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I giovani in piazza rivolti contro le finestre dei residenti durante il lancio di bottiglie

I giovani in piazza rivolti contro le finestre dei residenti durante il lancio di bottiglie

San Lorenzo, la movida diventa "guerriglia": lancio di bottiglie contro le finestre dei residenti

Nel quartiere il "modello" fatto di controlli mirati e straordinari si è arenato. La presidente del II Municipio: "Serve presidio forze dell'ordine"; FdI attacca: "Zona franca per incapacità"

Notte di follia a San Lorenzo dove il rimprovero di una residente, esasperata dalle urla e dagli schiamazzi della movida in piazza, ha scatenato un fitto lancio di bottiglie contro le finestre della palazzina che da su largo degli Osci: proprio nel cuore del quartiere tra quelli di Roma in cui la vita notturna è più accesa. 

La  movida folle di San Lorenzo: lancio di bottiglie contro i residenti

Svuotato dal lockdown a San Lorenzo mancano gli universitari, ma non gli avventori di bar e locali notturni: così le piazze sono tornate gremite di giovani, affollate e chiassose. Troppo per i residenti. La sera scorsa il richiamo ad abbassare i toni con la movida che si è trasformata in una sorta di “guerriglia” urbana. Tutto ripreso con gli smartphone e finito sui social. 

Così San Lorenzo è finito nuovamente nell’occhio del ciclone. Si perchè di quel “modello” fatto di divieti, controlli mirati e straordinari, proposto nei mesi seguenti la tragica morte della giovane Desiree Mariottini, da tempo si sono perse le tracce. San Lorenzo è tornato fuori controllo.

Parlano i residenti: “Costretti a finestre chiuse”

“La movida è diventata un problema dal 2005, da quando è stata pedonalizzata piazza dell’Immacolata. Da ormai quindici anni a questa parte - racconta Berardo Gentile, che da quella zona se ne è andato da qualche mese - abbiamo vissuto con le finestre sempre chiuse, anche d’estate. L’unica soluzione, per quanto mi riguarda, è stata vendere casa. Anzi - dice - svendere. Un lancio di bottiglie così si era verificato anche in passato: è assurdo che i residenti debbano anche tacere i propri malumori. Avevano detto che dopo quella tragedia (la morte della 16enne ndr.) sarebbe cambiato tutto, invece qui è sempre peggio”. 

Il Municipio II chiede presidi e attenzione: “Nostre richieste cadute nel vuoto”

“Una degenerazione inaccettabile” - è perentoria la presidente del II Municipio, Francesca Del Bello. La richiesta di una convocazione del Tavolo per l’Ordine e per la Sicurezza inoltrata al Prefetto a fine giugno è rimasta lettera morta. “Le notti di San Lorenzo non sono gestibili senza un presidio delle forze dell’ordine, è così anche a Piazza Bologna - spiega la minisindaca. “La cosa grave è che l’osservatorio territoriale per la sicurezza del nostro territorio, che avrebbe dovuto gestire le criticità legate alla movida ma anche ai roghi tossici, non viene convocato da sette mesi. Noi come municipio stiamo cercando di delocalizzare la concentrazione antropica a San Lorenzo e Piazza Bologna offrendo delle alternative: dieci piazze del territorio a disposizione di tutti con attività culturali, controllate e nel rispetto delle prescrizioni, fino al 31 ottobre per una ‘sana movida’.”.

Dieci piazze per “delocalizzare” la movida

Le più vicine alle zone clou della movida sono: Piazzale Verano, Largo Passamonti, Villa Massimo e Villa Mercede. "Stiamo anche coinvolgendo le attività commerciali: non tutte vanno condannate, anzi se messe in condizione di lavorare possono rappresentare un vantaggio per il tessuto economico e produttivo del territorio”.

L’accusa del centrodestra: “San Lorenzo zona franca per incapacità”

A San Lorenzo però bisogna agire in fretta: c’è in ballo la vivibilità di un’intera zona, già in parte vessata dallo spaccio e da grandi spazi di abbandono. “La situazione movida li è fuori controllo, questo è il frutto delle politiche buoniste del centrosinistra e di quella pedonalizzazione attuata contro la volontà dei residenti che ha costretto San Lorenzo - commenta Holljwer Paolo, consigliere di FdI - a convivere con risse, degrado e spaccio di sostanze stupefacenti. L’incapacità di chi amministra l’ha ridotto ad una zona franca”.

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