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Monteverde

Elezioni Municipio XII 2021: intervista a Giulia Pezzella, candidata presidente per Roma Ti Riguarda

Insegnante precaria di 50 anni, è responsabile della rete Sportello Popolare di Roma

Insegnante precaria, è attiva nel sociale non solo nel territorio del XII Municipio ma anche in tutta Roma e durante il lockdown è stata tra gli animatori della Rete Solidale Monteverde per il sostegno di un centinaio di famiglie in difficoltà: Giulia Pezzella, 50 anni, è la candidata della lista "Roma Ti Riguarda", creata da Paolo Berdini, per la presidenza del territorio di Monteverde. 

Cosa l'ha spinta ad accettare la candidatura a presidente con la lista di Paolo Berdini?

"Meglio pubblica, meglio ecologica, meglio solidale: questa è la città che Paolo Berdini ha in mente. Da otto anni con lo Sportello Popolare abbiamo sostenuto esattamente le stesse cose, declinandole in particolare sul diritto all'abitare e sulle politiche sociali. Ci siamo opposti alla dismissione del patrimonio pubblico, alle continue privatizzazioni, ci siamo spesi in supporto e tutela di quanti non avevano casa e lavoro e abbiamo contrastato le speculazioni o i tentativi di speculazione che hanno coinvolto il nostro territorio. Abbiamo praticato la solidarietà e il mutualismo, proponendo pratiche alternative a quelle del mercato; durante il lockdown siamo stati i primi ad attivare la Rete Solidale Monteverde, costruendo una rete autonoma di raccolta e distribuzione di generi alimentari. Convinti dell'assenza di spazi aperti al territorio, abbiamo dato vita allo Spazio Popolare Camilla che è diventato un punto di riferimento nel nostro quartiere: un luogo di confronto, di attività politica e culturale, ma anche ludico ricreativo. Uno spazio aggregativo antifascista e di resistenza a una società che non ci piace, nel quale sono i benvenuti tutti quelli che si riconoscono nei principi sostenuti dalla nostra Costituzione. Siamo entrati a far parte dell'Arci, caratterizzandoci sui temi dell'antiproibizionismo, di cui sono una convinta sostenitrice. Amo la mia città e in particolare il mio Municipio e soffro in prima persona i problemi che hanno coinvolto la maggior parte dei suoi abitanti e di quanti abitano a Roma: la perdita del lavoro, il doversi districare nel crescere da sola un figlio, la cura per i familiari più fragili, la necessità di avere un alloggio dignitoso. Il progetto costruito insieme a Paolo Berdini ripensa la nostra città per rispondere a tutti questi bisogni: recuperare tempo e vita per tutti, non solo per alcuni e quindi la mia adesione è stata la prosecuzione naturale dell'attività politica che già facevo".

Partiamo da un tema che è stato per alcuni giorni al centro del dibattito elettorale coinvolgendo anche i candidati sindaco Raggi e Gualtieri: il giardino Gianni Rodari a Monteverde Vecchio. Cosa può e deve fare un’amministrazione municipale per evitare che un luogo appena riqualificato, sprofondi così velocemente di nuovo nel degrado?

"La vicenda di quello spazio dedicato a Gianni Rodari mi coinvolge direttamente: era un amico di famiglia e quando frequentavo la quinta elementare alla Crispi la mia classe partecipò a un progetto lungo un anno con lui, Lele Luzzatti e un gruppo di giovani attori. Come spesso avviene, purtroppo, una volta fatta l'inaugurazione di uno spazio, soprattutto se libero, all'aperto, poi viene dimenticato. Cosa fatta capo a. Intanto penso che sia necessario far partecipare il territorio ai progetti, anche quando si tratta di fare un intervento come quello di piazza Quinto Cecilio: in questo modo diventerebbe un po' più di tutti. Credo che poi la Pubblica Amministrazione non deve solo intervenire per recuperare gli spazi, ma li deve anche manutenere per dare il buon esempio. L'azzeramento del servizio giardini, con conseguente mancanza di pulizia e di gestione ordinaria delle aree verdi, è forse la principale causa di fenomeni come quelli denunciati al quale si aggiunge lo scarso senso civico diffuso e di tutela del bene comune. Il primo punto è di facile soluzione: ripristinare il servizio giardini vorrebbe dire curare il verde pubblico e creare posti di lavoro per contrastare il degrado; ricostruire il senso civico e il valore dei beni comuni è invece più complicato. Da una parte è necessario dare l'esempio, ma dall'altra è fondamentale riportare la scuola e l'istruzione pubblica al centro delle decisioni politiche, perché è attraverso la scuola che si educa alla cittadinanza: se si continua con politiche che tagliano la spesa della scuola o con investimenti finalizzati solo all'informatizzazione, qualsiasi discorso è inutile. Non credo che la soluzione siano le cancellate (come per esempio nel giardino a piazza Forlanini): noi vogliamo una città a dimensione umana, non un carcere a cielo aperto. Poi mi sembra curioso che nulla si sia detto della scalinata che da Piazza Quinto Cecilio porta a via Fonteiana: perennemente sporca, con perdite d'acqua quasi costanti, impraticabile per chi ha un passeggino o una bicicletta. E viale di Villa Pamphilj ha i marciapiedi di lunghi tratti occupati dalle macchine: seppur fatti da più tempo, perché devono essere abbandonati?"

Villa Pamphilj è un patrimonio storico, ambientale e architettonico inestimabile per il XII Municipio e per tutta Roma: quali sono le politiche da mettere in campo per debellare il vandalismo e il degrado che ciclicamente la coinvolgono?

"Se non parte il decentramento amministrativo il Municipio ha competenze limitate sui parchi storici. Detto questo, ancora una volta credo che il primo passo debba essere fatto dalla Pubblica Amministrazione: villa Pamphilj è un bene prezioso per la nostra città e dovrebbe essere un vanto del nostro Municipio. Invece non solo è abbandonata a sé stessa, ma sono stati spesi soldi pubblici per ristrutturare alcune delle meravigliose cubature che vi sono all'interno (addirittura con istallazione di videocitofono) e poi sono state lasciate inutilizzate. È un'area verde enorme senza servizi e l'ultimo bando fatto era impraticabile per la maggior parte delle associazioni territoriali interessate alla loro gestione. Risultato: sono sempre più nell'abbandono. Dopo il primo periodo di lockdown, quando uno dei temi da affrontare era quello di reperire spazi per l'istruzione, per esempio, io stessa ho sollecitato il governo del Municipio a richiederne l'utilizzo come scuole: sarebbe stato un progetto meraviglioso e oggi potremmo avere almeno alcuni istituti finalmente a dimensione dei ragazzi e della didattica. Quelle cubature potrebbero diventare anche aule studio, luoghi aperti alla cittadinanza con funzioni differenziate e diventerebbero anche posti di lavoro: da servizi di ristorazione con prezzi calmierati, a biblioteche per bambini all'aperto, ma anche un centro di educazione ambientale e cinofila. E bagni diffusi, assolutamente necessari".

Da Massimina alla Pisana, da Pantano di Grano a Bravetta, quali sono i suoi progetti per riqualificare le periferie del Municipio, aumentandone servizi, collegamenti e luoghi di aggregazione e cultura?

"Il nostro Municipio è composto da realtà completamente diverse tra loro e le zone più periferiche sono quelle che maggiormente soffrono dell'assenza di collegamenti pubblici efficienti. È facile in periodo elettorale promettere soluzioni mirabolanti che vengono poi accantonate il giorno dopo i risultati delle votazioni. Il tema principale è: quale città ci immaginiamo? Io da sempre nella mia attività sul territorio mi sono spesa per una città più umana, più giusta a partire dal rispetto per la dignità di ciascuno e non l'ho fatto a parole, ma con i fatti. Aumentare i servizi, i collegamenti e i luoghi di aggregazione e cultura sono ovviamente gli obiettivi prioritari e devono essere realizzati con interventi che tutelino l'ambiente: non serve continuare a costruire, basta utilizzare tutto quello che non è utilizzato o eventualmente ripristinare le cubature che per incuria non possono essere ristrutturate; i mezzi di trasporto devono essere ecologici e frequenti, devono cioè sostituire l'uso delle macchine o dei motoveicoli che troppo spesso gli abitanti di quei territori devono utilizzare. Quindi, da una parte è necessario dare servizi e dall'altro consentire gli spostamenti in tempi umani. E tra i servizi penso anche agli asili nido. Pubblici, ovviamente. Nel periodo del lockdown abbiamo consegnato la spesa solidale più di una volta a via Francesco Pentimalli: invito tutti i monteverdini ad andarci almeno una volta. È un'altra città, lasciata a sé stessa nel degrado: una cosa indecorosa e moralmente inaccettabile. Un capitolo a parte andrebbe dedicato al territorio della Valle Galeria (che insiste sui Municipi XI e XII) che dopo 40 anni durante i quali i suoi cittadini sono stati “a servizio” delle esigenze di smaltimento dei rifiuti di Roma, necessita urgentemente interventi di bonifica e di recupero ambientale, incluso il corso d'acqua che è tra i più inquinati d'Europa".

Le condizioni dei plessi scolastici del territorio, fatti salvi alcuni da poco riaperti o in parte riqualificati, non sono brillanti: cosa farà, qualora diventasse presidente, per dare una svolta decisiva nella messa in sicurezza e nell’ammodernamento delle scuole del XII?

"È questo un tema a me particolarmente caro, non solo perché penso che la scuola pubblica sia il biglietto da visita di un paese che vuole definirsi civile, ma anche perché è il contesto in cui lavoro: sono una docente precaria. La scuola è il luogo nel quale i ragazzi passano la metà della loro giornata: eppure una recente ricerca di Cittadinanzattiva denuncia che in Italia oltre 17mila classi sono fuorilegge per il numero di alunni che contengono; oltre il 50% dei plessi scolastici è privo delle certificazioni necessarie per tenerle aperte in sicurezza. I primi giorni di settembre dello scorso anno, la scuola media Fabrizio De André è stata dichiarata inagibile: peccato che i problemi dell'edificio erano noti da oltre venti anni e nulla era stato fatto per evitare che peggiorassero. Bisognerebbe intanto verificare la completezza delle certificazioni previste dalla legge e il rispetto del rapporto alunni-aule in tutto il territorio municipale. E poi è assolutamente necessario intervenire ristrutturando i bagni (sono fatiscenti in quasi tutte le scuole), controllando l'impermeabilità dei terrazzi di copertura (lo scorso anno la mia classe si è dovuta spostare perché pioveva nell'aula), rivedendo la sicurezza degli spazi esterni in base ai nuovi criteri. Le nostre scuole hanno bisogno di nuovi spazi, di laboratori, aule studio all'aperto ed è necessario operare seguendo i criteri della riconversione ecologica. Per esempio si potrebbero istallare dei pannelli solari sui tetti, garantendo in questo modo riscaldamento e magari l'acqua calda per lavarsi le mani".

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