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Venerdì, 14 Giugno 2024
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Malagrotta: per la bonifica della discarica arrivano 250 milioni dal Governo

Per evitare le sanzioni dall'Europa la Regione ha chiesto al Consiglio dei ministri le risorse per la "messa in sicurezza ed il capping" del sito. Le operazioni dovranno terminare entro il 2025

E’ stata chiusa nel 2013, durante l’amministrazione Marino. Ma la bonifica e la copertura della discarica di Malagrotta, per trent’anni il sito dove venivano conferiti i rifiuti dei romani, non è mai partita. E per questo si rischia una pesante sanzione da parte della Corte di giustizia europea.

La richiesta dei fondi

Per evitare la procedura d’infrazione, la regione Lazio ha deciso di rompere gli indugi. E preso atto delle difficoltà finanziare della E.Giovi srl, la società proprietaria della discarica, ha inoltrato al governo una “richiesta di finanziamento”, da prendere dal Fondo sociale europeo, pari a “249.976.321,28 euro”.  Però al fine di non perdere il cospicuo finanziamento è necessario chiudere l’iter amministrativo entro la fine del 2022.

Pertanto, “per il rispetto dei tempi”, la progettazione definitiva” dovrà essere “consegnata dall’amministrazione giudiziaria della E.Giovi in giugno luglio. A mettere nero su bianco la tempistica, con un documento inviato anche alla regione, ha provveduto un ufficio del sottosegretario di stato per gli affari europei, la cosiddetta “struttura di missione per le procedure d’infrazione”.

La tempistica per i lavori

Per non perdere altro tempo, visto che i lavori a Malagrotta “trattandosi di risorse FSC 2020-2024, dovranno essere conclusi, collaudati e rendicontati entro il 31 dicembre 2025” occorre procedere a tappe forze. Per questo la regione Lazio, “preso atto delle difficoltà rappresentate da Roma Capitale nell’assumere il ruolo di ‘Soggetto Attuatore’dell’intervento in questione” ha deciso di puntare su un “Commissario unico”. Una figura che si è deciso di individuare in Giuseppe Vadalà, generale di brigata dei carabinieri forestali, che è chiamato ad operare con l'ausilio di “una task force altamente specializzata”.

La bonifica ed il capping

Quali sono però gli interventi da realizzare con i 250 milioni di euro richiesti? A  Malagrotta sono tante le operazioni da mettere in campo. Servono nuovi pozzi per estrarre il percolato; ne va creata una rete di raccolta, con la realizzazione di depositi temporanei. Poi, il percolato, va trattato. Questo per quanto riguarda la bonifica. Terminate queste operazioni si deve quindi procedere con il capping, vale a dire con la copertura superficiale finale e la sistemazione ambientale dell’ex discarica.

Una procedura in danno

Il lavoro da mettere in campo, entro il 2025, è quindi imponente. Ma per evitare l’infrazione è previsto che si faccia con delle risorse pubbliche anche se, la E.Giovi, è una società privata, legata alla famiglia Cerroni. Ma “questi fondi per la bonifica saranno reclamati in danno al proprietario di Malagrotta secondo il principio di chi inquina, paga” ha dichiarato Stefano Vignaroli, che da  presidente della commissione Ecomafie, ha promesso “di seguire con attenzione l’iter e l’impiego dei fondi”. La buona notizia è che, parafrasando le parole dello stesso Vignaroli, è stato finalmente compiuto “un passo concreto per salvaguardare cittadini, ambiente e salute”. Il percorso, però, è lungo e dovrà procedere a tappe forzate. 

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