Giovedì, 18 Luglio 2024
Nomentano Bologna / Via Como

L'impianto di via Como è pronto ma il collaudatore fa muro. Lo scontro può finire alla Corte dei Conti per danno erariale

La struttura di via Como è stata affidata tramite bando a una società sportiva, che non può prendere le chiavi perché manca l'ultimo step. La mini sindaca Del Bello su tutte le furie: "Il Comune perde 65mila euro l'anno di affitto"

Si profila uno scontro totale tra politica e uffici riguardo alla mancata apertura dell'impianto sportivo di via Como. La presidente del II municipio, Francesca Del Bello, ha già chiesto due volte al sindaco Roberto Gualtieri di ottenere i poteri sostitutivi e bypassare Marco Simoncini, ex direttore del municipio di via Tripoli e oggi responsabile dei collaudi per Roma Capitale. Il motivo? Venti mesi trascorsi dalla nomina del dirigente senza che nulla si sia mosso per permettere la consegna definitiva del bene di proprietà comunale. 

La storia infinita dell'impianto di via Como

La storia ormai è più che nota, soprattutto ai residenti del quadrante Nomentano-Bologna. L'impianto sportivo di via Como è il risultato di un accordo tra Comune e C.A.M. Spa, società che ha realizzato tra il 2009 e il 2012 un parcheggio interrato da 300 posti nell'ambito del Piano Urbano Parcheggi (PUP). Solo nel 2019 venne approvato il progetto definitivo della struttura e ci sono voluti altri due anni per vedere iniziato il cantiere per l'effettiva realizzazione. Nel 2022 il Ii municipio ottenne la proprietà, passaggio al quale seguì l'avviso pubblico per affidare la gestione della struttura. A spuntarla è stata la società sportiva dilettantistica M45, che non può però accedere agli spazi per completare alcune opere necessarie: mancano i collaudi. 

Nessun collaudo da quasi due anni

Collaudi che sono stati affidati a ottobre 2022 a Marco Simoncini, ex direttore del II municipio, passato al dipartimento lavori pubblici di Roma Capitale. L'amministrazione municipale auspicava la possibilità di consegnare in maniera anticipata il bene alla società concessionaria (per 25 anni), mentre nel frattempo gli uffici si sarebbero prodigati nel portare a termine i collaudi entro la metà del 2024. Niente di tutto ciò: secondo quanto denuncia la stessa presidente del municipio, Francesca Del Bello, Simoncini avrebbe iniziato un muro contro muro fatto di continue richieste di documentazione e certificazioni che stanno allungando irrimediabilmente i tempi. 

Perché l’impianto sportivo di via Como viene consegnato con i collaudi ancora in corso

La minisindaca Pd chiede i poteri sostitutivi

"La misura è colma, sono quasi fuori di me - esordisce al telefono Del Bello, al secondo e ultimo mandato a via Tripoli -. Il 18 giugno ho scritto a Gualtieri, all'assessore alla mobilità Patanè, all'assessora ai lavori pubblici Segnalini e al direttore generale di Roma Capitale chiedendo ufficialmente l’esercizio dei poteri sostitutivi, perché Simoncini non fa né il collaudo né l’apertura anticipata". La tabella di marcia comunicata dal municipio prevedeva l'apertura della piscina per questa estate e l'inizio dei corsi sportivi da settembre, ma oggi è da considerare tutto in fortissima discussione.

"Aspetto il 9 luglio, dopodiché vado alla Corte dei Conti"

"Il concessionario è pronto, ma non può accedere all'impianto - prosegue Del Bello -. Subito dopo l’aggiudicazione chiedemmo l’anticipazione della consegna per per permettere la realizzazione degli allestimenti interni, della copertura e di altre opere necessarie. È una cosa che deve avvenire rapidamente prima del collaudo e invece Simoncini ha complicato anche questa fase. Sta scrivendo lettere assurde, chiedendo anche più volte gli stessi documenti. Se entro il 9 luglio non avviene la consegna al municipio o il collaudo,  farò un esposto alla Corte dei Conti per per danno erariale dovuto al deperimento di un bene di proprietà pubblica. Simoncini ha piena responsabilità di quanto succederà". Anche l'assessore allo sport del II, Rino Fabiano, si schiera al fianco della sua presidente: "Dal punto di vista di chi governa - commenta - non si può accettare una situazione del genere. L’atto della presidente è dovuto. In una logica di lealtà istituzionale, da assessore mi aspetto che Gualtieri faccia lavorare i suoi uffici come si deve". 

Un danno economico per la collettività

Anche perché la mancata operatività dell'impianto di via Como comporta una perdita economica per le casse comunali: "Sono 65mila euro l'anno di affitto - conclude Del Bello -, somma alla quale si deve aggiungere la richiesta di risarcimento da parte della C.A.M. Srl, che ha dovuto custodire l'impianto a sue spese data l'assenza di collaudo e l'impossibilità di cederlo alla società concessionaria". Passano i mesi e la storia di via Como si fa sempre più paradossale. Nel frattempo crescono le piante infestanti, gli spazi abbandonati si rovinano e nel mezzo del quartiere Nomentano si aggrava lo stato di degrado di un quadrante che da 18 anni non riesce a decollare. 

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