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Foto Facebook Communia

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Riqualificazione Lucani, Communia: "Scavalcate le esigenze del territorio, non ce ne andremo"

Lo spazio sociale di via dello Scalo di San Lorenzo 33 esprime la sua posizione in merito al progetto avanzato da una cordata di proprietari delle aree, al di fuori del percorso partecipato del Comune

Sulla riqualificazione di via dei Lucani, parla Communia, lo spazio sociale di via dello Scalo di San Lorenzo 33. Sull'area, abbandonata da anni, l'amministrazione capitolina ha avviato nell'aprile del 2019 un avviso pubblico per arrivare alla definzione di un progetto di riqualificazione a "verde e servizi", in buona parte privati, che coinvolgesse i proprietari delle aree e la cittadinanza con un percorso partecipato. Non avendo riscontrato il 75 per cento delle adesioni, il Campidoglio ha avviato l'iter per l'esproprio. Pochi giorni fa una cordata di proprietari ha presentato un progetto alternativo che prevede anche residenze. Communia si trova proprio all'interno di quest'area. Di seguito alcuni stralci del loro intervento. 

Noi, la comunità di Communia, siamo su via dello Scalo San Lorenzo da otto anni ormai. Da molto prima che il femminicidio di Desirée Mariottini portasse l’area dei Lucani all’attenzione di istituzioni, politica, organi d’informazione e arrivisti di vario genere, lanciatisi in modo rapace su un’area che fino a poco prima era abbandonata a se stessa e avvolta dal disinteresse totale. In quei mesi, in quegli anni in cui volavano le lamiere dai tetti dei baraccati, crollavano muri e l’area diventava un punto di concentrazione di un mix di marginalità sociale, disperazione e criminalità, nessuno ha manifestato alcun interesse.

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Noi abbiamo preferito rispondere con autogestione, solidarietà e comunità per indole, ma anche per la profonda consapevolezza di quale fosse il gioco nel quale ci trovavamo. Già tre anni fa, mesi prima dei tragici fatti avvenuti nella zona, avevamo infatti ben chiaro che l’abbandono e la latitanza dei proprietari non fossero casuali, ma funzionali a spianare la strada ad un progetto speculativo che, in combinazione con quello che da lì a breve si sarebbe concretizzato nell’adiacente ex Dogana, avrebbe cambiato per sempre il volto dell’area e di un intero quadrante della città. Creare insicurezza e degrado per far sì che la cittadinanza esasperata accetti qualsiasi ipotesi, anche la più squallida delle speculazioni, pur di non rimanere con baracche fatiscenti e crollanti.

A tre anni di distanza, i fatti recenti ci confermano che avevamo ragione. Il Comune di Roma ha infatti lanciato più d’un anno fa un percorso di rigenerazione dell’area con precisi parametri che prevedevano spazi verdi e servizi per la cittadinanza. Un percorso che passasse anche dal confronto con il territorio e dalla partecipazione. Noi, insieme a molte altre associazioni e cittadini/e, abbiamo partecipato al percorso di progettazione partecipata della Libera Repubblica di San Lorenzo. Per mesi, decine di cittadini/e, associazioni, artigiani dell’area, professionisti ed esperti del settore, hanno discusso, immaginato, disegnato, espresso i propri bisogni e i propri desideri. Decine d’incontri pubblici e pubblicizzati, aperti al quartiere. Quel che ne è venuto fuori è stato un progetto splendido, un’inversione di marcia determinata rispetto all’idea che San Lorenzo sia la “gallina dalle uova d’oro” del mattone, dei mini-loft, della speculazione.

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Un progetto cui mancava tuttavia l’adesione dei proprietari della zona. In effetti, col verde ed i servizi pubblici le tasche s’ingrossano ben poco. E dunque, ancora una volta i proprietari sono stati introvabili, latitanti, silenziosi. Salvo poi comparire qualche giorno fa, accompagnati da un codazzo di avvocati, architetti, sostenitori ingenui o complici e addirittura dalla Presidente del Municipio. In questi mesi d’iniziative pubbliche ed aperte non abbiamo mai avuto notizia dell’intenzione, da parte dei proprietari, di presentare un progetto. Non abbiamo avuto notizie di assemblee aperte che abbiano concepito quel che è stato presentato. Persino qualche settimana fa, alla presenza della Sindaca e dell’Assessore all’Urbanistica, i sostenitori del progetto dei proprietari facevano orecchie da mercante, senza calare le carte che avevano in mano. 

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Quel che noi abbiamo visto sono mini-loft, palazzi di otto piani, strade, parcheggi interrati; e qualche aiuola, una bella piazza ipogea con vista sul parcheggio e dei non meglio caratterizzati “box per gli artigiani”, ai pianterreni dei lussuosi palazzi di mini-loft, il cui valore sarà forse avvicinabile per i grandi artisti ma difficilmente per un piccolo falegname. E poi lo “spazio per le associazioni” di 250 mq, circa un terzo di un’area di rigore. Insomma, l’ennesimo pezzo del percorso di gentrificazione di San Lorenzo, che porterà all’ulteriore espulsione delle fasce meno abbienti dei residenti. 

Quel che è certo è che il progetto, al di là della retorica trionfalistica e della retorica da bravi mercanti che devono vender la loro merce, non accoglierà in alcun modo le esigenze del territorio. Non accoglierà le associazioni sportive del territorio che di soldi per costosi “spazi sportivi polivalenti privati” ne hanno pochi, non accoglierà i coraggiosi artigiani della zona che da anni sono stati con noi gli unici custodi dell’area. Perché i costi saranno troppo elevati e perché nessun mini-loft che sorge sopra la rumorosa bottega d’un falegname sarà vendibile. Non accoglierà le associazioni del territorio che in 250 mq al massimo potranno giocare ai quattro cantoni. E non accoglierà noi di Communia che, senza esser stati minimamente interpellati, abbiamo visto due bei palazzoni nuovi scintillanti nel punto dell’area dove attualmente si trova il nostro spazio.

Potremmo qui tornare a snocciolare quanto fatto in otto anni su via dello Scalo. Potremmo parlare delle iniziative di pulizia, illuminazione e messa in sicurezza della strada, sostenute coi nostri fondi dinanzi alla colpevole assenza dei proprietari. Potremmo parlare dell’aula studio che, nel mezzo d’una pandemia, ancora garantisce il diritto allo studio in tutta sicurezza a decine di studenti. Potremmo parlare della scuola d’italiano per migranti, della sartoria autogestita per rifugiati, dei corsi di teatro, dello sport, delle iniziative culturali, delle raccolte di beni di prima necessità, delle consegne di cibo ai più bisognosi nel corso della pandemia. Potremmo parlare di tutto ciò che di bello e positivo abbiamo portato a San Lorenzo. Ma non lo faremo. Perché lo facciamo da anni e il risultato è stato vederci soppiantati dai mini-loft nel progetto dei proprietari.

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Communia non può esser cancellata via tramite un disegnino presentato in pompa magna da uno stuolo di imbonitori. L’area dei Lucani non può diventare l’ennesima occasione di profitto per proprietari irresponsabili e speculatori. San Lorenzo non può continuare ad essere il bed and breakfast di Roma, fatto di mini loft, affitti alle stelle e residenze temporanee.

Sul fatto che queste terribili ipotesi non si realizzino vigiliamo e vigileremo ogni giorno. Ci auguriamo che sulla strada del dialogo e dell’onestà si possa tornare quanto prima, in quanto non siamo disposti a sostenere un dibattito fondato su progetti realizzati in gran segreto, macchinazioni e proclami. Perché l’unica alternativa al ritorno a un dibattito chiaro ed onesto, che consideri realmente le esigenze del territorio e includa le sue realtà sociali e solidali, sarà mettere in campo le famose ruspe che Salvini propose tre anni fa.

Sarebbe buffo se a farlo dovessero essere il PD che amministra il Municipio o il M5S che amministra il Comune. Ma, in effetti, sarebbe l’unica possibilità, se l’ipotesi è sostituirci coi mini loft. Perché non lasceremo l’area dei Lucani in mano agli speculatori, consegnando le chiavi come dei bravi inquilini indesiderati pronti a finire sotto i ponti. La nostra casa, la casa della San Lorenzo solidale, è a via dello Scalo 33. E lì resterà.

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