Mercoledì, 23 Giugno 2021
Monteverde

Ecco perché chiude la scuola di musica di Donna Olimpia

Alla base dell’interruzione del servizio le stringenti norme del codice degli appalti, gli operatori: “Si poteva seguire una strada diversa”

Un’esperienza di inclusione di pazienti psichiatrici grazie agli strumenti della musica e dell'arte va verso la chiusura dei battenti: è la scuola di musica popolare di Donna Olimpia a raccontare, in una nota, le motivazioni alla base dell'interruzione del proprio rapporto con l'amministrazione dello stato. Il servizio dell’Orchestra Ravvicinata del Terzo Tipo deve essere interrotto a causa della stringente normativa del codice degli appalti che, come è noto, prevede il principio della rotazione: per gli enti pubblici è in linea di principio impossibile rinnovare indefinitamente un affidamento a una realtà di natura privata; deve invece essere promosso il più ampio ricambio negli accordi fra PA e privati.

Dopo sette anni di lavoro nel quartiere Monteverde gli incaricati della scuola scrivono: “Da più tempo le istituzioni hanno ventilato difficoltà nella prosecuzione del percorso a causa della stringente normativa del codice degli  appalti, che prevede una rotazione degli stessi al fine di evitare fenomeni concentrazione monopolistica. Nel gennaio 2019, gli organi preposti della Asl Rm1 hanno richiesto esplicitamente delle manifestazioni di interesse da parte di altre associazioni per la conduzione del progetto: sembrava la fine di ogni possibilità di partecipazione per la nostra istituzione, accompagnata peraltro da argomentazioni di solo ordine burocratico”. Intervenuta la fase della pandemia da Coronavirus è stata possibile una proroga straordinaria delle nuove attività, fino ad arrivare ai giorni attuali in cui lo stesso contratto, secondo la Asl Rm 1, non è più rinnovabile agli operatori.

"Dopo sette anni di lavoro la nostra esperienza di orchestra integrata fra musicisti professionisti e pazienti psichiatrici volge al termine, per ragioni indipendenti dalla nostra volontà", dichiara a Roma Today Emanuela de Bellis, psicoterapeuta e operatrice del progetto: "Era un percorso molto vivo nato dall'idea che l'accesso alla musica debba essere un valore per tutti. Abbiamo investito tempo e risorse senza mai risparmiarci, per mantenerci fedeli a un'idea radicale di arte come linguaggio. Ogni esperienza ha una fine, non ci rammarichiamo di questo ma del processo decisionale che ha portato a questa scelta. Anche perché la legge oggi ci dice che è ammissibile un percorso diverso rispetto a quello del profitto, incentrato sul coinvolgimento attivo degli enti del terzo settore".

Operatori e attivisti hanno prospettato alle autorità competenti il passaggio dalla normativa del codice degli appalti, infatti, a quella della normativa sul volontariato: sfortunatamente, racconta la scuola, “a fronte dell’impegno e della chiarezza di intenti che sembrava reciproca, a fronte delle nostre mail di richiesta di confronto e progettazione, a fronte dell’adesione della Asl Rm1 alla nostra partecipazione a bandi di fondazioni e pubblici organismi allo scopo di ricercare ulteriori fondi per il potenziamento del progetto, ci siamo trovati a sapere che il nostro cammino non sarebbe proseguito: non dall’ente che ufficialmente si occupa dell’aspetto decisionale, non dal personale con cui abbiamo collaborato per anni, bensì da parte di  chi  è  stato  individuato come nuovo referente per  far ripartire un nuovo progetto musicale”. Sarà sicuramente un progetto bellissimo, dicono gli operatori che fanno i migliori auguri alla nuova realtà, ma “andrà perso un patrimonio di relazioni e pratiche che abbiamo portato avanti per anni”.  

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