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Viale delle "Provincie": la pecetta corregge il cartello e sbaglia

Le targhe in marmo e i cartelli stradali "corretti" dal Comune su Viale delle "Provincie" e Piazzale delle "Provincie". La regola corrente non prevede la "i" per il plurale

La targa in marmo con pecetta


L'abolizione delle Province: da anni, ormai, un ritornello sulla bocca di politici e cittadini. A leggere i cartelli stradali messi dal Comune in zona Piazza Bologna, invece, bisognerebbe iniziare con una soppressione a monte, molto a monte. Cominciando, per esempio, dalle "i" dei plurali. Tutto il viale e la piazza adiacente sono infatti tempestati da una cartellonistica errata: viale delle "Provincie", piazzale delle "Provincie". Come si può notare dalle foto, in due casi il Comune aveva usato la grafia corretta (plurale senza la "i", cioè Province), poi, evidentemente mal consigliato da qualche "linguista", ha applicato una pecetta in gesso correggendo, e a questo punto sbagliando, la scritta sulle targhe in marmo. Soltanto il bar del piazzale (un caso o un proprietario discepolo di Dante?) usa la grafia giusta "Province".

Quella dei plurali delle parole in -cia e -gia è una questione che recentemente è stata sistematizzata stabilendo una regola fissa, proposta dal linguista Bruno Migliorini: la "i" rimane se la "c" e la "g" sono precedute da vocale, cade se sono precedute da consonante.

Quindi "camicie" e "facce", "ciliegie" e "spiagge". La dicitura "Provincie" è presente anche nella Costituzione italiana, ma è vecchia e in disuso, fino ad essere ormai sconsigliata dai dizionari. C'è da dire, insomma, che il Comune di Roma aveva anticipato i tempi, con le "Province" dei cartelli messi decenni fa. Oggi, invece, quelle targhe corrette in malo modo sembrano davvero di un'altra epoca. Pochi giorni fa, a torto o a ragione, ha fatto tanto scalpore la scritta in romanglese maccheronico ("Anderground") nella stazione metro Tiburtina: alla lingua italiana non ci pensa nessuno?

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