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Municipio 12, trema il Consiglio: il presidente Di Camillo perde la maggioranza  

Undici voti favorevoli, undici contrari, un astenuto e una scheda nulla. Anche tra i colleghi Cinque Stelle c'è chi non appoggia il consigliere Di Camillo, dato il passato conflitto di interessi certificato dall'Avvocatura

Una mozione di sfiducia al presidente Di Camillo rivela la spaccatura interna ai Cinque Stelle. Frizioni e attriti interni che il nostro giornale sta raccontando da mesi, scoppiate intorno al caso del consigliere "incompatibile". Presentata dal gruppo Fratelli d'Italia, la proposta votata a scrutinio segreto si è conclusa in parità, con 11 favorevoli e 11 contrari. Tradotto: nella maggioranza pentastellata si contano tre franchi tiratori con un voto contrario, un voto di astensione e un voto nullo. Non c'è dunque solo l'opposizione, compatta, a non riconoscere più Massimo Di Camillo come presidente dell'Aula consiliare, figura per sua stessa definizione garante e imparziale. E' il fuoco amico che fa tremare il gruppo della minisindaca Crescimanno. E non certo da ieri. 

Di Camillo è stato per dieci mesi consigliere, presidente del Consiglio e titolare di un asilo nido convenzionato con il Comune di Roma, ente locale da cui ha preso sovvenzioni in maniera continuativa pur ricoprendo contemporaneamente una carica pubblica. L'Avvocatura lo ha ritenuto incompatibile ai sensi dell'art.63 del Tuel, il Testo Unico degli Enti Locali, esprimendo un parere redatto il giorno stesso in cui Di Camillo (per qualcuno con un tempismo sospetto) si è liberato in fretta e furia dalle quote della società (la Ro.ma srl).

La maggioranza lo ha sempre difeso, almeno di facciata. A blindarlo soprattutto la presidente Crescimanno (esponente di area lombardiana) e il suo cerchio "magico", di cui fa parte lo stesso Di Camillo insieme ai consiglieri Francesco Tesse, Antonella D'Angeli, Antonio Caprioli, Claudio Cardillo. Con non pochi malumori, sia tra gli eletti che tra gli attivisti. Questi hanno più volte accusato il presidente dell'Aula di scarsa trasparenza per non aver informato la base del responso dell'Avvocatura, negandone addirittura l'esistenza.  

Duro il commento a margine dei consiglieri di FdI, Giovanni Picone, Francesca Grosseto e Marco Giudici. "Abbiamo un presidente bollito che non gode più della fiducia dell’aula e della sua maggioranza. E’ bene che si dimetta e lasci spazio a chi apprezza il ruolo istituzionale e non ha velleità particolari né ambisce a piazzarsi sulla poltrona, perchè ci sono altri esponenti del M5S graditi dalla maggioranza dei consiglieri che saprebbero ricoprire quel ruolo usando correttezza ed imparzialità. Invitiamo altresì la presidente Crescimanno a tornare sul territorio che ha abbandonato da tempo perché troppo intenta a tutelare Di Camillo. Una scelta che trasformerà ogni seduta del consiglio in un Vietnam, con esponenti di maggioranza pronti all’imboscata ed a bloccare o rallentare i lavori d’aula. Lei e il suo cerchio magico farebbero bene a mollare la presa e a pensare al bene dei cittadini, anziché a quello dei propri compagni di partito, anche perché così facendo oggi trema il consiglio, ma domani toccherà alla Giunta". 


 

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