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Emergenza S.Camillo-Forlanini, nel 2010 duemila persone senza letto

Il Pronto Soccorso non è in grado di sostenere la richiesta di cure, per colpa dei numerosi tagli inflitti dalla Regione, accusa l'Anaao Assomed: "Meno letti uguale meno spesa"

Nel 2010 oltre 2000 persone hanno aspettato in barella, per più di 24 ore, al pronto soccorso del San Camillo - Forlanini e, per 408 persone, si stima che l'attesa media potrebbe raggiungere le 72 ore alla fine del 2011. Questa drammatica situazione è dovuta ai tagli economici sui posti letto e al blocco del turn over. A lanciare l'allarme è l'Anaao Assomed (Associazione dei medici dirigenti, ndr) dell'Azienda ospedaliera che, in occasione della manifestazione ‘3P day: Posti letto, Pronto Soccorso, Precariato’, ha organizzato una tavola rotonda dal titolo ‘Salviamo il San Camillo Forlanini – L’assistenza diminuisce, la spesa aumenta’. 
 

All'appello ha risposto il direttore generale, Aldo Morrone, che secondo quanto si legge in una nota, ha pare abbia riconosciuto la necessità di maggiori risorse, per puntare a un obiettivo ambizioso: fare del San Camillo un ospedale che operi sette giorni su sette, comprendendo in questo piano anche i reparti di chirurgia, in modo da tagliare anche le liste d'attesa. Il tutto in vista di un obiettivo strategico: quello del riconoscimento della struttura come Irccs “a conferma del ruolo di centro di riferimento nazionale, che il San Camillo da sempre svolge” aggiunge nella nota. 
 
 
“Il taglio di 300 posti letto imposto dalla Regione tra il 2005 e il 2010 - ha spiegato Bruno Schiavo, segretario aziendale dell'Anaao Assomed - penalizza sempre di più l'offerta di soccorso mentre la spesa aumenta: da 466 milioni nel 2005 a 490 milioni nel 2010, smentendo la troppo semplice equazione ‘meno letti uguale meno spesa’. Inoltre, per carenza di posti letto, il pronto soccorso si è trasformato in area di degenza. Il blocco cronico – continua Schiavo - del turn-over, poi, è stato finora arginato da personale precario: molti doveri e responsabilità, pochi diritti, crollo delle motivazioni, precarietà dell'assistenza. Ed è un paradosso che un provvedimento previsto per contenere la spesa impedisca l'assunzione di un giovane medico (costo 37 euro/ora) e costringa l'Azienda a garantire la copertura dei turni chiedendo ai medici prestazioni aggiuntive (costo da 200 a 500 euro a prestazione)”. 
 
 
"Più che affermare ‘salviamo’ il San Camillo, bisognerebbe affermare ‘rilanciamo’ il San Camillo", ha risposto il Dg Aldo Morrone: “La mia idea è che in collaborazione con i sindacati, ed anche con chi non è rappresentato da un’organizzazione sindacale, vengano portate avanti battaglie comuni. Chiediamo quindi risorse ma con obiettivi chiari. Questo significa iniziare a offrire prestazioni sette giorni su sette. Per questo ho predisposto un progetto obiettivo chiedendo risorse aggiuntive". 
 
 
L’appello alla collaborazione è stato raccolto anche dal rappresentante regionale di ‘Cittadinanzattiva’, Giuseppe Scaramazza, e dal presidente dell'Ordine dei medici di Roma Mario Falconi. (Fonte Ansa)

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