeri

Giornalista RomaToday

San Lorenzo

San Lorenzo senz'anima, il quartiere dello sballo low-cost ridotto a sfogatoio

I residenti storici sono ormai messi all'angolo da orde di adolescenti che fanno di strade e piazze la loro perpetua pista da ballo. E qualcuno pensa di migliorare la situazione costruendo condomini di lusso

Un ragazzo porta in spalla uno stereo dal quale esce musica a tutto volume, seguito da un codazzo di amici festanti. Non è la scena di una sit-com americana ambientata negli anni ‘90, ma quanto si può “apprezzare” guardando uno dei tanti video-denuncia prodotti dagli esasperati residenti di San Lorenzo, quartiere della malamovida romana per eccellenza. Non importa quando sia successo (in un sabato sera di pieno inverno, giusto per la cronaca) perché scene come questa tra piazza dell’Immacolata, via dei Sabelli, largo degli Osci e via degli Ausoni sono all’ordine del giorno (anzi, della notte) da oltre dieci anni.

Ma il divertimento, per chi a San Lorenzo non è nato e cresciuto, è cambiato molto: le strade intervallate dai “baretti”, da minimarket e dai locali, spesso e volentieri gestiti da associazioni culturali che vendono cibo e bevande, sono ormai fiumi in piena alimentati da adolescenti. Si è passati dagli universitari con lo spritz in mano e tanta voglia di mettersi alle spalle l’ultima sessione estiva di esami, a gruppi sempre più numerosi e agitati di ragazzini intossicati anche da un biennio di pandemia: lockdown, coprifuoco, distanziamento sociale, divieti, orari scolastici sballati che azzerano gli impegni fuori dalla classe come sport, musica, la comitiva sotto casa. E se fino a qualche tempo fa il disagio per i residenti era, se vogliamo, "ridotto" al periodo della bella stagione e in determinati luoghi del quartiere, adesso non ci sono più limiti: è sempre festa, anche in pieno inverno, in qualsiasi piazzetta o strada. 

Sì, a San Lorenzo esistono e resistono realtà che da anni provano a fare cultura, offrire servizi e spazi di condivisione che vadano oltre: dai centri sociali alle associazioni sportive, passando per le piccole librerie indipendenti affogate dai debiti che nonostante tutto organizzano rassegne letterarie e presentazioni con l’autore. Ma a San Lorenzo i giovanissimi che si attaccano disperatamente al presente sono attirati dallo sballo low-cost, dal cocktail a 2 euro, dalla birra sempre in fresco nell'alimentari aperto fino a tardi: sono loro, per lo più i liceali, i padroni del quartiere e anche dell’alba che si porta via la notte e il sonno dei residenti. "Calano" a San Lorenzo da tutta Roma per bere in strada e ascoltare musica a tutto volume da uno stereo, se non proprio amplificata da un altoparlante piazzato ai piedi della chiesa. E se arrivano 7 volanti dei Carabinieri, come successo di recente, il problema non c’è: perché non possono fare nulla. 

Non lo dice chi scrive, lo dice la cronaca. Lo dicono i residenti che ormai quasi si chiamano per nome con gli operatori del 112. “Se c’è la musica, se ci sono gli schiamazzi, non arriva nessuno. Se scatta la rissa, sì”. Il che succede spesso, quindi alla fine è frequente che qualcuno in divisa intervenga. Quando va bene per qualche “pizzone”, quando va male per una coltellata.

E allora viene da pensare che a San Lorenzo regni ormai da tempo la regola del “vale tutto”. La regola dell’impunità. Si fa pipì sui portoni, ci si arrampica oltre la cancellata della chiesa, si ribaltano i motorini parcheggiati, si rompono i vetri delle auto, si scarabocchiano i muri (perché un conto sono i “writers”, un conto quelli che imbrattano), si balla la techno pompata dallo stereo di una minicar in 100 tutti assembrati senza mascherine sotto le finestre: siamo minorenni, se interviene la Polizia la situazione degenera e non conviene a nessuno. Facciamo quel che ci pare. Neanche le tante denunce presentate in commissariato, con foto e video allegati, sembra servano a smuovere la situazione. 

san Lorenzo

Possono farlo perché da anni San Lorenzo è al centro di un'opera di restyling sociale sistematico: agli storici residenti e ai loro figli si vogliono sostituire altri nuclei, da piazzare negli edifici nuovi di zecca fatti di vetro e ferro realizzati al posto di storiche fabbriche dismesse, dotati di ogni comfort e tecnologia. Nelle ambizioni dei gruppi immobiliari ci andranno a vivere liberi professionisti e giovani coppie. E' la gentrificazione, già abbondantemente in atto in altri quartieri di Roma (vedi il Pigneto) e prossima a farsi sentire prepotentemente anche altrove, come a Centocelle. Ma l'effetto che viene dato dal tentativo di "pulizia" dell'immagine di un quartiere come San Lorenzo, nelle condizioni in cui si trova oggi, è lo stesso che otterrebbe un’ottantenne segnata da rughe profonde che esagera con il fondotinta, il mascara e il rossetto. O di un suo coetaneo uomo, ormai calvo, che si stira gli ultimi due peli rimasti tingendoli di rosso. Fa impressione, non ha logica e stride terribilmente con la realtà dei fatti. 

Come si può pensare di trasformare in meglio un quartiere chiudendone gli spazi sociali più rilevanti da una parte e concedendo dall'altra a rotta di collo licenze per l’ennesimo minimarket sempre aperto? O lasciando interi quadranti in balìa del degrado, dove magazzini abbandonati e fatiscenti, proprietà di società fallite, diventano ricovero per tossicodipendenti e disperati di cui la città si accorge solo quando ci scappa il morto? Finita la sfilata in pieno giorno, il lavoro della politica viene considerato svolto. Come quello dei tavoli aperti e chiusi con prefetti, vigili, protezione civile, pompieri, comitati, negozianti, studenti e compagnia bella: l’esaltazione della teoria, dell’impegno preso, dell’intenzione affidata al giornalista di turno. Tanto poi di notte il lavoro sporco lo fanno il 118, la Croce Rossa, Caritas, Sant’Egidio e tutti coloro che, per esempio, svolgono servizio con chi vive nei camper di fronte al Verano o a largo Passamonti. 

San Lorenzo, dunque, è rimasta senz'anima ed è stata relegata al triste ruolo di sfogatoio adolescenziale, forse per alleggerire pian piano tutto il resto della città, magari anche dando modo al distinto signore in pensione che nel quartiere vive in affitto da 40 anni di credere che non ci sia più nulla di buono per lui da quelle parti, che gli spazi autogestiti in locali occupati perché inutilizzati da anni, dove vengono garantiti servizi a costi popolari se non azzerati, alla fin fine siano della stessa pasta di quella roba brutta fatta di ragazzini ubriachi molesti che imbrattano i muri e lo tengono sveglio fino al mattino per quasi 12 mesi l'anno. 

E magari tra qualche tempo quel distinto signore in pensione getterà la spugna, decidendo di andarsene altrove, facendo spazio ai single liberi professionisti e alle giovani coppie che tra dieci anni vivranno nella San Lorenzo 3.0, tra appartamenti domotici e studentati a cinque stelle eretti come cattedrali nel deserto. Di ciò che rappresentava questo quartiere un tempo, tra poco, non rimarrà più nessuno a ricordarsene. 

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